Tre scrittori italiani raccontano la fine di un mondo

Sai da dove deriva il termine Apocalisse?

La parola ha origine dal greco apokálypsis e significa disvelamento, o scoperta.
Venne adottata dall’ebraismo e in seguito dal cristianesimo per indicare il momento di rivelazione da parte di Dio verso un profeta, anche se negli anni l’uso è cambiato.
Una parola antica, che oggi è associata con un futuro ben preciso: la fine del mondo.

Al pari del termine apocalisse (anzi, molto di più!) la fine dell’esistenza terrena così come la conosciamo è un’idea che affascina l’uomo da tempo immemore.
I miti sulla creazione del mondo sono intrecciati con quelli sulla sua distruzione, e alcune di queste storie sono sopravvissute fino a oggi entrando a far parte della nostra cultura popolare.
Ormai quasi tutti conosciamo il termine Ragnarǫk, dalla mitologia norrena, o abbiamo sentito nominare i famigerati Cavalieri dell’Apocalisse in qualche videogioco, libro o telefilm. Per andare sull’esotico, ricordiamo la profezia Maya sul 2012, con i film annessi, o il panico che accompagnò il nuovo secolo sia nel 2000 che nel lontano anno 1000.

Insomma, immaginare la fine del mondo è spaventoso ma al tempo stesso… terribilmente intrigante.

Molti autori si sono lasciati tentare dall’idea di narrare in forma di romanzo la propria idea di apocalisse, da Cormac McCarthy che ci porta in un’America devastata con La strada a Stephen King con la sua epopea ne L’ombra dello scorpione, passando per classici della fantascienza come La nube purpurea di Matthew Phipps Shiel.

Anche autori italiani si sono cimentati nell’impresa, e  voglio presentarti tre esempi un po’ diversi per il modo in cui è affrontato il tema.

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“Carrie”, una finestra sul bullismo e gli anni Sessanta

L’anno scorso ho riscoperto un autore di cui avevo letto un solo libro al liceo: sto parlando di Stephen King e del suo L’acchiappasogni (2001).

Dopo quel romanzo avevo lasciato perdere l’autore. Non perché le sue opere rientrano nel genere horror, ma perché i suoi libri parlano di orrori sociali. Così tangibili da farti sentire il mostro.

Di libri ne ha scritti parecchi, quindi per ricominciare a leggere King ho pensato di partire dall’inizio.
Carrie (1974) è stato il suo primo romanzo, una finestra sul bullismo e gli anni Sessanta americani.
Mi è piaciuto?
Sì, parecchio, e ora ti spiego il perché. Continua a leggere ““Carrie”, una finestra sul bullismo e gli anni Sessanta”

I miei consigli per un anno di letture

Anno nuovo, tempo di bilanci e buoni propositi!

Da quando ho cominciato a tenere conto dei libri letti grazie a social utili come Anobii e Goodreads, uno dei miei rituali di fine anno è diventato ripercorrere le letture degli ultimi 365 giorni.
Oltre ad assecondare il mio lato maniacale, è anche un piacevole tuffo tra i ricordi dell’anno passato. Per una pendolare come me, i libri sono straordinari compagni di viaggio e a ciascuno sono legati ricordi ed emozioni.

Leggere non dovrebbe mai trasformarsi in una gara, al massimo in una divertente sfida con se stessi (se avete un certo spirito competitivo, s’intende!).
In questo caso una lista delle letture può trasformarsi in un piacevole passatempo, oltre che un memorandum dei testi preferiti e delle nuove scoperte.
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