Il mito di Antigone: la figura femminile nel conflitto tra morale e diritto

“Dura lex sed lex” dicevano i latini.
La legge, anche se dura, è pur sempre la legge. E come tale, va rispettata.
Anche se a volte ci sembra davvero incomprensibile.

Ormai non passa un giorno senza che si debba venire a sapere di una nuova inchiesta giudiziaria.
Rapine, violenza, corruzione: la materia prima non manca di certo.
Di queste tristi vicende, però, il comune denominatore è la sete di giustizia delle vittime.
Perché è a questo che serve la legge, giusto?

Purtroppo, è capitato fin troppe volte di assistere alla rabbia di quelle persone che, entrate in un aula di tribunale per ottenere giustizia, si siano invece sentite tradite. Peggio, abbandonate proprio da chi avrebbe dovuto proteggerle.

In questi casi, viene ripetuto un solo mantra: “le sentenze vanno rispettate”.
Come laureato in Giurisprudenza, non posso che essere d’accordo.
Ma è davvero tutto qui?
Quando la legge parla, la giustizia non può fare altro che chinare il capo?

Non proprio, per fortuna.
La soluzione al conflitto tra legge e giustizia non è affatto scontata ed è un problema che l’uomo si è posto da molto tempo, da prima ancora che venisse edificata la prima aula di tribunale.

Proprio di questo conflitto, infatti, parla il mito di Antigone.

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Le donne del collezionismo: Gertrude Stein e Peggy Guggenheim

Nessuno di noi dovrebbe mai dare per scontato nulla, soprattutto il motivo per cui conosciamo e riteniamo grandi artisti Jackson Pollock, Pablo Picasso o Salvador Dalì.
Faccio i loro nomi perché sono “figli d’arte” di due donne e dotate di spirito d’intraprendenza, ma soprattutto perché siamo alla fine di marzo, il mese che è tutto dipinto di rosa e che profuma di mimose.
Sto parlando delle due collezioniste più famose del Novecento (o mecenati, se ti piace di più) Gertrude Stein e Peggy Guggenheim.

Gertrude Stein, la mecenate rivoluzionaria

Gertrude Stein, la mecenate rivoluzionaria
Gertrude Stein, a sinistra e il famoso ritratto che di lei fece Pablo Picasso, a destra.

Una piccola biografia

Gertrude è nata in America nel 1874 e ha vissuto la sua vita in Francia, dove ha mostrato la sua apertura rivoluzionaria all’arte a lei contemporanea.

Parigi e altre zone francofone sono state luoghi dove i grandi artisti hanno potuto dimostrare le loro capacità, ed è proprio qui che la Stein entrò in gioco: il suo merito è stato quello di non aver sottovalutato in alcuna maniera le giovani promesse che coloravano le vie di Montmartre, e di aver dato ascolto alle parole di grandi scrittori come Ernest Hemingway.

Fun fact!

Insomma, è sotto le ali di Gertrude che nascono il genio di Picasso, di Matisse e di molti altri che, lo so bene, ti assillano nei libri di storia dell’arte.
Se poi ti stai chiedendo come mai questo nome non ti è nuovo, ho un paio di spiegazioni per te.

Uno dei motivi è quasi sicuramente riconducibile proprio a quel libro che tanto temi, dove avrai visto il ritratto della donna dipinto da Pablo Picasso.
Ma se non sei uno studioso o appassionato d’arte, allora il merito è di Woody Allen.

Nel 2011 infatti è uscito un film tutto dedicato alla Parigi degli anni Venti diretto dal famoso regista americano: Midnight in Paris.
In questo film una splendida Kathy Bates interpreta proprio lei, la nostra Gertrude Stein e, come se la somiglianza impressionante
 tra le due non bastasse, l’attrice viene messa a sedere su una poltrona identica a quella presente nel ritratto sopra citato!

Peggy Guggenheim, eclettica collezionista

Peggy Guggenheim, eclettica collezionista
Peggy Guggenheim e Jackson Pollock

Una piccola biografia

È il 1898, a New York nasce Peggy Guggenheim.
La sua decisione di abbandonare le attività familiari non le impedì di mantenere uno stile di vita abbastanza agiato per potersi dedicare totalmente all’arte.

Il suo primo marito fu un giovane pittore dadaista.
Dopo il divorzio, venne di nuovo ammaliata dal fascino dell’artista e sposò Max Ernst che conobbe una volta trasferitasi a Parigi.

La sua fama è dovuta al fatto che, in un’epoca in cui il mecenatismo “alla Stein” non era più strettamente necessario, Peggy ha voltato il suo sguardo sul vasto orizzonte del collezionismo.

Fun Fact!

Eclettica, esagerata, piena di vita, ha scoperto artisti come Max Ernst, Duchamp e Mondrian.

La maggior parte dei suoi vestiti e molti dei suoi accessori erano piccole opere d’arte “portatili”, come per esempio i famosi orecchini disegnati, progettati e creati dallo stesso Calder per lei.
La sua grande collezione è ora conservata in parte a Venezia, Bilbao e New York.

L’aneddoto più interessante riguarda però il primo museo, quello veneziano.
La collezione è al Palazzo Venier dei Leoni, un tempo dimora della stessa Peggy.
Oggi, nel giardino antistante l’entrata del museo, è possibile vedere la tomba della donna, affiancata da quella dei suoi cagnolini i cui nomi sono stati elegantemente elencati su una lapide marmorea.

 

 

Con questo, Quattrocchi, siamo giunti alla fine di questo piccolo affondo sul mondo del collezionismo e del mecenatismo al femminile.

Facci se questo articolo ti è piaciuto, se hai altri fun fact su queste due grandi donne, e se sei curioso di sapere altro sulla figura della donna nell’arte.
Alla prossima!

Il Miniaturista: l’attualità nell’Amsterdam del XVII sec.

Ho visitato Amsterdam nel Gennaio 2015, con la neve e il freddo. Leggere Il Miniaturista di Jesse Burton, che è ambientato proprio ad Amsterdam in inverno, è stato un po’ come tornarci e un po’ come immergersi in un dipinto fiammingo, dato che la storia si svolge nel XVII sec. Attraverso la serie di vicende che si susseguono nella nuova vita di Petronella Oortman, giovane nobildonna di campagna che si trasferisce in città in conseguenza al matrimonio con il ricco mercante Johannes Brandt, molte tematiche interessanti e attuali vengono trattate in modo originale, dal sesso alla sete di potere, dal femminismo all’omofobia, dalla religione al bigottismo.

Tutto ha inizio quando Johannes, un marito assente materialmente e distante dal punto di vista fisico e affettivo, regala a Petronella una casa delle bambole realizzata all’interno di una credenza: una perfetta replica della casa dove adesso vivono insieme alla bisbetica sorella di Joannes, Marin, alla cameriera Cornelia, al domestico di colore Otto, ai due cani e al pappagallino Peebo. Nel tentativo di dare un senso all’insolito regalo del marito, Petronella si rivolge per iscritto alla bottega di un miniaturista che, dopo averle mandato riproduzioni perfette degli abitanti della casa, comincia a spedirle periodicamente insoliti oggettini che sono puntualmente il presagio di ciò che sta per accadere, ma quando Petronella lo cerca alla sua bottega di persona, non trova mai nessuno.

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