Il fotoreporter dell’anima: “Orfeo” di Marco Stocco

Le mostre d’arte sono sempre luoghi ideali dove cercare nuovi punti di vista, sopratutto quando si tratta di arte contemporanea e c’è la possibilità di conoscere l’artista e la sua visione, oltre che attraverso le sue opere, anche tramite le sue stesse parole.

Quando Raffaella Ferrari, la critica d’arte, mi ha invitato al vernissage della nuova mostra che ha allestito a Bologna, sapevo che si sarebbe trattato di qualcosa di sorprendente e inconsueto.
E, infatti, non sono rimasta delusa.

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I fotografi cinesi del nuovo millennio

Le origini della storia della fotografia in Cina risalgono alla stipulazione del Trattato di Nanchino del 1842 che segnò la fine della Prima guerra dell’oppio.
Il trattato prevedeva, tra le varie clausole, l’apertura di cinque porti alla residenza straniera e al commercio e la cessione di Hong Kong alla Gran Bretagna.
Così, per via della sempre maggiore presenza di cittadini britannici nella città marittima, iniziarono ad aprire i primi studi fotografici.

Durante il periodo maoista, la fotografia si trasformò in un potente mezzo di propaganda politica. Gruppi di lavoratori e scene di vita quotidiana che incarnavano i valori positivi del Partito comunista cinese furono gli unici soggetti ammessi nelle fotografie dell’epoca.
Tale situazione perdurò fino al 1976, anno in cui Mao Zedong scomparve.

Al volgere degli anni Ottanta, i fotografi, e gli artisti cinesi in generale, iniziarono ad adottare un approccio personale nei confronti delle diverse forme artistiche e nacquero i primi circoli artistici, come il gruppo Star, il gruppo Xiamen Dada e il Salone degli artisti cinesi meridionali.

Tuttavia, ancora negli anni Novanta, la fotografia non era ancora considerata una vera forma di espressione artistica, tanto che il suo insegnamento era escluso dalle accademie e dagli istituti d’arte del Paese.

Ma la fotografia in Cina era ed è in continua evoluzione e alla costante ricerca di nuovi soggetti e nuove tecniche ed è divenuta, in particolar modo al volgere del nuovo millennio, il mezzo più semplice e pratico per raggiungere un vasto pubblico, sia in suolo cinese che all’estero.

Voglio qui presentarti, Car* Quattrocchi, quattro fotografi cinesi, illustrandoti alcune delle loro opere più famose e proporti, seppur brevemente, una mia lettura dei loro scatti.

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Il femminismo anticonvenzionale di Marina Abramovic in “Rhythm 0”

La scena artistica dei secoli scorsi è, rispetto a quella contemporanea, apparentemente popolata da artisti di sesso maschile.
La poca varietà di genere è da riferirsi a parecchi fattori, primo fra tutti il ruolo secondario che la donna ha occupato fino a pochi decenni fa nella società.
Ciò significa che, nonostante l’esistenza di pittrici e scultrici di grande talento, solo alcune sono oggi ricordate a dovere.

La rarità del caso è quindi il motivo dell’interesse morboso in personalità come quella di Frida Khalo, per esempio, in quanto modello del femminismo contemporaneo.

Quindi oggi vorrei darvi un punto di vista diverso, parlando di un’artista contemporanea davvero molto interessante: Marina Abramovic. Continua a leggere “Il femminismo anticonvenzionale di Marina Abramovic in “Rhythm 0””