Harry Potter e la discriminazione del diverso

Siamo arrivati alla fine di Luglio, e come vi dicevo nello scorso articolo, per tutto Agosto i contenuti di PdQ si spostano sui social!
Un motivo in più per salutare il blog con un contenuto di un certo valore, non trovi?

A ispirarmi per il Ci penso io di oggi è l’attualità, i tweet contro Roberto Saviano, il poco interesse per la situazione altrui che dilaga sul web e un costante sentimento di ostilità nei confronti del diverso.

Tutti argomenti molto complicati, che ognuno di noi interiorizza a modo suo, e che ho pensato di affrontare il giorno del compleanno di un Quattrocchi davvero famoso: Harry Potter.

31 Luglio: Tanti auguri Harry!

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Se ancora non hai fatto gli auguri al maghetto che ha fatto sognare generazioni di lettori e non solo, questo è il momento giusto.
Tanti auguri Harry!

Quest’anno, tra l’altro, la Salani festeggia anche il ventesimo anniversario dall’uscita del primo libro della saga, avvenuta nel 1998.
Evento per cui non smetterò mai di essere grata, dal momento che la serie di romanzi mi ha accompagnata nella crescita e ancora oggi mi insegna qualcosa.

E prima che aumentino i Cornelius Caramel, “finché non vedo non credo, ma mi riservo il diritto di negare in qualsiasi momento”, ho pensato di usare una lente di ingrandimento su alcuni degli aspetti più importanti presenti nella saga.

1. Con Harry Potter ho conosciuto il bullismo

Da bambini si subiscono molte cose.
Dal sentirsi obbligati a mangiare verdure, fino ai dispetti in classe.

Alcuni di noi affrontano anche il bullismo, ma a volte per esserne consapevoli c’è bisogno di uno sguardo dall’esterno.
Può essere un fratello o una sorella, che si accorgono come il dispetto si sia fatto tormento. Può anche essere un libro, che ti mette davanti a un bambino gracile, con gli occhiali da vista, incastrato in uno sgabuzzino.

Con Harry Potter ho conosciuto il bullismo, ho provato empatia, preoccupandomi per lui.
Nel momento esatto in cui gli è arrivata la lettera, ho provato sollievo. Una sensazione davvero bellissima, che si è diramata nel corpo.

Ho desiderato quella lettera con tutta me stessa.
A 12 anni mi sono pure raccontata la storia di come in Italia la scuola di magia e stregoneria coincida con le superiori.

A parte i miei sogni di bambina, penso proprio di dover ringraziare l’autrice per non avermi fatto sentire il peso di indossare gli occhiali.
La prima volta li ho messi in seconda superiore, e ti dirò, per quanto a volte mi risultassero scomodi, mi sentivo bene nel metterli.

2. In Harry Potter si parla di razzismo

Harry Potter e il razzismo

In inglese i mezzosangue sono suddivisi in un’ulteriore categoria: mudblood e half blood.
Del primo gruppo fa parte l’intelligente, indipendente e generosa Hermione Granger, con genitori babbani. Del secondo, invece, fa parte lo stesso Harry Potter, che da parte materna ha parenti babbani.

Lo stesso Voldemort è un half blood, in quanto il padre era un babbano. Nonostante questo, il suo intento è quello di purificare il mondo magico, eliminando qualsiasi traccia babbana.

Un modo semplice per narrare una cosa complessa e crudele come l’Olocausto e la Seconda Guerra Mondiale.
In questo J.K. Rowling è stata eccezionale: ha ricreato in un modo meraviglioso, nel quale la vita sembra perfino più facile grazie alla magia, una storia che ha colpito l’umanità e ancora oggi cerca di mettere radici.

Cosa ci insegna Harry Potter?

Cosa ci insegna Harry Potter?

Con Harry Potter ho imparato molte cose, e dopo vent’anni sono contenta di dire che continuo a ricevere insegnamenti.

Harry Potter insegna che essere Quattrocchi non è un difetto: si possono realizzare grandi cose con un paio d’occhiali sul naso.
Insegna che la diversità è motivo di inclusione, non di discriminazione. La natura si basa sulle differenze, se così non fosse, io e te non saremmo al mondo.

Insegna che la tua battaglia è anche la mia, soprattutto se io mi trovo in una situazione privilegiata.
Il desiderio di Hermione di aiutare gli elfi domestici è un gesto altruistico da prendere a esempio. Hermione parte già da una situazione di discriminazione, ma rispetto agli elfi domestici la sua è vita.
Portare gli elfi alla condizione in cui lei si trova non la farà retrocedere, anzi, migliorerà la situazione culturale e di conseguenza la società.

Sarà pure un libro per ragazzi, ma l’opportunità di crescita la offre a tutti.
Forse proprio perché il lettore viene messo di fronte a problemi concreti, tangibili e quotidiani. E ci mostra come la strada per la risoluzione sia tortuosa, e con l’orizzonte lontano.

Quindi questa estate ti lascio due compiti: il primo è quello di continuare a seguirci sui nostri canali social, così non ti perdi i Ci penso io, i Recensendo e gli Zoom Mate dell’estate.
Il secondo è quello di pensare a cosa ti ha insegnato Harry Potter, o qualsiasi altro libro abbia significato tanto per te, e come può essere d’aiuto alla società di oggi. Scrivi tutto in un commento qui sotto: lo scambio di punti di vista ci aiuta a crescere.

Salva il fandom: usa il condom! Le protezioni nelle fan-fiction

Dovrei averlo già scritto da qualche parte: all’età di 15 anni ho iniziato a iscrivermi nelle community. Forum come Girl Power, ma soprattutto siti di scrittura.

A quell’età ho scoperto che non ero l’unica a fantasticare su personaggi di libri famosi.
E che quei racconti ambientati a Hogwarts, con il mitico trio, avevano un nome: fan-fiction.

È proprio grazie a questi siti che mi sono fatta una cultura sessuale.
Ho imparato molto sul mio corpo, e sul corpo degli altri.
E ho capito che le protezioni nelle fan-fiction sono un personaggio a sé stante: non sempre compare, e se lo fa non è certo protagonista.

Il gusto di stare in contatto con un tabù

stare a contatto con un tabù

Adolescenza e curiosità vanno di pari passo, ed è un bene. Credo ti insegni a stare al mondo, a conoscere e apprezzare il diverso.
Ho apprezzato e scritto anche storie omosessuali, con personaggi che nei romanzi erano dichiaratamente etero.
Harry e Draco, Lupin e Sirius, Blaise Zabini e Neville Paciock, ora Longbottom.

Le trame venivano arricchite di escamotage. Grazie alle What if qualsiasi cosa raccontata nei romanzi poteva prendere una piega diversa. O addirittura non essere mai accaduta.

Era il mio modo di stare a contatto con un tabù, con una cosa che mette in soggezione, ma che desta curiosità. Qualcosa che volevo capire con tutta me stessa.
Del sesso si ride, ci si scherza sopra perché ci sentiamo in imbarazzo a parlarne.
Un discorso serio sul sesso sembra quasi impossibile. Perché il sesso è quella cosa sbagliata che tutti fanno, ma sempre sbagliata resta.
Come femmina, poi, sentivo il peso di non poter dire che il sesso mi incuriosiva.
Le ragazze devono mantenersi sempre un po’ sante, no?

La verità comunque è una sola: si tratta di un puro fattore culturale.
Ventuno secoli di tradizione che ci ripete come il sesso sia bello perché sporco.

Il fandom è in pericolo!

Il fandom è in pericolo

Ed è così che mezzo fandom ha contratto l’AIDS.

E i motivi erano due:

  1. a scrivere c’erano molti adolescenti;
  2. il preservativo rovinava le scene clou.

Capita anche nel cinema e nei telefilm, al preservativo non viene dato molto spazio.
In genere la giustificazione di chi elabora la storia è che “fare sesso è una cosa sporca”, soprattutto se si è coinvolti. E questo implica scarsa lucidità.

A essere poco lucido, invece, è lo scrittore: sei così preso dal descrivere la scena clou che un dettaglio di troppo potrebbe farla scemare.
Per rimanere in tema, lo scrittore non vuole rovinarsi la scena e allo stesso tempo, teme un calo della libido nel lettore.

A rendere ancora meno probabile l’inserimento di una protezione in una storia erotica è proprio l’età media di chi frequenta le community.
Ci si avvicina a questi mondi proprio perché non li si conosce, e di molte cose ho scoperto di avere una visione edulcorata.

Se poi si scrive o legge di storie omosessuali è anche peggio.
Non essendoci la possibilità di restare incinta, allora a che serve la protezione?

Proteggiamo il lettore

Proteggiamo il lettore

Tanti sono i mezzi con cui fare passare dei messaggi positivi, perché non le fan-fiction?
La trasmissione della cultura non può essere più relegata agli ambiti classici, come la scuola, i libri e i documentari.
Con una cultura pop sempre più presente, abbiamo l’opportunità di raggiungere ragazzi e ragazze di qualsiasi età. Senza che si sentano giudicati o in imbarazzo.

Il lettore viene coinvolto nelle storie che legge, e assorbe anche il più piccolo dei dettagli.
Ecco perché l’immedesimazione nei personaggi che più ci colpiscono può rivelarsi utile: perfino Harry Potter si mette il preservativo!

Ecco, quindi, che salvare il fandom, qualunque esso sia, porta alla protezione del lettore che sta dall’altra parte dello schermo.

 

Bene, ora non ti resta che dirmi cosa ne pensi!
E visto che oggi è l’emoji day, ricordati di aggiungere più faccine possibili =P

 

3 validi motivi per leggere Robert Galbraith

Abbiamo già parlato di Joanne Rowling in uno dei nostri Quattrocchi Pop, nel quale spiegavamo il perché sulle pubblicazioni non compaia il nome per intero, con l’ulteriore aggiunta di una seconda lettera, la K di Kathleen, scelta in onore della nonna.
Per chi è nuovo di queste pagine o si fosse perso la curiosità, la scelta di firmare i libri come J.K. Rowling le era stata suggerita dall’editore. Così da non essere identificata come donna.
Una strategia editoriale che può sembrare assurda, ma al tempo della prima pubblicazione di Harry Potter e la pietra filosofale (26 giugno 1997, Bloomsbury) risultava che i lettori prediligevano autori maschili.
Forse perché le autrici venivano associate al classico romanzo rosa?
Qualunque sia stata la ragione, zia Rowling, come viene chiamata nell’ambiente delle fan fiction, ha conquistato sia ragazzi sia ragazze. Senza dimenticarsi degli adulti, anche loro rimasti affascinati dalla serie di romanzi.

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