Sled dog Day, il caso di Balto

Tra le giornate internazionali c’è anche quella dedicata ai cani da slitta.
E abbiamo pensato a un #QuattrocchiPop sul cane che ormai tutti conosciamo: Balto.

La prima cosa da sapere su Balto è che non era affatto un mezzo lupo, come viene narrato nel lungometraggio del 1995. Era un Siberian Husky, proprio come gli altri cani coinvolti nel trasporto della medicina per combattere la difterite.

La statua dedicata a Balto, però, esiste per davvero. Ed è realmente stato festeggiato come un eroe!
Peccato che Balto abbia percorso solo le ultime 55 miglia (circa 89 Km), di un percorso lungo circa 678 miglia in cui si alternarono diverse squadre. A farne 91 ci pensò il Siberian Husky Togo, il più veloce della zona.
Entrambi i cani erano di proprietà del famoso musher (conduttore di slitta) Leonard Seppala, che per i viaggi più lunghi preferiva affidarsi a Togo.
Mentre Balto era il capo slitta di un suo collaboratore, Gunnar Kasson.

L’intera squadra di cani venne sfruttata per la sua fama fino a che i tempi non si calmarono. Una volta che gli introiti sembravano non arrivare più, i cani vennero venduti a un uomo che li portò in un Museo vivente.

Lì i cani erano tenuti alla catena, maltrattati, denutriti e in pessime condizioni igieniche.
Per fortuna George Kimble decide di comprarli, e i cani vennero portati nello zoo di Broolside, a Cleveland. Dove vennero curati e tenuti fino alla fine.

Che il lungometraggio fosse romanzato era chiaro, e anche se molti dei fatti sono stati rielaborati, resta comunque una trama interessante per la sua elaborazione del concetto di diversità.
Dal voler essere accetti al dimostrare a se stessi di potercela fare, la diversità

 

 

 

Sled dog day