“Maniac” in pillole: identificazione, elaborazione e risoluzione

Era un caldo pomeriggio di settembre quando, girovagando per Verona, ho notato un cartellone che pubblicizzava Maniac.
Armatomi di limonata alla rosa e popcorn l’ho divorato in meno di due giorni, anche se Maniac non è assolutamente una seria da binge watching. Continua a leggere ““Maniac” in pillole: identificazione, elaborazione e risoluzione”

5 step per studiare le lingue a qualsiasi livello

Ciao Quattrocchi, oggi parliamo di un argomento che per me sa proprio di estate.
Ti sembrerà assurdo, ma lo studio delle lingue mi richiama i mesi di giugno e luglio.
In parte perché le belle giornate mi fanno venire voglia di viaggiare, in parte perché memore del periodo d’esami!

Ma non perdiamo tempo: come si studiano le lingue?
Per te ho 3 consigli adatti a qualsiasi livello: che tu sia un B2 che vuole migliorare o un principiante che vuole conquistare il livello A1.

Eviterò di dare spazio alla regola con cui tutti siamo stati tormentati: serve costanza.
Questa è la dura verità, che vale per qualsiasi cosa tu voglia imparare.
Così come è vero che per parlare bene una lingua bisogna dialogare con chi è madrelingua.
Perciò andiamo nello specifico di un percorso individuale.

1. Gli strumenti sono tutto

Gli strumenti sono tutto

Io sono una fan dei libri di carta.
Utilizzo applicazioni e siti internet, dei quali magari parleremo un’altra volta, ma niente batte un buon libro.

Se studi lingue all’università avrai una buona dose di carta da studiare per l’esame, ma non tutti sono funzionali.
Ognuno apprende a modo suo, e a volte servono stimoli diversi dalla solita tabella da compilare.

Per il francese, per esempio, ho trovato molto utile la serie Il grande quaderno d’esercizi per imparare le parole del francese, di Marie Vezzoli e pubblicato da Vallardi Editore.

I termini sono suddivisi per tipologia (nomi, aggettivi etc…) e a loro volta per tema (casa, mezzi di trasporto etc…). Alla fine di ogni volume ci sono 150 esercizi di completamento, collegamento e di ricostruzione delle frasi.

Per il giapponese, invece, ho apprezzato tantissimo Il giapponese per principianti, pubblicato in Italia da Libreria Editrice Cafoscarina.
Ben 34 capitoli in cui vengono spiegate le regole grammaticali tramite una serie di esempi. Tramite dialoghi o racconti brevi.
Un metodo molto efficace, che riprende l’apprendimento naturale a cui tutti veniamo sottoposti da bambini, grazie al dialogo coi genitori.

Anche qui al termine del capitolo si trovano esercizi di completamento o di riscrittura delle frasi.

2. Scrivere a mano mi aiuta a memorizzare

Scrivere a mano mi aiuta a memorizzare

La scrittura mi aiuta a memorizzare meglio quello che studio.
Che siano regole grammaticali, vocaboli o dialoghi su CD audio o podcast, trascrivo tutto quello che c’è da imparare.

Riassumo e schematizzo mettendo in evidenza il nome dell’argomento, quando e come dovrei usare ogni regola.  E mentre scrivo leggo ad alta voce.
Sotto pongo un paio di esercizi d’esempio, così che io abbia a disposizione il materiale utile per la lezione successiva.

L’importante è non sovraccaricare la propria memoria.
Se un argomento ti viene difficile, non importi lo studio del successivo.
Solo perché ti sei imposto di fare un tot pagine al giorno.
Il rischio è quello di sprecare il tempo impiegato.
Piuttosto affronta un maggior numero di esercizi su ciò che hai visto fino a quel momento.

3. Ripetere sempre la lezione precedente

Ripetere sempre la lezione precedente

Come ti dicevo riporto su carta le lezioni, così che la volta successiva sia più semplice il ripasso e la ripetizioni degli argomenti visti in precedenza.

Con il tempo, questo metodo renderà più elastica la tua memoria. E ti sarà più semplice imparare.
E se salterai qualche giorno di lezione, ripassare tutto ti farà tornare meglio nel mood da studio.

Come si ripassa?
Copri con cartoncino o un altro quaderno gli esercizi, e il “come e quando” andrebbe usata la regola. O il significato della parola.
Parla ad alta voce, come se fosse un’interrogazione.
Se non hai idea di cosa tu stia leggendo, allora aggiungi quell’argomento alla parte nuova del giorno.

Una cosa importante: questo step non deve prenderti più tempo di quello utile a studiare la parte nuova.
Quindi non perdere tempo e non accanirti: stai imparando, non pretendere di sapere tutto al primo colpo!

4. Audio in lingua originale

Audio in lingua originale

Parti con i CD audio o i podcast compresi nei libri, e poi passa a Youtube.

Sì, hai capito bene.
Vai a cercare video di tuo interesse in lingua originale.
Guarda anche le serie tv su Netflix, Infinity o TIM Vision. E ricordati che anche i sottotitoli devono essere in lingua originale!

Vanno troppo veloci?
All’inizio farai fatica, è vero, ma è proprio questo il punto.
Seguire l’audio è la parte più complessa.
Accetta di capire una parola su dieci e vai avanti fino a che l’orecchio non si sarà abituato.

Su Youtube seguo Roxxsaurus, inglese, e Amber School, americana.
Hanno una parlantina che viaggia come un treno ad alta velocità.
Le prime volte univo i pezzi del discorso in base alle facce che facevano o a cosa indicavano!
Ora riesco a seguire il discorso, posso ridere alle loro battute e capisco il perché delle loro facce.

Ancora mi sfuggono termini, o i modi di dire, ma non mi frigge più la testa ascoltarle per dieci minuti o più!
E a proposito di mal di testa da ascolto: se le serie tv sono la tua personale fonte di relax, scegli altro.
A me è piaciuto guardare alcuni Disney in giapponese.
Sapere già la trama e i dialoghi, mi ha aiutata ad affrontare la lingua straniera. E capire le corrispondenze tra il discorso in italiano e quello in giapponese.

5. Leggi più che puoi

Leggi più che puoi

Così che si imparano parole nuove, a forza di leggere.
E si fanno propri i vocaboli in generale.

Non è un caso che questa attività non piacesse proprio a tutti da bambini.
Per leggere ci vuole concentrazione, bisogna rispettare gli accenti, le pause e i segni di interpunzione.

Il mio consiglio è quello di leggere più che puoi, ma se non è la tua attività preferita, allora vanno bene due pagine a lezione.

Segna le parole che non conosci, ma segna anche le frasi belle che vorresti dire con spontaneità.
Studiare una lingua è anche questo: imparare quello che si desidera esprimere.

Ovviamente, solo perché sei grande non significa che tu debba partire dai libri che leggeresti nella tua lingua.
Parti dalle favole, che sanno spiegare cose complesse in modo semplice, o da qualche blog online.
Valgono anche le istruzioni per fare avviare il forno, solo non sbirciare la traduzione!

 

 

Westworld, recensione della prima stagione (senza spoiler)

Buondì!

Come promesso, dopo la recensione di Storie della buonanotte per bambine ribelli, ecco in arrivo quella della prima stagione di Westworld.
La serie tv targata HBO il cui primo episodio andò in onda a ottobre 2016 e che vede tra i protagonisti il premio Oscar Anthony Hopkins. Affiancato da Ed Erris ed Evan Rachel Wood, che forse hai già visto in Thirteen – 13 anni.

Sconsiglio il binge watching se vuoi goderti a pieno questa serie arrivata alla seconda stagione proprio quest’anno, in cui la fanno da padrone i momenti di tensione, i colpi di scena e gli intrecci narrativi.

Date queste premesse mi sembra più che giusto proporti una recensione senza spoiler, e invitarti a scrivermi in un commento qual è il tuo personaggio preferito e perché.
Ovviamente nel pieno rispetto di chi non vuole anticipazioni sulla trama, ricordati di mettere uno spoiler alert in maiuscolo.
Ora veniamo a noi.

Westworld, dalla mente di Michael Crichton

Westworld, dalla mente di Michael Crichton

Questa serie tv ha delle ottime premesse: è basata sul film Il mondo dei robot (in lingua originale Westworld) del 1973, scritto e diretto da Michael Crichton.
Autore di science fiction e thriller, tra cui uno dei libri più belli che abbia mai letto: Jurassic Park, da cui è stata tratto l’omonimo film.

Che Crichton sia sempre stato affascinato dalla scienza e dal suo impiego lo dicono le sue stesse opere. Nelle quali troviamo il giusto equilibrio tra scene d’azione e d’introspezione.
E proprio come in Jurassic Park, anche in Westworld l’essere umano arriva a creare un parco di divertimenti in cui poter rivivere un’epoca ormai passata: quella del Far West.

Ma se nel primo caso si parla di clonazione di creature estinte, nel secondo l’attrazione principale sono umani-robot, chiamati residenti. Sfruttati per esaudire i desideri e assecondare anche i capricci più primordiali dei visitatori.

Westworld, dove tutto è concesso

Westworld, dove tutto è concesso

Con il sottotitolo presente nella versione italiana, dove tutto è concesso, viene dato allo spettatore un primo input per capire quali saranno i contenuti della serie.

Westworld si presenta come la terra della libertà, dove anche le azioni più riprovevoli non verranno punite. Anzi, risultano motivo di vanto per gli ospiti, sereni di poter lasciare incertezze, timori e dubbi morali fuori dalle mura del parco.

Trovo molto interessante la scelta del tema Far west per il parco e per la trama della serie stessa.
Cowboy, banditi e Indiani Pellerossa sono figure di un’epoca cruenta, durante la quale veniva naturale dividere le persone in padroni e schiavi. In cui bastava il desiderio di possedere qualcosa per farla propria. Con l’uso della forza se necessario.

Ed è proprio con la forza che i residenti vengono obbligati a subire giorno dopo giorno le stesse angherie.
Quando distrutti o non funzionanti, vengono portati in laboratorio dove oltre a essere riparati vengono privati dei loro ricordi.
Così che non possano provare il desiderio di ribellarsi e continuino ad affrontare ogni giorno come se fosse il primo.

Ed è proprio la mancanza di empatia nei confronti dei residenti da parte degli ospiti e di coloro che gestiscono il parco a creare l’atmosfera di tensione.
È sufficiente sapere che sono solo robot per non soffrire ogni volta che vengono uccisi?
Ci aiuta pensare che gli ospiti si comportano in modo violento solo perché davanti a loro hanno delle macchine?

Robert Ford: fascino e ambiguità

Robert Ford: fascino e ambiguità

Questa serie non presenta i ritmi serrati degli action movie, nonostante l’idea alla base del parco preveda avventure, sparatorie e risse.

Westworld prende ispirazione dai film western e si incastra alla perfezione con gli aspetti più affascinanti e inquietanti delle opere di fantascienza.
Ed è proprio questo a renderla così coinvolgente e capace di instillare nello spettatore nuovi dubbi e paure nel susseguirsi degli episodi.
Anche grazie all’ambiguità e all’astuzia dei personaggi presentati, tra i quali a farmi vacillare di più è stato Robert Ford, il direttore creativo e capo del team di sviluppo del parco. Interpretato da Anthony Hopkins.

Con il suo volto impassibile e la sicurezza di chi ha dato inizio all’intera opera, Robert Ford mette in soggezione ed è proprio con lui che il rapporto uomo-robot viene mostrato sotto una luce differente rispetto ad altre opere di fantascienza.
Questa volta, infatti, a essere messo sotto esame non è la macchina che tenta di diventare uomo, ma l’uomo che si allontana dalla sua umanità.