Romanzi formato Sms e Instagram: la moda geek della generazione Z

La generazione Z comprende tutti i nati dalla seconda metà degli anni Novanta fino al 2010.
In pratica sono la versione aggiornata dei Millennial, e si distinguono per il forte attaccamento alle tecnologie e soprattutto a internet.

Chi meglio di questa generazione può vantare l’orgoglio Geek che si festeggia ogni 25 maggio, e al quale nessun quattrocchi può mancare.
Anche perché la figura del Geek è cresciuta sulle spalle del nerd, con il quale condivide il forte entusiasmo per tutto ciò che riguarda la tecnologia e il digitale. Insieme ai caratteristici occhiali dalla montatura nera e spessa.

Il Geek però ha un suo lato più chic, ed è quindi meno hacker e più social addicted.
Ed è proprio a lui che si deve l’arrivo dei romanzi formato Sms e Instagram.
Una moda che piano piano conquista tutti gli smartphone.

Instagram: nuovi capitoli in cambio di like e follower

Instagram: nuovi capitoli in cambio di like e follower

Non serve essere Geek per capire che nello smartphone sono stati racchiusi molti altri oggetti di uso quotidiano.
Oltre a poter telefonare, questo device è un’agenda, una sveglia, una torcia e molto altro ancora.
Quindi perché non un libro elettronico?

Per i lettori accaniti che sfruttano ogni momento per entrare in una storia, avere sempre nuovi racconti a disposizione è sicuramente una grande conquista.
Specialmente se si uniscono il forte impatto delle immagini e il coinvolgimento della narrativa.

Mi è capitato di incappare in alcuni account Instagram dedicati interamente alla pubblicazione di racconti.
E ho trovato la strategia per accalappiare il lettore tanto semplice quanto affascinante.

Ogni foto pubblicata è un nuovo capitolo, alla fine del quale lo scrittore promette il seguito solo se riceverà like e follower.
Una tattica efficace soprattutto quando si tratta di racconti d’avventura o thriller, nei quali il pericolo si nasconde dietro a ogni virgola.

Ma il compito principale di Instagram resta comunque quello di condividere foto, video e grafiche.
E dal momento che c’è un’App per ogni cosa, perché non crearne una per la lettura?

Young Adult: romanzi formato Sms tra horror e vampiri

Young Adult: romanzi formato Sms tra horror e vampiri

Da quelle per allenarsi a quelle per fare la spesa, per segnare i giorni del ciclo mestruale, per imparare le lingue o pesare gli alimenti.

Tra le diverse tipologie di App  c’è anche Hooked, un’applicazione di narrativa che sull’App Store americano ha registrato oltre un milione di download solo nel mese di marzo.

Creata nel 2015, Hooked tiene all’amo lettori e lettrici con diversi generi. Anche se quelli più apprezzati sono l’horror e il fantasy a tema vampiri, purché sia romantico.

Il formato di questa nuova narrativa è quello dell’Sms: storie brevi come fossero chat, con un tempo di lettura che gira intorno ai 6 minuti.
E a leggerlo sono soprattutto le ragazze, di un’età compresa tra gli 11 e i 20 anni.

Dal Giappone i cell phone novel

Dal Giappone i cell phone novel

Le esplosioni di nuove mode fanno spesso pensare si tratti di una cosa molto recente. E soprattutto nostra.
Capita in tutte le parti del mondo, perché viene naturale mettersi al centro di questi boom culturali.

In questo caso, però, l’onda scatenante è partita dal Giappone nel 2000.
A scrivere il primo romanzo via Sms, Deep Love: Ayu no monogatari, è stato un giovane scrittore conosciuto solo tramite il suo pseudonimo: Yoshi.

All’inizio la sua storia veniva trasmessa via Sms, MMS o più semplicemente tramite passaparola.
In seguito, visto il successo, Yoshi aprì un sito internet, rendendo reperibile la sua storia a tutti.

L’esperimento di Yoshi ottenne numerosi consensi, e il suo romanzo venne perfino realizzato sotto forma di dorama, una tipologia di serie televisiva giapponese molto diffusa.
E ben presto anche le case editrici pensarono di aprire a loro volta dei siti internet in cui fare pubblicare racconti agli utenti.
Tutti ovviamente in formato Sms e diventati famosi come cell phone novel.

 

E tu, conosci i romanzi via Sms o Instagram?
Fammi sapere cosa ne pensi, e se hai qualche autore da suggerirmi non scordarti di inserirli nel commento!

 

 

Tre cose che (non) mi rendono una Millennial

Se fino a ieri ero tranquilla e convinta di appartenere alla generazione dei 90s, oggi a quanto pare, prima di fare parte di una qualsiasi decade, sono una Millennials.

Eppure i conti non mi tornano, ecco quindi tre cose che mi rendono difficile sentirmi una Millennials a tutti gli effetti.

Chi sono i Millennials?

L'uso costante dei device da parte dei Millennial

Su chi siano con precisione i Millennial ci sono pareri contrastanti. Alcuni li identificano nei nati tra il 1980 e il 2000 compresi, mentre Treccani parte dal 1985 e come data ultima mette il 2005.

In entrambi i casi con Millennials si intenderebbe una generazione che unisce vent’anni di cambiamenti.
A un primo sguardo, vent’anni possono apparire davvero pochi. Cosa volete che siano rispetto ai secoli di storia che ci fanno studiare a scuola?
Eppure a partire dagli anni Cinquanta di cose ne sono successe, e anche parecchie, molte a una velocità tale da non renderci quasi conto del passaggio.

Questione di device

La tecnologia ha fatto passi da gigante e con l’arrivo di nuovi strumenti e metodi di comunicazione, anche noi abbiamo iniziato a pensare in modo differente.
Abbiamo aumentato la velocità e diminuito la pazienza, tanto da avere bisogno di tenerci occupati con il telefono anche mentre si è impegnati in altro: durante i pranzi di famiglia, durante una conversazione con gli amici, mentre si guarda la tv…

Ma se riflettere su queste cose mi viene spontaneo, ci sono aspetti che solo una neo tredicenne poteva farmi venire in mente.

Viaggio di andata e ritorno per due Millennials

Viaggiare da Millennial con Parola di Quattrocchi

Dare ripetizioni si è rivelato essere il mio modo di viaggiare nel tempo, un momento in cui io e Sofia ci confrontiamo e scopriamo cose che lei non credeva io potessi aver mai visto.
Perché alla fine sembra passato un secolo!

1. Salva e continua

Non tutti i Millennial hanno visto e usato i floppy disk

Premi sul floppy disk prima di chiudere il documento.

Questa estate per preparare i compiti di tecnologia abbiamo usato anche Word.
Dovevamo descrivere il progetto per la realizzazione di una scatola porta oggetti, un vero Art Attack!

Non so cosa mi sia preso, ma la parola “salva” non saltava fuori, così le ho chiesto di cliccare sul floppy disk.
È seguito un lungo silenzio, durante il quale ci siamo fissate come due pesci rossi in una boccia.

2. Ricariche telefoniche e scatto alla risposta

I vecchi cellulari li sceglievamo perché piccoli

Io pagavo lo scatto alla risposta, e all’inizio in casa non avevo la connessione “no limits”.

Quando a tredici anni mi venne dato il primo telefono ricordo di averlo amato alla follia perché piccolo, stondato e provvisto di mini antenna.
Era un Alcatel vinto coi punti Conad.
Lo schermo era grande quanto la falange del mio pollice e si illuminava in arancione.

Mandava e riceveva chiamate e SMS, e se per le prime la Omnitel (la vecchia Vodafone, ricordate?!) chiedeva lo scatto alla risposta per i secondi dovevi stare attento a rispettare il numero di caratteri concessi. Non volevi mica rischiare di rimanere a corto di soldi, vero?

Ora ci si preoccupa della quantità di giga a disposizione, tranquilli di avere un canone mensile fisso.

3. Ho visto le lire

Da bambina usavo le lire

Mia nonna mi raccontava delle lire in formato gigante, e con in mano il pezzo da mille guardavo la vecchietta disegnata e pensavo si trattasse della mia bisnonna.

Aneddoto a parte, un giorno con Sofia si studiava storia. E mi è scappato detto che da bambina compravo le caramelle goleador, le figurine e il gelato con le lire.
Ha sgranato gli occhi, spalancato la bocca e mi ha detto: “anche mamma le usava”.

E se fino a quel momento mi aveva visto come una ragazza, improvvisamente ero diventata coetanea di sua madre.

 

Queste sono solo tre delle ragioni per cui essere definita Millennials mi sta un po’ stretto.
Forse soprattutto perché ho sempre associato questa definizione ai nati nel nuovo millennio, il 2000.
E voi che ne pensate? Gli anni ’90 ci hanno resi diversi dalle nuove generazioni?


Se questo Ci penso io ti è piaciuto, continua a seguirci e preparati… #OcchioAlNatale