Itinerario su misura in base alla tua personalità: alla scoperta di Torino

Hai mai pensato a quanto sarebbe bello avere una mappa che ti consiglia un itinerario su misura?
Risparmieresti tempo e apprezzeresti molto di più il luogo che hai deciso di visitare. Inoltre tra non molto è San Valentino e Torino è una città romantica sotto sotto.

Si dà anche il caso che sia una grande città e, come tutte le grandi città, serba delle bellissime sorprese a chi ha il coraggio di allontanarsi dalle vie principali. Questo piccolo itinerario è strutturato in modo tale da poterti guidare verso le mete che più potresti (o che potreste) preferire.

1. Torino orientale

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Mu Bao – Via Accademia delle Scienze

Torino a differenza di altre metropoli come Milano non ha un vero e proprio quartiere orientale.
Con un po’ di pazienza sono riuscita a scoprire diversi locali validi (e soprattutto cheap!) per dare un morso alla cultura orientale.

Per spendere poco e mangiare bene, ad esempio, Mu Bao è il posto giusto.
Si trova in Via Accademia delle Scienze, vicino a Piazza Carignano, ma devi farci attenzione perché è molto piccolo e rischi di non vederlo!
All’interno non ci sono posti a sedere ma niente paura, il tuo bao (un panino ripieno cotto al vapore) lo potrai mangiare anche camminando per il centro.

A questo punto dirigiti verso via San Domenico che si trova nel quartiere del Quadrilatero Romano, e goditi un viaggio nella collezione del bellissimo MAO (Museo d’Arte Orientale).
La visita ti richiederà qualche ora, ma ti assicuro che ne vale la pena.

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MAO – via San Domenico

Dopo la visita avrai bisogno di un posto in cui fermarti un attimo, magari ti sarà venuta voglia di un buon tè!
In tal caso recati da Kintsugi, in via Monte di Pietà, che offre una vasta scelta di dolci e infusi giapponesi.

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Kitsuji – via Monte di Pietà

2. Torino in solitaria

Non preoccuparti, non c’è nulla di male ad avere l’istinto di passare una giornata solamente con chi dovresti amare di più al mondo: la tua persona.

È importante conoscere i luoghi giusti in cui poter passare del tempo a meditare sulle tue scelte o sugli obiettivi che vuoi raggiungere.
Ho la soluzione anche per te, e parte dalla colazione.

Piazza Santa Giulia cela una stupenda sorpresa di nome Share Wood: prenditi una spremuta e una fetta di torta, concediti del tempo sotto i rami dell’albero che sta al centro del locale.
Scatta anche un paio di foto, è decisamente un luogo instagrammabile!

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Share Wood – Piazza Santa Giulia

Finita la colazione puoi fare un salto ai Murazzi del Po, ai piedi della collina torinese.
Un posto magico e sottovalutato, spesso silenzioso, perfetto per pensare e rilassarsi. Aspettando l’ora di pranzo cammina fino a Via delle Rosine e visita una delle mostre che trovi presso CAMERA (Centro Italiano per la Fotografia), qui l’allestimento e l’aspetto curatoriale non deludono mai.

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Camera – Via delle Rosine

Se dopo la visita senti che la fame ti sta assalendo, sappi che sei proprio vicino alla zona universitaria, ricca di ristorantini molto economici e di alto livello, come Monegato.
Dopo pranzo regalati ancora qualche ora e vai fino in via Cesare Battisti, qui troverai un bar ancora più magico di Share Wood, che si chiama Mood Libri&Caffè.
Devo davvero spiegarti perché è così magico o il nome è abbastanza eloquente?

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Mood Libri&Caffè

3. Torino romantica

Se sei ancora in cerca del piano perfetto perché siete una coppia romantica, e proprio non ne volete sapere di passare San Valentino mangiando cibo da strada, non c’è problema, eccoti qua la soluzione!

Armatevi di scarpe comode (per quest’itinerario si camminerà molto) e chiedi a Google di portarvi in via San Dalmazzo, da Roses and Tea.
Gustatevi un buon tè accompagnato da una generosa fetta di torta, che a San Valentino la parola dieta non deve essere contemplata!

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Roses and Tea – via San Dalmazzo

Se però i sensi di colpa vi assaliranno ugualmente niente paura, con tutti gli zuccheri che avrete in corpo potrete sempre passeggiare per le vie del centro (ti assicuro che Via Lagrange è la più romantica!), fino ad arrivare alla Mole Antonelliana, nonché Museo del Cinema.
Monumento simbolo del capoluogo piemontese, si dà il caso che sia anche uno dei musei più interessanti della città.
Interattivo, divertente e per niente pedante. Inoltre potrete assaggiare uno scorcio di Torino dall’alto se deciderete di prendere l’ascensore panoramico.

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Museo del Cinema – Via Montebello

Fate in modo di uscire dal museo un’oretta prima del tramonto e dirigetevi verso Piazza Vittorio.
Questa volta a Google dovrete chiedere di portarvi fino al Monte dei Cappuccini. Affronterete una camminata in cui potrete chiacchierare molto e osservare buona parte della bellissima collina torinese. Una volta arrivati in cima, poi, lo spettacolo sarà inimitabile e vi godrete un tramonto tutto piemontese.

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Monte dei Cappuccini

Siamo giunti alla fine di questo piccolo itinerario, che spero ti sarà utile almeno una volta nella vita!
Ma ricorda sempre che non c’è bisogno di aspettare San Valentino per passare una giornata a fare cose diverse dal solito, anzi, molto spesso sorprendere vale di più di un regalo calcolato, Quattrocchi!

Nell’articolo ti ho consigliato un po’ di tea room, preferisci il caffè?
Allora scopri 5 antiche caffetterie torinesi davvero uniche: #5tipidi caffè in giro per Torino.
L’iniziativa presentata nell’articolo non è più attiva, ma i caffè restano in tutto il loro splendore!

La scimmia di Gabbani

Mia mamma continuava a lamentarsi che a Sanremo aveva vinto la canzone della scimmia, e per me che non avevo seguito il festival risultava essere un’informazione un po’ povera.
Ho perfino pensato ci fosse una canzone dal titolo La scimmia, ma Youtube continuava a suggerirmi di guardare Occidentali’s karma, e finalmente il nodo si è sciolto e la canzone ovviamente non parla di una scimmia.

Ma allora, cosa c’è che non va nella canzone di Gabbani?

Occidentali’s karma e l’ambientazione giapponese

Il video sul canale vevo (GabbaniVEVO) inizia con un paio di candele accese davanti a una statuetta del Buddha, che dal gesto delle mani (mudra) si intuisce essere Shakyamuni, il Buddha storico (persona realmente esistita e da cui è partito tutto il pensiero intorno al V secolo a.C.).
E questo lo deduco dall’ambientazione giapponese, segnata dalla presenza dei tatami e del sushi in una delle scene successive.

Nonostante vengano introdotti termini quali nirvana e karma, di origine indiana, restiamo comunque in Giappone, dal momento che il Buddhismo si è diffuso in tutta l’Asia e negli anni Settanta in tutto il mondo, venendo inglobato in quella serie di culti new age di cui facciamo sfoggio ancora oggi.

Gabbani compare in due mise o con due outfit, se preferite: il primo da monaco buddhista (leggermente rivisitato, perché non mi sembra di color zafferano, ma ci siamo) e il secondo in skinny e blazer, quest’ultimo ispirato ai kimono giapponesi… Non certo maschili!
L’uomo indossa, infatti, kimono monocromi, mentre le donne possono scegliere tra kimono decorati con fiori e gru. Ma è chiaro che se si fosse messo un semplice blazer blu l’effetto e il riferimento al Giappone sarebbe sparito, sembrando un uomo qualunque che tenta di meditare con pantaloni troppo aderenti.

Ma passiamo alla canzone.

Di cosa parla Occidentali’s karma?

Le prime parole che intona sono «essere o dover essere, il dubbio amletico», una palese reinterpretazione in chiave moderna di “essere o non essere”, tratto dall’Amleto di Shakespeare.
E lasciamo perdere Kant e il suo dover essere legato alla legge morale: è pur sempre una canzone, non c’è bisogno di scavare troppo a fondo.

E dopo averci sistemati in una «gabbia due per tre», la canzone prosegue rendendoci noto di come si preferisca fare i finti intellettuali, accontentandoci di risposte facili; Buddha si ritrova in fila indiana e «l’evoluzione inciampa».
Poi arriva la scimmia e tutti ci perdiamo.

Che c’entra la scimmia?
C’entra, con la teoria dell’evoluzione: ve lo ricordate Darwin?

Una critica sociale con un ritmo coinvolgente

Una critica alla società, così attaccata a un internet disinformato, ma le cui notizie risultano essere più succulenti, perché si parla di gossip, volano gli insulti e ci permette di essere tuttologi.

Nessuno si domanda da dove arrivino le notizie, nessuno se ne preoccupa, ci piace molto di più mettersi «in salvo dall’odore dei tuoi simili»: frase che può essere vista come il semplice proseguo della strofa precedente che parla di «gocce di chanel», ma che implica la necessità di distinguersi dagli altri.
Non per essere sé stessi, ma piuttosto per non essere gli altri, vedendo nel diverso qualcosa di sbagliato, qualcosa che può essere solo criticato.

L’intera canzone è comunque riassumibile nel suo stesso titolo inglesizzato: l’occidentale ha davvero preso quello che più voleva dall’oriente, trasformandolo senza nemmeno domandarsi se avrebbe funzionato.
Senza capire come funziona realmente e riducendolo a una moda: yoga, sushi (diventato «l’oppio dei poveri»), karma etc…
Parole e concetti che ci sfiorano e che sfruttiamo con poca cognizione. Per non parlare del fatto che allo stesso modo ci mettiamo in bocca parole inglesi, come se l’italiano non potesse svolgere a pieno la sua funzione: mood invece che stato d’animo o anche solo il Made in Italy. Per non parlare dei terribili verbi ibridi come screenshottare.

E poi «quando la vita si distrae cadono gli uomini», ma la scimmia è quella che si rialza, e non nel senso che dentro di noi c’è l’animale che ci permette di restare in sella: l’uomo è un po’ una rovina, è bene capire che la Terra sopravvivrà a noi e non il contrario, e che l’animale avrà più occasioni di noi.

Quindi, dopo tutto questo, possiamo dire che a rendere difficile il passaggio cantante-ascoltatore sono il ritmo, ma soprattutto il balletto: mosse un po’ ridicole, facili da imparare. Elementi che rendono la canzone ballabile, una di quelle che se fossero uscite d’estate ci avrebbero riempito le orecchie fin sotto al mare.
Anche se non so se sarebbe potuta diventare un tormentone, dal momento che un significato oltre alla scimmia che balla, ce l’ha.