Un fumetto per ricordare: Maus, A Survivor’s Tale

Fermati un attimo, per favore, e guardati intorno.

Non so dove ti trovi in questo momento, ma posso provare a indovinarlo: a casa, sdraiato su una poltrona per leggere questo articolo dal tuo smartphone. O su un tram, diretto chissà dove.

Forse sei un po’ nervoso per il traffico, oppure hai avuto una settimana difficile.
Capita a tutti. È normale.

Certo, ci sono stati momenti della nostra storia in cui nulla di tutto questo era normale. Periodi in cui si combatteva la Guerra, quella con la G maiuscola, quella in cui l’essere umano si è davvero impegnato a mostrare il peggio di sé.

Leggi razziali. Deportazione. Il campo di sterminio di Auschwitz (tra i tanti, troppi).

È di questo che parla Maus, A Survivor’s Tale, la celebre graphic novel di Art Spiegelman di cui oggi vorrei parlarti.

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5 step per studiare le lingue a qualsiasi livello

Ciao Quattrocchi, oggi parliamo di un argomento che per me sa proprio di estate.
Ti sembrerà assurdo, ma lo studio delle lingue mi richiama i mesi di giugno e luglio.
In parte perché le belle giornate mi fanno venire voglia di viaggiare, in parte perché memore del periodo d’esami!

Ma non perdiamo tempo: come si studiano le lingue?
Per te ho 3 consigli adatti a qualsiasi livello: che tu sia un B2 che vuole migliorare o un principiante che vuole conquistare il livello A1.

Eviterò di dare spazio alla regola con cui tutti siamo stati tormentati: serve costanza.
Questa è la dura verità, che vale per qualsiasi cosa tu voglia imparare.
Così come è vero che per parlare bene una lingua bisogna dialogare con chi è madrelingua.
Perciò andiamo nello specifico di un percorso individuale.

1. Gli strumenti sono tutto

Gli strumenti sono tutto

Io sono una fan dei libri di carta.
Utilizzo applicazioni e siti internet, dei quali magari parleremo un’altra volta, ma niente batte un buon libro.

Se studi lingue all’università avrai una buona dose di carta da studiare per l’esame, ma non tutti sono funzionali.
Ognuno apprende a modo suo, e a volte servono stimoli diversi dalla solita tabella da compilare.

Per il francese, per esempio, ho trovato molto utile la serie Il grande quaderno d’esercizi per imparare le parole del francese, di Marie Vezzoli e pubblicato da Vallardi Editore.

I termini sono suddivisi per tipologia (nomi, aggettivi etc…) e a loro volta per tema (casa, mezzi di trasporto etc…). Alla fine di ogni volume ci sono 150 esercizi di completamento, collegamento e di ricostruzione delle frasi.

Per il giapponese, invece, ho apprezzato tantissimo Il giapponese per principianti, pubblicato in Italia da Libreria Editrice Cafoscarina.
Ben 34 capitoli in cui vengono spiegate le regole grammaticali tramite una serie di esempi. Tramite dialoghi o racconti brevi.
Un metodo molto efficace, che riprende l’apprendimento naturale a cui tutti veniamo sottoposti da bambini, grazie al dialogo coi genitori.

Anche qui al termine del capitolo si trovano esercizi di completamento o di riscrittura delle frasi.

2. Scrivere a mano mi aiuta a memorizzare

Scrivere a mano mi aiuta a memorizzare

La scrittura mi aiuta a memorizzare meglio quello che studio.
Che siano regole grammaticali, vocaboli o dialoghi su CD audio o podcast, trascrivo tutto quello che c’è da imparare.

Riassumo e schematizzo mettendo in evidenza il nome dell’argomento, quando e come dovrei usare ogni regola.  E mentre scrivo leggo ad alta voce.
Sotto pongo un paio di esercizi d’esempio, così che io abbia a disposizione il materiale utile per la lezione successiva.

L’importante è non sovraccaricare la propria memoria.
Se un argomento ti viene difficile, non importi lo studio del successivo.
Solo perché ti sei imposto di fare un tot pagine al giorno.
Il rischio è quello di sprecare il tempo impiegato.
Piuttosto affronta un maggior numero di esercizi su ciò che hai visto fino a quel momento.

3. Ripetere sempre la lezione precedente

Ripetere sempre la lezione precedente

Come ti dicevo riporto su carta le lezioni, così che la volta successiva sia più semplice il ripasso e la ripetizioni degli argomenti visti in precedenza.

Con il tempo, questo metodo renderà più elastica la tua memoria. E ti sarà più semplice imparare.
E se salterai qualche giorno di lezione, ripassare tutto ti farà tornare meglio nel mood da studio.

Come si ripassa?
Copri con cartoncino o un altro quaderno gli esercizi, e il “come e quando” andrebbe usata la regola. O il significato della parola.
Parla ad alta voce, come se fosse un’interrogazione.
Se non hai idea di cosa tu stia leggendo, allora aggiungi quell’argomento alla parte nuova del giorno.

Una cosa importante: questo step non deve prenderti più tempo di quello utile a studiare la parte nuova.
Quindi non perdere tempo e non accanirti: stai imparando, non pretendere di sapere tutto al primo colpo!

4. Audio in lingua originale

Audio in lingua originale

Parti con i CD audio o i podcast compresi nei libri, e poi passa a Youtube.

Sì, hai capito bene.
Vai a cercare video di tuo interesse in lingua originale.
Guarda anche le serie tv su Netflix, Infinity o TIM Vision. E ricordati che anche i sottotitoli devono essere in lingua originale!

Vanno troppo veloci?
All’inizio farai fatica, è vero, ma è proprio questo il punto.
Seguire l’audio è la parte più complessa.
Accetta di capire una parola su dieci e vai avanti fino a che l’orecchio non si sarà abituato.

Su Youtube seguo Roxxsaurus, inglese, e Amber School, americana.
Hanno una parlantina che viaggia come un treno ad alta velocità.
Le prime volte univo i pezzi del discorso in base alle facce che facevano o a cosa indicavano!
Ora riesco a seguire il discorso, posso ridere alle loro battute e capisco il perché delle loro facce.

Ancora mi sfuggono termini, o i modi di dire, ma non mi frigge più la testa ascoltarle per dieci minuti o più!
E a proposito di mal di testa da ascolto: se le serie tv sono la tua personale fonte di relax, scegli altro.
A me è piaciuto guardare alcuni Disney in giapponese.
Sapere già la trama e i dialoghi, mi ha aiutata ad affrontare la lingua straniera. E capire le corrispondenze tra il discorso in italiano e quello in giapponese.

5. Leggi più che puoi

Leggi più che puoi

Così che si imparano parole nuove, a forza di leggere.
E si fanno propri i vocaboli in generale.

Non è un caso che questa attività non piacesse proprio a tutti da bambini.
Per leggere ci vuole concentrazione, bisogna rispettare gli accenti, le pause e i segni di interpunzione.

Il mio consiglio è quello di leggere più che puoi, ma se non è la tua attività preferita, allora vanno bene due pagine a lezione.

Segna le parole che non conosci, ma segna anche le frasi belle che vorresti dire con spontaneità.
Studiare una lingua è anche questo: imparare quello che si desidera esprimere.

Ovviamente, solo perché sei grande non significa che tu debba partire dai libri che leggeresti nella tua lingua.
Parti dalle favole, che sanno spiegare cose complesse in modo semplice, o da qualche blog online.
Valgono anche le istruzioni per fare avviare il forno, solo non sbirciare la traduzione!

 

 

Black Mirror. Attraverso lo specchio… oscuro

Oggi dovete essere pronti a indossate i vostri occhiali migliori, perché affronteremo tematiche care alla fantascienza.
È possibile controllare i ricordi?
Fino a che punto su può manipolare la memoria di un individuo?

Domande come queste rappresentano preoccupazioni che, nella società tecnologica in cui viviamo, si manifestano sempre più spesso.

 

Black Mirror, di che si tratta?

Apparsa di recente nel panorama televisivo, la serie britannica Black Mirror è composta da tredici episodi in totale. E la particolarità è quella di presentare trame indipendenti, ognuna con la sua riflessione e i suoi personaggi.

L’universo culturale in cui questi si svolgono è una proiezione, in chiave profetica, della società europea tecnologizzata, in particolar modo di quella inglese contemporanea; la serie descrive con maestria scenari futuri o mondi possibili in cui gli aspetti ormai più basilari e i gesti più scontati divengono i centri di gravità di crisi sociali o identitarie.

 

I temi affrontati spaziano dalla paura verso lo spettro del terrorismo, al sensazionalismo operato dagli estremismi politici, dalla percezione identitaria attraverso i social media, alla dipendenza dalla (e l’invasione della) pubblicità nella vita quotidiana.

In parte per non rovinarvi la serie, in parte per non stordirvi già dalla prima volta, ho deciso di concentrarmi su un singolo episodio, il terzo della prima stagione: Ricordi pericolosi (The Entire History of You, in lingua originale).

Già dal titolo può intuirsi il tema principale, e devo dire che ho trovato stimolante il modo in cui viene trattata l’importanza del ricordo per un singolo individuo e quale forza eserciti sul suo agire e sulle conseguenze di queste azioni.

Più di una volta mi è capitato di domandarmi in che modo la vita sarebbe diversa se la memoria fosse perfetta, senza possibilità di errore e capace di immortalare ogni singolo dettaglio; ebbene spero che leggendo quanto segue anche voi possiate immaginarlo.

La trama

In Ricordi Pericolosi la maggior parte delle persone è provvista di un impianto tecnologico chiamato grain integrato nel cervello. Questo apparecchio registra ogni aspetto della vita e in seguito rende disponibile una proiezione video delle nostre giornate, che viene riprodotta in un processo conosciuto come re-do.

Protagonista di questa puntata è Liam Foxwell, giovane avvocato che dopo un colloquio dall’esito incerto si accanisce sui suoi ricordi in un climax crescente.

L’episodio, infatti, affronta l’urgenza che talvolta si percepisce nel voler immortalare i momenti che compongono la nostra vita, per poi potere rivivere indefinitamente ognuno dei ricordi registrati, che subiscono così una trasformazione semantica e passano da semplice contesto o rumore di fondo a testo di un’ossessiva analisi critica.

A quattrocchi con gli SPOILER

Numerosi sono i casi letterari dove è presentato l’argomento dell’androide o del cyborg, un’unione tra il corpo umano e un apparato tecnologico volto a mutarne le potenzialità, e oggi alcuni elementi un tempo fantascientifici stanno diventando comuni: tecnologie adattive che riconoscono i bisogni degli utenti, o microtecnologie elettroniche create per sopperire alle disfunzioni del corpo che hanno effetti invalidanti e probabilmente mortali (si pensi ai peacemaker).

Quello che però l’avanzata tecnologica ancora invidia alla fantascienza è l’introduzione di elementi estranei nel corpo umano non a scopo riparatore, cioè per ristabilire quella mobilità perduta a causa di traumi o per fare le veci di un organo ormai compromesso, ma a scopo migliorativo, di potenziamento.

Sin dal primo momento la tecnologia del grain, la cui traduzione può essere “granello” (di sabbia) o “cristallo” (di sale), assume un ruolo centrale.

Conosciamo il protagonista

Il protagonista Liam Foxwell è chiamato a identificarsi all’aeroporto proprio in virtù dei suoi ricordi, per dimostrare che essi non sono stati alterati e che lui è chi dice di essere. Il significato di questo gesto è duplice poiché da un lato presuppone che l’identità individuale di “Liam” sia data non dal corpo fisico o dal volto, ma dalla sua memoria; in secondo luogo, e per estensione, il gesto assicura alla comunità, attraverso il benestare della guardia di sicurezza, che colui che sale a bordo non rappresenta un pericolo poiché è genuino, non ha subito manipolazione dei ricordi.

Il grain entra a far parte di una assiologia, ossia di un investimento di valori che crea un’opposizione, ancora prima di essere pienamente presentato al lettore[1] e questa è esprimibile come “memoria sintetica sicura”; quello che viene fatto, dunque, è la messa in luce dell’elemento tecnologico-mnemonico attraverso la pronuncia di un giudizio di valore positivo che è espresso dall’affidabilità e dalla garanzia che la guardia riconosce in Liam.

A un livello più profondo ciò che si scorge è una contrapposizione tra memoria naturale e memoria sintetica che verrà esplicitata sotto forma di uno scontro verbale tra i personaggi Colleen e Hallam.

Il processo di re-do è un distacco dalla realtà sensibile, poiché la vista del mondo che circonda la persona in quel momento e in quel luogo viene soppressa, narcotizzata, in favore di un tempo e un luogo del passato: questo in semiotica è chiamato débrayage.

Una tecnologia non troppo lontana

Il ricordo/DVD  può essere proiettato e condiviso con chiunque si desideri, è necessario solo l’ausilio di uno schermo, tutto attraverso l’uso di un telecomando miniaturizzato.

Il passaggio sembra naturale, una tecnologia wireless che permette di avere accesso immediato a una porzione di vita di qualcuno e di vedere il mondo letteralmente attraverso i suoi occhi, ma la conseguenza di questa speculazione fantascientifica è l’eliminazione della distanza da sempre insita nella contrapposizione Me/Altro, anche se questo passaggio è solo parziale. Nel momento in cui si diviene spettatori del ricordo altrui ci si può rendere conto che la visione del mondo e di un dato momento è stata, per quella persona, simile alla nostra, a patto che a nostra volta siamo stati testimoni dell’evento, e che gli occhi altrui sono “come i nostri”.

Cosa dire invece dei sensi di un umano ‘migliorato’ mentre compie un re-do?

Prendiamo ad esempio la scena che segue il litigio tra Ffion e Liam: a causa delle domande di lui riguardo Jonas, i due coniugi per riappacificarsi e riavvicinarsi emotivamente hanno un rapporto sessuale. La scena dapprima mostra un coinvolgente e passionale rapporto tra i due innamorati, che si scambiano carezze, baci e sguardi di desiderio, per poi rivelare che è un ricordo del passato, di un periodo in cui l’attrazione tra i due era al culmine; il presente invece mostra due freddi automi impegnati in uno sforzo fisico ridondante ma incapaci di riconoscersi l’un l’altro attraverso lo sguardo (offuscato dal grain). L’atto sessuale e il ruolo semantico che i due personaggi gli attribuiscono è deprivato del significato attraverso la proiezione del passato, i tempi del “quando eravamo felici” e del “quando ci amavamo” costruiscono una contrapposizione con quello presente del dubbio e, come scopriamo, il conseguente avvelenamento dell’amore che è stato e non potrà più essere.

Dunque la percezione sensibile e il corpo divengono un ponte tra l’io passato nella memoria, che riemerge sempre attraverso la proiezione dei ricordi, e l’io presente, che è un soggetto in fuga dalla realtà e al costante inseguimento di un essere-stato.

Iniziamo a vedere il filo sottile che lega l’apertura dell’episodio a questo momento centrale tenendo a mente che in entrambi i casi sono espressi dei giudizi di valore attraverso le azioni compiute dai personaggi. Nel caso del controllo di sicurezza è l’affidabilità dell’individuo di fronte agli altri a essere sanzionata, cioè sottoposta a giudizio positivo o negativo; mentre nel caso della lite seguita dal sesso è la capacità di restaurare quanto è stato, propria del ricordo.

Se nel primo caso il giudizio è positivo, poiché comporta una ricompensa (Liam supera il controllo e può raggiungere Ffion), nel secondo è negativo, dal momento che al sesso sussegue un distacco, lo stordimento dovuto all’alcool e l’ossessione. Ciò che non cambia è che l’atto di ricordare, l’avere accesso al passato attraverso la tecnologia, viene messo in luce e caricato di significato sia in un momento pubblico sia in uno privato, come condizione necessaria senza la quale gli stessi avvenimenti non potrebbero svolgersi.

La memoria sintetica è il catalizzatore non solo della narrazione, dal momento che l’intero episodio ha comunque una notazione fantascientifica, ma anche del mondo in cui una situazione sociale ordinaria, come il sospetto del tradimento, può essere rivelata. Va notato che, sebbene il finale dell’episodio abbia una connotazione fortemente disforica, cioè ispiri tristezza e sentimenti negativi, la sanzione riguardo i sospetti di Liam e il suo agire è positiva: egli infatti riesce, attraverso l’uso della tecnologia e una minuziosa ricomposizione di quel puzzle di video-ricordi, a far venire alla luce la verità sulla relazione tra Ffion e Jonas.

Ne ha quasi dello straordinario il fatto che l’impossibilità di mentire o di tenere nascoste delle verità, merito della tecnologia migliorativa, possano essere la causa dell’infelicità dell’uomo, ma questa non è l’unico punto di riflessione: ancora una volta viene rimarcata la distanza, forse incolmabile, tra l’avanzata della tecnologia e lo spirito di chi la utilizza.

La scheda di Black Mirror

Uscita: 4 Dicembre 2011 in lingua originale, 10 Ottobre 2012 in italiano;
Genere: Fantascienza, drammatico, grottesco;
Stile: narrazione della quotidianità in chiave distopica e spesso satirica. L’aspetto grottesco rende ordinario agli occhi dello spettatore ciò che nella realtà sarebbe straordinario;
Episodi: Suddivisa in tre stagioni (3, 3+1 speciale, 6); in arrivo la quarta.


[1] Uso qui il termine “lettore” preferendo la sua connotazione semiotica al posto di quello “telespettatore” che si accorderebbe con il mezzo televisivo.