Chester Bennington e la nostra giovinezza

È successo già da qualche giorno, eppure la notizia continua ad echeggiare sul web come le ultime note di un concerto epico: Chester Bennington, il cantante dei Linkin Park, si è tolto la vita. Da un’infanzia sofferta a causa di abusi, dalla lotta alla dipendenza da alcool e droga, dall’impegno per realizzare una carriera nella musica sono scaturite le note che lo hanno reso famoso. Poi, lo scorso maggio, la morte del collega e caro amico Chris Cornell, il cantante dei Soundgarden che, a sua volta, si è suicidato.

Le voci che si sono levate di conseguenza sono state innumerevoli: quelli che hanno espresso sincero cordoglio e quelli che si sono sentiti in dovere di biasimare il gesto di Chester senza, spero, essersi mai trovati in una simile condizione psicofisica (…sorvoliamo!). Ed io, ora, non pretendo certo di scrivere parole migliori di chi ha seguito i Linkin Park più a lungo e più a fondo, ma so cosa significa perdere il proprio mito.

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La scimmia di Gabbani

Mia mamma continuava a lamentarsi che a Sanremo aveva vinto la canzone della scimmia, e per me che non avevo seguito il festival risultava essere un’informazione un po’ povera.
Ho perfino pensato ci fosse una canzone dal titolo La scimmia, ma Youtube continuava a suggerirmi di guardare Occidentali’s karma, e finalmente il nodo si è sciolto e la canzone ovviamente non parla di una scimmia.

Ma allora, cosa c’è che non va nella canzone di Gabbani?

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