“Maniac” in pillole: identificazione, elaborazione e risoluzione

Era un caldo pomeriggio di settembre quando, girovagando per Verona, ho notato un cartellone che pubblicizzava Maniac.
Armatomi di limonata alla rosa e popcorn l’ho divorato in meno di due giorni, anche se Maniac non è assolutamente una seria da binge watching. Continua a leggere ““Maniac” in pillole: identificazione, elaborazione e risoluzione”

A quattrocchi con Miki Monticelli, ingegnera e autrice fantasy per Piemme

Buongiorno Quattrocchi!
Il mese scorso mio fratello ha compiuto 25 anni, è arrivato al suo primo quarto di secolo.
Una tappa importante che ho pensato di festeggiare contattando una delle sue autrici preferite: Miki Monticelli, che ha pubblicato con Piemme la saga La scacchiera nera.

Ingegnera elettronica (ti suona male? Solo perché non ci siamo abituati. Ne parla anche la crusca) e scrittrice di young adult prolifica e con nuove pubblicazioni in arrivo!
Per questo e per i miti che sfata in questa intervista, #leimeritaspazio.

Per tutto il liceo ho sognato di diventare scrittrice di romanzi fantasy.
Amavo il genere e volevo contribuire!
Com’è esserlo per davvero?

Per tutto il liceo ho sognato di diventare scrittrice di romanzi fantasy.

Be’, suppongo di non averci mai pensato in questi termini.
In buona parte per me scrivere è una cosa naturale e non ho mai considerato di ‘contribuire’ a un intero genere… ho solo una storia che vuole essere raccontata.
In questo senso è appassionante, una partita che non sai se vincerai o perderai fino alla fine, ma che richiede comunque un immenso lavoro.
Perché se l’avventura è dei personaggi e si dipana attraverso i mondi e le alternative possibili per ogni storia, è anche di chi la racconta: un viaggio che insegna sempre qualcosa di diverso.

Come mai hai scelto il genere fantasy e la narrativa per ragazzi?

Ogni storia ha il suo miglior ambito di riuscita, credo.
Di certo il mio amore per questi generi parla da solo, ma amo anche la fantascienza, lo storico, i gialli e i thriller o le spy-story e spesso cerco di mescolarli in modo personale. Vero è che troppo spesso in Italia, fantasy è sinonimo di ‘ragazzi’ o ‘bambini’, il che è molto limitante nel presentare le proprie idee, oltre che un vero peccato.
Quello ‘fantasy’ è un genere molto più ampio e sperimentale!
Più in generale implica un modo aperto di vedere il mondo, di affrontare questioni eterne attraverso paesaggi e popoli che ci appaiono legati a un armamentario fiabesco o leggendario, ma non per questo sono semplici o possono essere descritti in modo semplicistico.
Il fantasy parla di temi fondamentali e molto umani. Inoltre, se la ‘magia’ risolvesse davvero tutto con uno schiocco di dita, nessun libro di questo genere sarebbe mai stato scritto e men che meno letto, perché non ci sarebbe stata alcuna storia da raccontare.

Quando hai iniziato a scrivere? Ti ricordi il tuo primo racconto?

Ho iniziato a scrivere all’università, ma non ho idea di quale sia stato il primo risultato! Non so nemmeno se l’abbia mai finito. Probabilmente ha visto il cestino molto presto.
Era di sicuro un esperimento, un brano di qualcosa, una scena… perché non sono mai riuscita a scrivere racconti brevi (come si capisce, credo, dalla lunghezza media dei miei libri).
Le mie trame si complicano subito all’inverosimile e un racconto diventa prima che me ne accorga un romanzo. In ogni caso all’epoca non aveva importanza. Ho iniziato a scrivere solo per passatempo. Tentare di portare una storia a conclusione sembrava una follia, ed è stata più una sfida contro me stessa che il cercare di ‘essere un autore’. D’altronde quando la trama ti prende, spesso ti porta con sé fino alla fine e quando sei tu a scrivere, se vuoi sapere come va la storia, devi anche essere tu a dirlo…

Hai un “rito dello scrittore”? Quella cosa che fai per riuscire a scrivere, o che compi a romanzo concluso…

ho una sorta di senso di distacco che mi rende stranamente triste. L’unico modo di superarlo è mangiarmi una fetta di torta (se posso, fatta da me) e mettermi a lavorare a qualcos’altro.

A fine romanzo, in genere, ho una sorta di senso di distacco che mi rende stranamente triste. L’unico modo di superarlo è mangiarmi una fetta di torta (se posso, fatta da me) e mettermi a lavorare a qualcos’altro.
Subito.
Buttar giù nuove trame, affezionarmi immediatamente ad altri personaggi o pensare ad altre storie con gli stessi personaggi.
Sia letterariamente sia cinematograficamente tendo ad amare la serialità, e nella mia scrittura credo che questo traspaia in modo chiaro. Anche perché, che se ne legga o se ne scriva, ogni personaggio diventa un amico alla fine di un libro, di un film o di un gioco, e con un amico vuoi continuare a parlare, vuoi sapere che gli capita.
Nelle storie che lo consentono mi piace farlo.

Da un paio d’anni scrivi anche con lo pseudonimo Avery Q. Isaacs, solo per il genere fantascientifico. La trovo una scelta particolare, soprattutto perché Avery è un nome maschile, ne esistono poche di varianti femminili. È una scelta legata al genere narrativo?

Da un paio d’anni scrivi anche con lo pseudonimo Avery Q. Isaacs, solo per il genere fantascientifico.

Sì e no. Spesso la fantascienza, soprattutto quella tecnologica, è associata (erroneamente) ad autori e lettori maschi, ma non ho fatto molto caso a questo quando ho scelto il nome, quanto alla sua ‘scorrevolezza’ e al fatto – pratico – che in una ricerca online non ci fossero altri autori con un nome simile.
Quando decidi per uno pseudonimo, infatti, ti rendi subito conto quanto sia complicata la scelta! Quello che mi interessava maggiormente era un omaggio (di affezione, senza pretese) ad Isaac Asimov, perché mi ha regalato e mi regala ancora moltissime splendide ore di lettura.
Oltre a dare l’idea che in questi miei lavori l’approccio era totalmente diverso dal fantasy, dallo YA e dai romanzi per ragazzi che erano stati la mia prima uscita.

Presto uscirà il terzo libro della serie Space Adventures.
E visto che sono una Quattrocchi curiosa: sei in pausa scrittura o stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Non sono mai in pausa di scrittura, anche se quest’anno sono andata un po’ a rilento per varie ragioni. Questo autunno però uscirà il terzo libro delle Space Adventures e spero di riprendere il mio naturale ritmo per il quarto, in modo da dare una regolarità più ‘da ciclo’ a questa serie che amo tantissimo.
E poi… c’è altro che bolle in pentola, naturalmente, ma non voglio anticipare troppo prima di essere più che certa!

Una curiosità fuori dalla scrittura: da una formazione classica sei passata a una laurea in ingegneria elettronica!
A cosa è dovuto questo cambio di rotta? Hai qualche consiglio per chi studia?

Forse sfaterò un mito, ma non ho fatto il Liceo Classico perché non mi piacevano le materie scientifiche!
Quando sono arrivata alla fine dei cinque anni, anzi, ne sentivo terribilmente la mancanza… quindi ho scelto una facoltà che mi permettesse di compensare.
All’epoca considerai molte cose, dovendo scegliere l’indirizzo degli studi, quasi tutte scientifiche (a parte archeologia: l’idea di disseppellire e datare reperti immaginando la vita di epoche lontane mi piaceva da matti). E la verità è che in realtà non ci sono grandi consigli che si possano dare a chi deve scegliere il proprio percorso.
L’unica cosa è scegliere qualcosa che ti entusiasmi! Questa è la chiave per tutto.

Salutaci con il tuo motto o inventane uno per l’occasione!

Volate alto! E ho sempre desiderato dirlo: che la Forza sia con voi!

Volate alto! E ho sempre desiderato dirlo: che la Forza sia con voi!

 

Miki Monticelli non è la prima autrice fantasy intervistata su Parola di Quattrocchi!
Scopri chi è Laura Fornasari e la sua saga fantasy: Le lacrime di Ishtar.

 

Viaggi nello spazio e stravaganze firmate Elon Musk

Ciao Quattrocchi, hai mai sentito parlare di Elon Musk?
Dal nome può sembrare un personaggio inventato, e dai progetti da lui portati avanti lo si potrebbe credere.

Elon Musk esiste davvero, nel 2016 era addirittura il 101esimo uomo più ricco al mondo, e nel corso della sua carriera si è distinto per la sua capacità imprenditoriale, i progetti spaziali e le stravaganze commerciali.

Perché parliamo di Elon Musk?
Di recente ho rivisto Iron Man 2, in cui il businessman compare nel ruolo di se stesso e si presenta a Tony Stark.
Una stretta di mano tra uomini di scienza e geniali, tra fantasia e realtà, che vivono una vita molto simile.
Anche se non credo Elon Musk faccia ancora parte degli Avengers.

SpaceX, viaggi nello spazio in Economy

SpaceX, viaggi nello spazio in Economy
Per scoprire il progetto DRAGON guarda il video sul sito: SpaceX

Elon Musk non ne ha mai fatto mistero: è un appassionato di fantascienza, ecco perché nel 2002 ha fondato SpaceX, azienda di esplorazione spaziale.

L’obiettivo principale di questa azienda è quello di permettere viaggi nello spazio in Economy.
Qualcuno ha fatto un paragone con i voli low cost di Ryanair, e come parallelismo economico già ci fa drizzare le orecchie.

La prima cosa che ho pensato è stata che, un giorno, leggerò sulle riviste di viaggi della luna di miele sulla Luna.
Una sciocchezza se si pensa di poter navigare nel vasto sistema solare, magari facendo trekking sulle colline di Marte o tra gli anelli di Saturno.

Tutto troppo “verso l’infinito e oltre” per essere vero?
Eppure i risultati sembrano arrivare per davvero: il futuro nello spazio è sempre più vicino.
Speriamo solo di non cadere nella trappola da romanzo di fantascienza, dove l’uomo si spinge più in là del dovuto e finisce per commettere vecchi errori. Fino a perdere coscienza di sé e dell’altro.

Apocalisse zombie? Ci pensa Elon Musk

Apocalisse zombie? Ci pensa Elon Musk

Quando ho detto stravaganze, intendevo stravaganze serie.
All’inizio di quest’anno, Elon Musk ha messo in vendita dei lanciafiamme realizzati per difendersi da una possibile apocalisse zombie.

Messi in vendita a 500 dollari l’uno, i lanciafiamme sono andati a ruba.
Il web ne ha parlato a profusione, tra il comico e l’ammirazione, perché dietro a un progetto all’apparenza folle, c’è un marketing studiato.

I pezzi realizzati erano solo 200, e un prodotto in edizione limitata fa già gola.
Se poi viene aggiunto l’aspetto ludico e immaginario di dover sconfiggere degli zombie, allora siamo a cavallo.

Leggendo gli articoli sui giornali online, ho notato che la tendenza è stata quella di domandarsi cosa ci facessero gli acquirenti con un oggetto inutile.
Insomma, non che si voglia negare completamente la possibilità di un’apocalisse zombie, ma diciamo che è un po’ come parlare di Babbo Natale.
Ci si va in punta di piedi per non rompere la magia, ma alla fine chi ci crede ancora?

Io credo che la risposta sia proprio questa: rompere la magia non fa per la maggior parte delle persone. Anche se si tratta di imbracciare un lanciafiamme per combattere esseri che vogliono mangiarci e renderci succubi.

C’è anche una componente di collezionismo in questo acquisto, che ha spinto alcuni dei clienti a rivendere su eboy i lanciafiamme a una cifra quattro volte più alta.
Ed è proprio agli appassionati che Elon Musk si rivolge ogni volta che produce e vende articoli lontani dal suo lavoro principale.

Il punto, quindi, non è che cosa se ne faranno le persone di un oggetto dalla scopo improbabile, ma il valore che ognuno dà a prodotti di questa tipologia.
Ci fanno sognare, confondono realtà e immaginazione, proprio come Elon Musk che incontra Tony Stark, rendendolo vero.