Leggi razziali del 1938 paragonate al “decreto sicurezza”: parliamone

La cultura pop è divertente, colorata, varia. Per questo è facile associarla a cartoon, musica e altre opere “per la massa”.

Ma è anche quotidiana, politica e storica.

La cultura pop nasce da noi, dalle persone che vogliono diffondere un messaggio, un punto di vista. E per farlo decidono di rivolgersi a mezzi che possano attirare l’attenzione di più gente possibile.

Ecco perché ho sentito il bisogno di scrivere un Ci penso io riflettendo con te sulla sospensione dell’insegnante Rosa Maria dell’Aria, avvenuta l’11 maggio.

L’accusa sarebbe che l’insegnante non avrebbe vigilato in modo adeguato su un lavoro svolto da alcuni studenti.
Durante un’esposizione, alcuni ragazzi avrebbero paragonato le leggi razziali del 1938 al “decreto sicurezza” emanato da Matteo Salvini, attuale Ministro dell’Interno.

Parto con il dire che non ho trovato corretta questa sospensione, e vorrei condividere i miei perché.
Quindi, parliamone: in che modo è avvenuta la sospensione?
Quali messaggi trasmette una decisione del genere? Continua a leggere “Leggi razziali del 1938 paragonate al “decreto sicurezza”: parliamone”

Stanlio e Ollio: l’amicizia oltre la carriera

Gli attori Oliver Hardy e Stan Laurel hanno dato vita a un duo comico famoso in tutto il mondo e mai dimenticato.
Quando girarono il loro primo film insieme, nel 1921, erano già due attori affermati, con molti film alle spalle.

Passarono sei anni prima di un nuovo film insieme, ma a quel punto era fatta: erano nati Laurel & Hardy, per noi italiani Stanlio e Ollio.

Il successo di Stanlio e Ollio

stanlio e ollio: il successo
via: it.Wikipedia.org

Il successo fu planetario: erano maestri dello slapstick, il genere di film comico nato agli inizi del Novecento; sapevano far ridere con semplicità ed efficacia.
La mimica facciale, la gestualità, gli equivoci in cui incappavano le “due menti senza un singolo pensiero”.
L’espressione disperata e il pianto in falsetto di Stanlio, il camera-looking di Ollio in cerca del nostro supporto, il doppiaggio di Alberto Sordi e l’accento fortemente britannico.

Una comicità mai volgare, anzi proprio all’opposto: pura e infantile.
Ecco perché ci suscita grasse risate in qualsiasi momento noi guardiamo Stanlio e Ollio ed è anche il motivo per cui tutti abbiamo un bel ricordo legato a quei film.

Ma dietro a ogni scena si nascondeva tanto lavoro: non molti sanno che Stan si prodigava nella scrittura e nella sceneggiatura, oltre la recitazione.
Al contrario Oliver era più dedito alla mondanità e al golf.

Due caratteri e due attitudini al lavoro diversi, insomma, che però sullo schermo crearono il connubio perfetto.

L’amicizia tra Stan e Oliver

stanlio e ollio: l'amicizia
via: corriere.it

E dietro la cinepresa?

Stan e Oliver non potevano essere più diversi, è vero. Eppure erano legati da una grande amicizia: un’amicizia solida, con i suoi alti e i suoi bassi, ma che si rinsaldava sempre.

Questo è il tema principale del film Stanlio e Ollio, uscito nelle sale italiane a inizio mese.

Il biopic, con la regia di John S. Baird, è l’adattamento cinematografico del libro Laurel & Hardy – The British tours di A.J. Marriot.
Libro e film non parlano dell’origine del successo e dei tempi d’oro della coppia, bensì del tour di spettacoli teatrali europei avvenuto nel 1953.

Stan e Oliver sono reduci da fallimenti professionali e problemi di alcolismo, non si sono rivolti parola per sedici anni e sono rancorosi, appesantiti dalla vecchiaia e dalla malattia.

All’inizio le cose non vanno bene e la tensione si accumula fino alla serata di debutto: nel party organizzato dopo lo spettacolo, scoppia una lite.
Stan rimprovera a Oliver di aver tradito la coppia, perché ha recitato in un film senza l’amico. Oliver, per contro, lo accusa di non provare alcun sentimento di amicizia per lui, ma di essere interessato solo al suo lavoro e alle sue sceneggiature.

Continuano la tournée e le cose iniziano a sistemarsi: la loro amicizia è ancora lì, forte come prima.

Affrontare la malattia

stanlio e ollio: la malattia
via: filmindipendenti.com

Nel maggio 1954, dopo uno spettacolo a Plymouth, Oliver Hardy fu colpito da una polmonite e da un attacco cardiaco. Appena poterono, Stan e Oliver si rimisero in viaggio per tornare negli Stati Uniti.

L’anno successivo Oliver fu colpito da un nuovo infarto e da altri ictus che gli tolsero la capacità di parlare.
Fu solo grazie alla magistrale espressività dei loro volti, che Stan e Oliver poterono continuare a comunicare.

La loro amicizia e ciò che il loro lavoro aveva insegnato permettevano di andare oltre la mancanza della parola, continuando a comprendersi alla perfezione.

Nel frattempo anche Stan, malato di diabete, subì alcuni ictus. Anche la sua salute era cagionevole.

La morte di Oliver

morte di oliver hardy
via: youtube.com

Quando Oliver morì, il 7 agosto 1957, Stan non poté recarsi al funerale per ordine del suo medico. Secondo le malelingue, questa era la dimostrazione del fatto che tra i due attori non scorresse buon sangue.

La verità è che quel giorno non morì solo Oliver. Morirono Laurel & Hardy.

Stan non fu più lo stesso. Rinunciò all’unico vero amore della sua vita, il suo lavoro, rifiutando di recitare di nuovo. L’unico lavoro che faceva era mettersi seduto davanti alla macchina da scrivere per rendere immortali Stanlio e Ollio.  Continuò a scrivere sceneggiature e gag per la coppia, cercando di addolcire quel presente senza il suo amico.

Sicuramente sapeva che quello non era un addio.
Era solo un “Arrivedorci!”.

I fotografi cinesi del nuovo millennio

Le origini della storia della fotografia in Cina risalgono alla stipulazione del Trattato di Nanchino del 1842 che segnò la fine della Prima guerra dell’oppio.
Il trattato prevedeva, tra le varie clausole, l’apertura di cinque porti alla residenza straniera e al commercio e la cessione di Hong Kong alla Gran Bretagna.
Così, per via della sempre maggiore presenza di cittadini britannici nella città marittima, iniziarono ad aprire i primi studi fotografici.

Durante il periodo maoista, la fotografia si trasformò in un potente mezzo di propaganda politica. Gruppi di lavoratori e scene di vita quotidiana che incarnavano i valori positivi del Partito comunista cinese furono gli unici soggetti ammessi nelle fotografie dell’epoca.
Tale situazione perdurò fino al 1976, anno in cui Mao Zedong scomparve.

Al volgere degli anni Ottanta, i fotografi, e gli artisti cinesi in generale, iniziarono ad adottare un approccio personale nei confronti delle diverse forme artistiche e nacquero i primi circoli artistici, come il gruppo Star, il gruppo Xiamen Dada e il Salone degli artisti cinesi meridionali.

Tuttavia, ancora negli anni Novanta, la fotografia non era ancora considerata una vera forma di espressione artistica, tanto che il suo insegnamento era escluso dalle accademie e dagli istituti d’arte del Paese.

Ma la fotografia in Cina era ed è in continua evoluzione e alla costante ricerca di nuovi soggetti e nuove tecniche ed è divenuta, in particolar modo al volgere del nuovo millennio, il mezzo più semplice e pratico per raggiungere un vasto pubblico, sia in suolo cinese che all’estero.

Voglio qui presentarti, Car* Quattrocchi, quattro fotografi cinesi, illustrandoti alcune delle loro opere più famose e proporti, seppur brevemente, una mia lettura dei loro scatti.

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