Off-White e arte concettuale, l’importanza della parola

Che cos’hanno in comune una maison di moda ed uno dei più grandi artisti della corrente concettuale? Che tu ci creda o no, più o meno tutto. A partire dal generale dissenso dei meno appassionati, fino alle modalità di realizzazione del prodotto. Sto parlando, per la precisione, di Off-White e di Joseph Kosuth.

Cos’è Off-White?

Cos'è Off-White?

Andiamo con ordine. Off-White è una maison nata nel 2012 a Milano. Il suo fondatore, Virgil Abloh, ha deciso di proporre una linea di lusso, ma che producesse streetwear. I capi che propone sono oggetto di reazioni controverse, soprattutto per il pubblico italiano, perché il nostro paese è ancora poco abituato a questo stile, si tratta di un fenomeno piuttosto recente e che è più comune in America. Delle molte proposte delle varie collezioni, voglio soffermarmi in particolare sui prodotti dalla linea più minimal in senso stretto, tanto da recare sopra il loro stesso nome scritto sopra (ad esempio, un portafogli che si chiama wallet).

Chi è Joseph Kosuth?

Chi è Joseph Kosuth?
Via: MoMa

Joseph Kosuth è un artista nato nel 1945. La sua produzione è legata alla corrente concettuale e, secondo la sua idea, lo spettatore si allontana dall’esperienza estetica, per avvicinarsi a quella simbolica. Per farlo, ricorre ad un processo complicato quanto geniale: ad esempio, la sua opera One and three chairs è composta da una sedia vera e propria, la definizione che di essa si trova nel vocabolario e la sua rappresentazione fotografica. Questo processo tende a smaterializzare l’oggetto, portandolo ad una dimensione segnica, cioè quella della parola, nonché ad un insieme di scritti che vengono collegati fra di loro.

La parola come fil rouge

Parola

Avrai capito anche tu che il fil rouge del discorso passa proprio attraverso la parola. È interessante la maniera in cui essa può essere utilizzata per scopi diversi, con pesi differenti. Se in Kosuth è il mezzo attraverso cui esprimere un profondo concetto che punta all’allontanamento dall’esperienza estetica, quello di Off-White è un geniale modo di lanciare la bomba dell’irriverenza in un mercato così conservatore e difficile come quello della moda di lusso. Esattamente come, per certi versi, fa anche Balenciaga: capi di alta moda che fanno storcere il naso per il loro dubbio gusto diventano il mezzo attraverso cui gli stilisti di oggi stanno facendo evolvere il mondo della sartoria.

Fun Fact

Fun Fact

Via: nssmag

Off-White un anno fa ha deciso di celebrare il centenario della scultura Fontana di Marcel Duchamp, collocando la firma fasulla che Duchamp appose sull’opera (R. Mutt), sul fronte e sul retro di una felpa, disegnata apposta per l’occasione.

Il mondo dell’arte è poliedrico, complicato, ma affascinante! Ricordati sempre che tutto può essere considerato arte: tutto ciò che ha la stoffa per cambiare il mondo.

Beatrice Venezi: la direttrice d’orchestra che ci fa innamorare della musica classica

Martedì 2 aprile è uscito nelle librerie Allegro con fuoco, innamorarsi della musica classica edito da Utet de Agostini e scritto da Beatrice Venezi.
Non so se questo nome ti dice qualcosa, eppure dovrebbe: e allora chi è Beatrice Venezi?

Beatrice Venezi: tra le persone under 30 più influenti

Nata il 5 marzo 1990 a Lucca, Forbes Italia l’ha inserita tra le 100 persone under 30 più influenti: a soli 29 anni (compiuti da poco) è la più giovane direttrice d’orchestra d’Europa.

allegro con fuoco
http://www.instagram.com/beatricevenezi

Il suo viaggio nella musica è iniziato all’età di sette anni con lo studio del pianoforte, ma è stato il suo maestro di composizione a incoraggiarla a diventare direttrice d’orchestra.

Oggi è il direttore dell’orchestra Scarlatti Young di Napoli e della prima Orchestra nazionale in Armenia, ha già diretto varie orchestre in giro per il mondo ed è il principale direttore ospite durante il Festival Puccini alla Filarmonica di Lucca (città natale sia della Venezi, sia del grande compositore, con cui Beatrice sente da sempre un forte legame).

Ma dimentichiamo la noia, la supponenza, la vecchiaia con cui pensiamo alla musica classica: a tenere la bacchetta è una bellissima ragazza dai vaporosi capelli rossi e in abito da sera, che vuole abbattere i cliché che regolano il suo mondo e che guardano ancora con diffidenza una donna, peraltro giovanissima, a dirigere un’orchestra. Beatrice predilige dirigere in gonna, non tanto per un vezzo fine a se stesso, quanto perché ritiene che la musica classica abbia bisogno sia di riferimenti femminili (che al momento mancano e “le poche donne tendono a reiterare comportamenti maschili”), sia della visione diversa e delle peculiarità che una donna può portare.

Musica classica: è davvero qualcosa di vecchio e ammuffito?

beatrice venezi
http://www.instagram.com/beatricevenezi

L’altro luogo comune che Beatrice Venezi vuole demolire è quello che hanno i “non addetti” ai lavori: la musica classica è difficile, distante, ammuffita, soporifera e lagnosa. Quanti concetti sbagliati!

Se segui il profilo Instagram di Beatrice, infatti, troverai tra le sue stories la spiegazione di alcune opere (Madama Butterfly, La Bohème, Falstaff, Macbeth, Carmen e altre) e vedrai che non sono poi così lontane dalle trame più pop delle serie tv o delle soap opera.

Troverai che non hanno ancora finito di raccontarci qualcosa, che nel 2019 è sempre valido, e ci saranno modelli a cui ispirarti, proprio come fai con i supereroi o con altri protagonisti dei tuoi libri o film preferiti.

Beatrice non passa inosservata

Il suo lavoro e la sua figura non sono passati inosservati.
Ha già vinto numerosi premi e riconoscimenti e, solo per elencarne alcuni, oltre al già citato premio di Forbes Italia ha vinto il Premio Nazionale Gentile da Fabriano – sezione “Carlo Bo per l’arte e la cultura”, il “Premio Donna 8 marzo – La musica per la vita” dagli Amici del Conservatorio di Milano, è presente nell’elenco stilato nel 2016 e 2017 sulle donne più importanti dell’anno secondo il Corriere della Sera ed è appena stata nominata Membro della Consulta femminile del Pontificio Consiglio per la cultura del Vaticano per il triennio 2019-2021.

Insomma, spero di averti fatto capire che ci può essere qualcosa di pop anche nella musica classica.
Che non è solo per gli intellettuali, ma che persino noi giovani possiamo avvicinarci e appassionarci a questa arte.

E, se proprio proprio la musica classica non dovesse convincerti, segui almeno Beatrice Venezi nei favolosi scatti dei suoi viaggi in giro per il mondo (non solo nei teatri più blasonati del Pianeta).

Le donne del collezionismo: Gertrude Stein e Peggy Guggenheim

Nessuno di noi dovrebbe mai dare per scontato nulla, soprattutto il motivo per cui conosciamo e riteniamo grandi artisti Jackson Pollock, Pablo Picasso o Salvador Dalì.
Faccio i loro nomi perché sono “figli d’arte” di due donne e dotate di spirito d’intraprendenza, ma soprattutto perché siamo alla fine di marzo, il mese che è tutto dipinto di rosa e che profuma di mimose.
Sto parlando delle due collezioniste più famose del Novecento (o mecenati, se ti piace di più) Gertrude Stein e Peggy Guggenheim.

Gertrude Stein, la mecenate rivoluzionaria

Gertrude Stein, la mecenate rivoluzionaria
Gertrude Stein, a sinistra e il famoso ritratto che di lei fece Pablo Picasso, a destra.

Una piccola biografia

Gertrude è nata in America nel 1874 e ha vissuto la sua vita in Francia, dove ha mostrato la sua apertura rivoluzionaria all’arte a lei contemporanea.

Parigi e altre zone francofone sono state luoghi dove i grandi artisti hanno potuto dimostrare le loro capacità, ed è proprio qui che la Stein entrò in gioco: il suo merito è stato quello di non aver sottovalutato in alcuna maniera le giovani promesse che coloravano le vie di Montmartre, e di aver dato ascolto alle parole di grandi scrittori come Ernest Hemingway.

Fun fact!

Insomma, è sotto le ali di Gertrude che nascono il genio di Picasso, di Matisse e di molti altri che, lo so bene, ti assillano nei libri di storia dell’arte.
Se poi ti stai chiedendo come mai questo nome non ti è nuovo, ho un paio di spiegazioni per te.

Uno dei motivi è quasi sicuramente riconducibile proprio a quel libro che tanto temi, dove avrai visto il ritratto della donna dipinto da Pablo Picasso.
Ma se non sei uno studioso o appassionato d’arte, allora il merito è di Woody Allen.

Nel 2011 infatti è uscito un film tutto dedicato alla Parigi degli anni Venti diretto dal famoso regista americano: Midnight in Paris.
In questo film una splendida Kathy Bates interpreta proprio lei, la nostra Gertrude Stein e, come se la somiglianza impressionante
 tra le due non bastasse, l’attrice viene messa a sedere su una poltrona identica a quella presente nel ritratto sopra citato!

Peggy Guggenheim, eclettica collezionista

Peggy Guggenheim, eclettica collezionista
Peggy Guggenheim e Jackson Pollock

Una piccola biografia

È il 1898, a New York nasce Peggy Guggenheim.
La sua decisione di abbandonare le attività familiari non le impedì di mantenere uno stile di vita abbastanza agiato per potersi dedicare totalmente all’arte.

Il suo primo marito fu un giovane pittore dadaista.
Dopo il divorzio, venne di nuovo ammaliata dal fascino dell’artista e sposò Max Ernst che conobbe una volta trasferitasi a Parigi.

La sua fama è dovuta al fatto che, in un’epoca in cui il mecenatismo “alla Stein” non era più strettamente necessario, Peggy ha voltato il suo sguardo sul vasto orizzonte del collezionismo.

Fun Fact!

Eclettica, esagerata, piena di vita, ha scoperto artisti come Max Ernst, Duchamp e Mondrian.

La maggior parte dei suoi vestiti e molti dei suoi accessori erano piccole opere d’arte “portatili”, come per esempio i famosi orecchini disegnati, progettati e creati dallo stesso Calder per lei.
La sua grande collezione è ora conservata in parte a Venezia, Bilbao e New York.

L’aneddoto più interessante riguarda però il primo museo, quello veneziano.
La collezione è al Palazzo Venier dei Leoni, un tempo dimora della stessa Peggy.
Oggi, nel giardino antistante l’entrata del museo, è possibile vedere la tomba della donna, affiancata da quella dei suoi cagnolini i cui nomi sono stati elegantemente elencati su una lapide marmorea.

 

 

Con questo, Quattrocchi, siamo giunti alla fine di questo piccolo affondo sul mondo del collezionismo e del mecenatismo al femminile.

Facci se questo articolo ti è piaciuto, se hai altri fun fact su queste due grandi donne, e se sei curioso di sapere altro sulla figura della donna nell’arte.
Alla prossima!