Strand, uno sguardo straordinario!

Buongiorno quattrocchi!

Dopo Gente da Museo: #5Tipidi visitatori , vi proponiamo il nuovo laboratorio didattico organizzato da Museum Reloaded.

Questa volta l’ispirazione non viene dalla tradizione culinaria (vi ricordate Ricette digitali?), ma dall’arte di Paul Strand (1890-1976), uomo – prima ancora che fotografo – che è stato capace di guardare il mondo con meraviglia e attenzione, due qualità che crescendo si rischia sempre di perdere… Ecco perché, ancora una volta, Museum Reloaded ha deciso di coinvolgere i bambini dai 7 ai 12 anni nella ricerca dello straordinario.

Dove?

Ovunque! Nella piazza del mercato di un piccolo paese, nell’espressione corrucciata di un contadino, nel ritratto di un’intera famiglia sul ciglio della porta di casa… E dagli stralci di racconti in bianco e nero di Paul Strand, che ci dimostrano come lo straordinario si trovi nell’ordinario, i bambini trarranno ispirazione a loro volta per elaborare una composizione fotografica personale attraverso la tecnica del collage di immagini.

Come?

I bambini verranno accompagnati in una speciale visita animata alla mostra Un Paese: la storia e l’eredità presso Palazzo Magnani, durante la quale, da veri quattrocchi, dovranno aguzzare la vista per scoprire che è uno sguardo curioso è capace di trasformare anche le cose più semplici e comuni.

Il vivissimo Strand entrò per me nella leggenda per il suo silenzio, la sua integrità, la sua indipendenza. Lui non aveva età. L’occhio non ha età. 

– Cesare Zavattini

Quando?

La prima Domenica (14 Maggio ore 16.00 – 18.00) è ormai andata, ma siete ancora in tempo per  Domenica 04 GiugnoDomenica 18 Giugno, dalle ore 16 alle 18.

Costi e prenotazione

7 € a partecipante da versare sul posto. Il costo del laboratorio prevede la visita guidata alla mostra per i bambini.

Il numero massimo dei partecipanti è fissato a 20; per iscriversi o chiedere informazioni inviate una mail a info@museumreloaded.it 

 


L’evento lo trovi anche su Facebook: Strad, uno sguardo straordinario

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Ricette digitali un progetto Museum Reloaded

Da bambina amavo pasticciare, una volta ricordo di avere preso uno Zagor di mio padre (prima e unica volta) e di avere fatto finta fosse un ricettario di pozioni. Inutile dire che non sapevo ancora leggere, o almeno non così bene, e il “fare finta” era decisamente un processo facile.

Occhio di dragoncello, schiuma di rospo, polpette di ragno e… varichina. Trovandomi proprio accanto alla lavatrice era stato facile trovare un secchio e versarci dentro tutto quello che aveva l’aria di magia. Riuscii a convincere una mia amica che il libro recitava proprio varichina, c’era scritto nero su bianco e certo non si poteva sgarrare.

A insospettirla che fosse tutto terribilmente sbagliato fu il mio veloce scatto verso il giardino, dove riversai l’intero contenuto del secchio non appena scese mio padre a controllarci. Mi sgridarono parecchio e a lei dissero che avrebbe potuto insistere di più a dirmi che stavo commettendo una sciocchezza.

Cari genitori, se ci ho messo così poco a farle credere che la varichina fosse un intruglio magico i casi sono due: sono risultata parecchio convincente, con la mia adorabile faccia di bronzo, oppure anche lei era perfettamente calata nel “fare finta”, perché ci credeva come solo un bambino sa credere.

Ma i miei esperimenti culinari non sono sempre stati pericolosi, in realtà penso che quella fu l’unica volta in cui mi azzardai a toccare una “cosa per adulti” (aka detersivo o simili); per il resto mi dilettavo con ciuffetti d’erba, fiorellini, a volte con sabbia altre con fango. Era divertente pasticciare, altrettanto usare le formine di plastica a forma di alimenti.

Museum Reloaded, però, ne ha escogitata una nuova di cucina, quella digitale!

Cucina digitale al Museo del Salame di Felino

Organizzato per i Musei del cibo di Parma, questa domenica (12 marzo, ore 15.30) si terrà presso il Museo del Salame di Felino un laboratorio dove i bambini (dai 7 agli 11 anni) potranno sperimentare, ideare e realizzare ricette tramite applicazioni digitali e tablet.

Si tratta di un laboratorio interattivo che mira a fare conoscere gli ingredienti della cucina tradizionale, quella emiliana, lasciando che i bambini vengano guidati dalla loro innata creatività. Grazie agli strumenti a disposizione, le ricette verranno disegnate e successivamente animate, dando al “fare finta” un aspetto tutto nuovo, tramite il quale i bambini verranno guidati e avvicinati a una delle gioie della nostra regione, ma in realtà di tutta Italia: il cibo.

La partecipazione è completamente gratuita, ma è necessario prenotarsi: il limite massimo dei partecipanti è fissato a 20. Quindi non aspettate oltre e volate a iscrivervi!

Altre informazioni sull’evento le trovate anche qui: Ricette digitali @Museo del Salame.


La tradizione non è solo tra i fornelli, è anche in quello che vedi, in quello che senti, in come lo racconti: Vêntās – il paesaggio in dialetto.

Comunicare in dialetto: il progetto Ventas

Buona domenica cari quattrocchi!

Oggi vi voglio presentare la start up Museum Reloaded con cui ho appena iniziato a collaborare. Si tratta di un programma di innovazione sociale volto a consolidare il legame tra musei e scuole, e per voi sono andata a indagare sul progetto Vêntās – il paesaggio in dialetto intervistando lo staff.

Cos’è Vêntās?

È un programma didattico ideato e condotto da un team tutto al femminile, che grazie al finanziamento da parte della regione Emilia Romagna (IBC) ha potuto coinvolgere le classi delle scuole primarie del neonato comune di Ventasso.

Lo scopo del progetto era quello di rileggere il patrimonio culturale visibile e non, rafforzando il legame tra i cittadini più giovani e i luoghi del loro territorio tramite la riscoperta del dialetto: una forma linguistica che a molti pare come il linguaggio segreto dei nonni, tramite la quale è però possibile svelare un intrinseco legame con le terre che si abitano ancora oggi.

Conosciamo il team

Diletta Pignedoli, nel ruolo di supervisore, ha diretto i lavori di Giulia Sassi, Gloria Spallanzani, Valentina Ferretti e Silvia Schenetti, che riveleranno in questa intervista i passi compiuti, gli obiettivi raggiunti e ciò che ancora resta da realizzare.

A quattrocchi con Museum Reloaded

L’idea era proprio quella di creare un laboratorio che stimolasse un interesse nei confronti del proprio paese e del proprio dialetto, dando vita a una collaborazione generazionale tra studenti e cittadini rivelando un significato intimo, «un ritorno alle origini», secondo Valentina, «il primo passo concreto per dare all’appennino e alla cultura di questi luoghi il valore che merita».

Giulia Sassi, che invece si occupa di mediazione culturale, ha «svolto il compito di progettare i laboratori didattici in collaborazione con le operatrici Valentina e Silvia», prefissandosi come obiettivo quello di creare un coinvolgimento emotivo dei ragazzi con i luoghi a loro più vicini: a proprio paese e con la lingua a lui più familiare, il dialetto, la lingua del cuore», continua Giulia, sostenuta dal pensiero di Valentina che, «per aiutare la comunità montana a comprendere il valore e la ricchezza dei loro luoghi e delle loro tradizioni», ritiene sia indispensabile «partire dai bambini, non sempre visti come la risorsa imprescindibile, che in realtà sono, nel tramandare».

Per Silvia si è trattato del suo primo progetto e proprio per questo è «partita a mente libera, propensa a un contatto nuovo e aperto con i bambini delle scuole elementari, che nel vedere i loro luoghi come musei a cielo aperto hanno iniziato una vera e propria riscoperta», che secondo Giulia ha condotto alla rivisitazione di «un patrimonio culturale fatto di piccole esperienze quotidiane ma estremamente radicate e sentite».

Il programma prevedeva, infatti, un confronto diretto con le esperienze e le emozioni provate dai ragazzi: durante il secondo incontro si è tenuto il laboratorio Il mio posto, durante il quale i partecipanti hanno rappresentato graficamente il loro posto del cuore e condiviso con la classe la storia o l’aneddoto che li lega al luogo scelto. Negli incontri successivi si è poi approfondito l’uso del dialetto tramite lezioni organizzate dagli stessi cittadini del comune, suscitando un forte interesse da parte degli studenti.

Qual è il valore di questo progetto?

Sicuramente quello dell’associazione tra immagini e parole, che si è amplificato nel momento in cui si è cercato di elaborare un’immagine che corrispondesse a un concetto.

«Creare un’immagine visiva condivisa e significativa che rappresenti Vêntās» è stata la sfida di Gloria nel suo ruolo di grafica, dal momento che «non si è trattato di creare semplicemente un logo o un layout: prima ancora di appoggiare la matita sul foglio è necessario fare ricerca e prendere in considerazione i tanti fattori che compongono il progetto».

Di irrealizzato, in effetti, c’è proprio il layout, «ma ancora per poco», dice Gloria, perché grazie all’entusiasmo del team e alla curiosità da parte della comunità, l’intera esperienza si è rivelata coinvolgente e appagante: ha messo in luce una cultura di immagini e parole permettendo ai più piccoli di conoscere le tradizioni, alle volte nascoste, del loro paese, rendendo più saldo il legame tra i cittadini e il loro comune.

Il progetto avrà la sua giornata di restituzione il 25 marzo presso il teatro di Ligonchio, e come dicono a Museum Reloaded, stay tuned!

Per tutto il resto tenete bene gli occhi aperti.