“Aladdin” in live action parla di femminismo alle nuove generazioni

In questo periodo, oltre alle collaborazioni Pixar, la Disney ha pensato di rinnovare i suoi classici con i live action.
Qualche tempo fa era toccato a La Bella e la Bestia, ma il vero boom c’è quest’anno: Dumbo, Aladdin, Il re leone.
Grandi classici che mi hanno emozionata con la loro storia e le loro canzoni.

Tra questi, il film d’animazione che cantavo di più era Aladdin: da piccola avevo i capelli lunghi fino in fondo alla schiena, quindi nell’asciugarli avevo il tempo di fare tutto il repertorio.

Questa premessa per dirti che sono andata a vederlo al cinema, pronta a rimanere con un po’ d’amaro in bocca come nel caso di La Bella e la Bestia. Che per quanto abbia trasmesso alcuni messaggi importanti, non mi ha emozionata come la sua versione classica.

Con Aladdin, invece, la Disney ha affinato il tiro: questo live action parla alle nuove generazioni e lo fa in modo coinvolgente.
E dal momento che in un live action vengono aggiunte cose nuove, eviterò gli spoiler sulle parti più succose. Continua a leggere ““Aladdin” in live action parla di femminismo alle nuove generazioni”

Il femminismo anticonvenzionale di Marina Abramovic in “Rhythm 0”

La scena artistica dei secoli scorsi è, rispetto a quella contemporanea, apparentemente popolata da artisti di sesso maschile.
La poca varietà di genere è da riferirsi a parecchi fattori, primo fra tutti il ruolo secondario che la donna ha occupato fino a pochi decenni fa nella società.
Ciò significa che, nonostante l’esistenza di pittrici e scultrici di grande talento, solo alcune sono oggi ricordate a dovere.

La rarità del caso è quindi il motivo dell’interesse morboso in personalità come quella di Frida Khalo, per esempio, in quanto modello del femminismo contemporaneo.

Quindi oggi vorrei darvi un punto di vista diverso, parlando di un’artista contemporanea davvero molto interessante: Marina Abramovic. Continua a leggere “Il femminismo anticonvenzionale di Marina Abramovic in “Rhythm 0””

Il Miniaturista: l’attualità nell’Amsterdam del XVII sec.

Ho visitato Amsterdam nel Gennaio 2015, con la neve e il freddo. Leggere Il Miniaturista di Jesse Burton, che è ambientato proprio ad Amsterdam in inverno, è stato un po’ come tornarci e un po’ come immergersi in un dipinto fiammingo, dato che la storia si svolge nel XVII sec. Attraverso la serie di vicende che si susseguono nella nuova vita di Petronella Oortman, giovane nobildonna di campagna che si trasferisce in città in conseguenza al matrimonio con il ricco mercante Johannes Brandt, molte tematiche interessanti e attuali vengono trattate in modo originale, dal sesso alla sete di potere, dal femminismo all’omofobia, dalla religione al bigottismo.

Tutto ha inizio quando Johannes, un marito assente materialmente e distante dal punto di vista fisico e affettivo, regala a Petronella una casa delle bambole realizzata all’interno di una credenza: una perfetta replica della casa dove adesso vivono insieme alla bisbetica sorella di Joannes, Marin, alla cameriera Cornelia, al domestico di colore Otto, ai due cani e al pappagallino Peebo. Nel tentativo di dare un senso all’insolito regalo del marito, Petronella si rivolge per iscritto alla bottega di un miniaturista che, dopo averle mandato riproduzioni perfette degli abitanti della casa, comincia a spedirle periodicamente insoliti oggettini che sono puntualmente il presagio di ciò che sta per accadere, ma quando Petronella lo cerca alla sua bottega di persona, non trova mai nessuno.

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