Le donne del collezionismo: Gertrude Stein e Peggy Guggenheim

Nessuno di noi dovrebbe mai dare per scontato nulla, soprattutto il motivo per cui conosciamo e riteniamo grandi artisti Jackson Pollock, Pablo Picasso o Salvador Dalì.
Faccio i loro nomi perché sono “figli d’arte” di due donne e dotate di spirito d’intraprendenza, ma soprattutto perché siamo alla fine di marzo, il mese che è tutto dipinto di rosa e che profuma di mimose.
Sto parlando delle due collezioniste più famose del Novecento (o mecenati, se ti piace di più) Gertrude Stein e Peggy Guggenheim.

Gertrude Stein, la mecenate rivoluzionaria

Gertrude Stein, la mecenate rivoluzionaria
Gertrude Stein, a sinistra e il famoso ritratto che di lei fece Pablo Picasso, a destra.

Una piccola biografia

Gertrude è nata in America nel 1874 e ha vissuto la sua vita in Francia, dove ha mostrato la sua apertura rivoluzionaria all’arte a lei contemporanea.

Parigi e altre zone francofone sono state luoghi dove i grandi artisti hanno potuto dimostrare le loro capacità, ed è proprio qui che la Stein entrò in gioco: il suo merito è stato quello di non aver sottovalutato in alcuna maniera le giovani promesse che coloravano le vie di Montmartre, e di aver dato ascolto alle parole di grandi scrittori come Ernest Hemingway.

Fun fact!

Insomma, è sotto le ali di Gertrude che nascono il genio di Picasso, di Matisse e di molti altri che, lo so bene, ti assillano nei libri di storia dell’arte.
Se poi ti stai chiedendo come mai questo nome non ti è nuovo, ho un paio di spiegazioni per te.

Uno dei motivi è quasi sicuramente riconducibile proprio a quel libro che tanto temi, dove avrai visto il ritratto della donna dipinto da Pablo Picasso.
Ma se non sei uno studioso o appassionato d’arte, allora il merito è di Woody Allen.

Nel 2011 infatti è uscito un film tutto dedicato alla Parigi degli anni Venti diretto dal famoso regista americano: Midnight in Paris.
In questo film una splendida Kathy Bates interpreta proprio lei, la nostra Gertrude Stein e, come se la somiglianza impressionante
 tra le due non bastasse, l’attrice viene messa a sedere su una poltrona identica a quella presente nel ritratto sopra citato!

Peggy Guggenheim, eclettica collezionista

Peggy Guggenheim, eclettica collezionista
Peggy Guggenheim e Jackson Pollock

Una piccola biografia

È il 1898, a New York nasce Peggy Guggenheim.
La sua decisione di abbandonare le attività familiari non le impedì di mantenere uno stile di vita abbastanza agiato per potersi dedicare totalmente all’arte.

Il suo primo marito fu un giovane pittore dadaista.
Dopo il divorzio, venne di nuovo ammaliata dal fascino dell’artista e sposò Max Ernst che conobbe una volta trasferitasi a Parigi.

La sua fama è dovuta al fatto che, in un’epoca in cui il mecenatismo “alla Stein” non era più strettamente necessario, Peggy ha voltato il suo sguardo sul vasto orizzonte del collezionismo.

Fun Fact!

Eclettica, esagerata, piena di vita, ha scoperto artisti come Max Ernst, Duchamp e Mondrian.

La maggior parte dei suoi vestiti e molti dei suoi accessori erano piccole opere d’arte “portatili”, come per esempio i famosi orecchini disegnati, progettati e creati dallo stesso Calder per lei.
La sua grande collezione è ora conservata in parte a Venezia, Bilbao e New York.

L’aneddoto più interessante riguarda però il primo museo, quello veneziano.
La collezione è al Palazzo Venier dei Leoni, un tempo dimora della stessa Peggy.
Oggi, nel giardino antistante l’entrata del museo, è possibile vedere la tomba della donna, affiancata da quella dei suoi cagnolini i cui nomi sono stati elegantemente elencati su una lapide marmorea.

 

 

Con questo, Quattrocchi, siamo giunti alla fine di questo piccolo affondo sul mondo del collezionismo e del mecenatismo al femminile.

Facci se questo articolo ti è piaciuto, se hai altri fun fact su queste due grandi donne, e se sei curioso di sapere altro sulla figura della donna nell’arte.
Alla prossima!

The Handmaid’s Tale: confronto tra libro e serie tv

Dopo un inizio fast and furious di letture, sto passando un momento di calma piatta.
Leggo poco e quando leggo alla sera mi addormento quasi subito.
Per fortuna ho portato a termine per la Quattrocchi Reading Challenge Il racconto dell’ancella quando ancora viaggiavo spedita.

Ho inserito il romanzo nella sezione “libri di cui hai visto film o serie tv”.
Di solito seguo il processo inverso: prima leggo il libro e poi guardo la versione cinematografica.
Ma qualche volta mi capita di finire al cinema senza conoscere l’opera originale. Mi è successo con Il grande Gatsby, che ho amato in entrambe le versioni, e anche con Assassinio sull’Orient Express, di cui ho scritto il primo confronto.

Quindi eccomi qui a mettere romanzo e serie tv l’uno di fronte all’altra.
Quale mi sarà piaciuto di più?
Quali sono le differenze che li caratterizzano?

Sono pronta a rispondere a queste e ad altre domande senza fare spoiler! Continua a leggere “The Handmaid’s Tale: confronto tra libro e serie tv”

Giovani autrici e protagoniste imperfette: alla scoperta di Megan Mayhew Bergman e Margaret Malone

Chi dice che le donne non abbiano contribuito alla storia della letteratura, si sbaglia di grosso.

Quasi tutti conoscono grandi scrittrici dell’Ottocento come le sorelle Brontë e Jane Austen, i flussi di coscienza di Virginia Woolf, i gialli di Agatha Christie, per non parlare del rinnovato successo di Margaret Atwood.
Limitarsi ad associare alle autrici il genere rosa è ormai del tutto anacronistico, basti pensare all’impatto di Ursula Le Guin sulla fantascienza, o a J. K. Rowling con la saga di Harry Potter e le nuove avventure in giallo di Cormoran Strike.

Insomma, chi prendendo un libro frutto di una mano femminile pensa ancora a protagoniste in rosa alle prese con problemi sentimentali e poco altro, non potrebbe essere più fuori strada. Ormai tutti i generi sono aperti a tutti gli autori, e molte scrittrici affrontano liberamente temi e narrative di ampio respiro.

Da amante dei racconti, quando la NN editore ha annunciato l’uscita in Italia delle raccolte Paradisi minori di Megan Mayhew Bergman e Animali in salvo di Margaret Malone, ha attirato la mia attenzione.
Non solo perché la scuola americana di narrativa breve è affine ai miei gusti, ma anche perchè ero curiosa di leggere due donne che in Italia avevano ricevuto poca attenzione e me ancora sconosciute.
Aspettarsi però il tipico racconto minimalista è stato un errore: le loro opere sono qualcosa di speciale.
Continua a leggere “Giovani autrici e protagoniste imperfette: alla scoperta di Megan Mayhew Bergman e Margaret Malone”