3 App utili per girare in città (soprattutto da sol*)

Fa uno strano effetto dire “vado a fare un giro in centro”, perché ora parlo di Milano.
Senza nulla togliere a Reggio Emilia, ma è come confrontare una cartina in scala con la realtà. 

I due centri, oltre all’ampiezza, sono diversi per la quantità di persone che li visitano e delle strade da girare.
La sensazione è proprio quella di essere finita in uno spazio molto più ampio e di non vederne i limiti.

Milano è una destinazione molto gettonata per le gite scolastiche, l’ho visitata più di una volta, ma mai da sola.
Tra le visite ai monumenti con la classe, una mostra d’arte con Damiano e le fiere di libri, visitate con altri Quattrocchi, non mi sono mai preoccupata troppo di cavarmela con i miei mezzi.

Dicono, però, che ci sia una prima volta per tutto. E in questo caso, l’occasione di andare a Milano si è presentata grazie a dei colloqui.
E nella speranza che andasse tutto in porto, avevo anche preso appuntamento per visitare un paio di case in affitto.

Il fatto che avessi già visto Milano contava poco.
Dove lo mettiamo lo stress di essere sotto esame, di non sapere dove si trova l’azienda che ti aspetta e di non essere pratica dei mezzi della città?

Per questo ho pensato di sfruttare questa esperienza per consigliarti 3 applicazioni per girare con più serenità.
L’idea è di darti una base da cui partire per organizzare una trasferta senza accompagnatori, quindi allaccia le cinture che si parte. Continua a leggere “3 App utili per girare in città (soprattutto da sol*)”

La mia adolescenza con Apple: cose mai dette

Qualche tempo fa il mio pc ha fatto crack.
Un rumore terribile, te l’assicuro. Specialmente mentre stai guardando una serie tv comodamente sdraiata sul letto.

Ho comprato questo computer a Gennaio 2017, l’ho sempre trattato con estremo riguardo. Conscia del fatto che non me ne sarei potuta permettere un altro.
E già il fatto che l’abbia pagato meno di un telefono (è costato 270 €) può far capire due cose: questo è quello che passa il convento e, soprattutto, non sarebbe durato a lungo.
Nonostante questo non credevo avrebbe fatto crack.

Ora che mi ritrovo con un pc portatile diventato fisso perché impossibile da chiudere, non posso fare a meno di ripensare alla mia adolescenza con Apple.
Ecco, quindi, tutte le cose mai dette che la Mela mi ha permesso di fare senza ripercussioni.

Questione di durata: guai a staccare la spina

Questione di durata: guai a staccare la spina

Il mio Apple ha dieci anni.
Un McBook Pro di cui la casa madre non produce più le batterie di ricambio, in quanto si tratta di un modello antiquato.
Ora sostituito da fratelli più giovani, leggeri e prestanti.
Di conseguenza, le batterie vengono realizzate da terzi ed è inutile dire che non sono efficaci come le originali.

Da adolescente sconsiderata quale ero, al mio McBook Pro ho fatto subire le cose più indicibili. Tra le quali la carica costante e senza sosta.

Soffrivo dell’ansia dello scrittore: se perdo quello che ho scritto la mia vita è finita.
Un pensiero assolutamente giustificato e per niente irrazionale, che colpisce prettamente gli scrittori amatoriali.
Una volta mi capitò di togliere la batteria e tenere collegato il computer con solo l’alimentazione. In un momento di foga creativa, accavallai le gambe e nel farlo trascinai via il cavo con il piede.

Il computer si spense di botto e il panico si impossessò della mia persona.

Ritrovai tutto grazie all’auto-salvataggio, ma ne rimasi così traumatizzata che da quel momento volli prendere una doppia precauzione.
La batteria doveva stare sempre inserita e il cavo dell’alimentazione sempre attaccato.
Nessuna pausa, guai a staccare la spina!

Vuoi sapere se ho fatto esplodere la batteria?
No, la Apple è stata costruita per persone incapaci tecnologicamente proprio come me.
Le loro batterie sono predisposte a 300 cicli di ricarica. Un ciclo corrisponde al 100%, quindi se la batteria viene caricata a partire dal 50% hai sfruttato solo mezzo ciclo.
Ma soprattutto, all’arrivo della carica massima, la batteria smette di immagazzinare energia inutilmente.

A proposito di precauzioni: coi porno come la mettiamo?

A proposito di precauzioni: coi porno come la mettiamo?

Non ti azzardare a dire che non hai mai visto un porno.
Tutti ne abbiamo visti almeno un paio, così per farci un’idea.
Chi in compagnia per sdrammatizzare, condividere l’imbarazzo, chi per errore, chi per curiosità, chi per interesse…

Di motivazioni ce ne sono a migliaia, e va bene così.
Essere curiosi fa bene, capire come funziona il sesso fa bene e capire che non è come nei porno fa ancora meglio.
Ma questo è un discorso a parte, torniamo alla Mela.

Ho dato qualche morso, diciamo.
Giravo sul web in cerca di informazioni e ho trovato qualche video.
Alcuni interessanti, altri traumatizzanti, altri ancora disgustosi.
Tutti senza preoccuparmi di prendere un qualche dannato virus.

Cose da non prendere alla leggera e per le quali basta la giusta precauzione per viverle con più serenità.

Muoversi in incognito: ma che significa?

Muoversi in incognito: ma che significa?

Non lasciare tracce su internet è una bella impresa.
In realtà qualcosa di tuo resta comunque, ma lo vedevo come un problema.
Anche perché mica pensavo che qualcuno potesse davvero tenere conto delle mie ricerche.
A me bastava cancellare la cronologia.

A causa di questo non ho mai capito che cosa fosse la navigazione in incognito.
Quale strano patto col diavolo dovevi fare per poterla usare, e soprattutto a cosa servisse.

Ora so che mi basta cliccare di destro sull’icona del browser.
Semplice.
Utilizzarla, però, è un’altra cosa.

 

Questo era un assaggio della mia adolescenza, ti riconosci in questi racconti?
Nello scrivere questa sorta di pagina di diario, mi sono resa conto di quante cose mi ha dato il web. Tra prove di connessione, chat e scrittura.
Se ti va di condividere con me le tue esperienze, lasciami un commento, altrimenti per scoprire altre cose su di me basta un piccolo like!

L’importanza di avere CartaBianca

Buongiorno quattrocchi! Per il World Press Freedom Day, che nel caso non lo sappiate cade proprio oggi, abbiamo pensato di confrontarci con Carta Bianca Publishing, una piccola società di gran carattere gestita da Paola Arosio e Diego Meozzi.

Giornalisti che oggi si occupano di editoria elettronica, web design e sviluppo di App e che tra i partner commerciali vantano LaFeltrinelli, StreetLib, Kobo e Amazon, per citarne solo alcuni.

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