La mia adolescenza con Apple: cose mai dette

Qualche tempo fa il mio pc ha fatto crack.
Un rumore terribile, te l’assicuro. Specialmente mentre stai guardando una serie tv comodamente sdraiata sul letto.

Ho comprato questo computer a Gennaio 2017, l’ho sempre trattato con estremo riguardo. Conscia del fatto che non me ne sarei potuta permettere un altro.
E già il fatto che l’abbia pagato meno di un telefono (è costato 270 €) può far capire due cose: questo è quello che passa il convento e, soprattutto, non sarebbe durato a lungo.
Nonostante questo non credevo avrebbe fatto crack.

Ora che mi ritrovo con un pc portatile diventato fisso perché impossibile da chiudere, non posso fare a meno di ripensare alla mia adolescenza con Apple.
Ecco, quindi, tutte le cose mai dette che la Mela mi ha permesso di fare senza ripercussioni.

Questione di durata: guai a staccare la spina

Questione di durata: guai a staccare la spina

Il mio Apple ha dieci anni.
Un McBook Pro di cui la casa madre non produce più le batterie di ricambio, in quanto si tratta di un modello antiquato.
Ora sostituito da fratelli più giovani, leggeri e prestanti.
Di conseguenza, le batterie vengono realizzate da terzi ed è inutile dire che non sono efficaci come le originali.

Da adolescente sconsiderata quale ero, al mio McBook Pro ho fatto subire le cose più indicibili. Tra le quali la carica costante e senza sosta.

Soffrivo dell’ansia dello scrittore: se perdo quello che ho scritto la mia vita è finita.
Un pensiero assolutamente giustificato e per niente irrazionale, che colpisce prettamente gli scrittori amatoriali.
Una volta mi capitò di togliere la batteria e tenere collegato il computer con solo l’alimentazione. In un momento di foga creativa, accavallai le gambe e nel farlo trascinai via il cavo con il piede.

Il computer si spense di botto e il panico si impossessò della mia persona.

Ritrovai tutto grazie all’auto-salvataggio, ma ne rimasi così traumatizzata che da quel momento volli prendere una doppia precauzione.
La batteria doveva stare sempre inserita e il cavo dell’alimentazione sempre attaccato.
Nessuna pausa, guai a staccare la spina!

Vuoi sapere se ho fatto esplodere la batteria?
No, la Apple è stata costruita per persone incapaci tecnologicamente proprio come me.
Le loro batterie sono predisposte a 300 cicli di ricarica. Un ciclo corrisponde al 100%, quindi se la batteria viene caricata a partire dal 50% hai sfruttato solo mezzo ciclo.
Ma soprattutto, all’arrivo della carica massima, la batteria smette di immagazzinare energia inutilmente.

A proposito di precauzioni: coi porno come la mettiamo?

A proposito di precauzioni: coi porno come la mettiamo?

Non ti azzardare a dire che non hai mai visto un porno.
Tutti ne abbiamo visti almeno un paio, così per farci un’idea.
Chi in compagnia per sdrammatizzare, condividere l’imbarazzo, chi per errore, chi per curiosità, chi per interesse…

Di motivazioni ce ne sono a migliaia, e va bene così.
Essere curiosi fa bene, capire come funziona il sesso fa bene e capire che non è come nei porno fa ancora meglio.
Ma questo è un discorso a parte, torniamo alla Mela.

Ho dato qualche morso, diciamo.
Giravo sul web in cerca di informazioni e ho trovato qualche video.
Alcuni interessanti, altri traumatizzanti, altri ancora disgustosi.
Tutti senza preoccuparmi di prendere un qualche dannato virus.

Cose da non prendere alla leggera e per le quali basta la giusta precauzione per viverle con più serenità.

Muoversi in incognito: ma che significa?

Muoversi in incognito: ma che significa?

Non lasciare tracce su internet è una bella impresa.
In realtà qualcosa di tuo resta comunque, ma lo vedevo come un problema.
Anche perché mica pensavo che qualcuno potesse davvero tenere conto delle mie ricerche.
A me bastava cancellare la cronologia.

A causa di questo non ho mai capito che cosa fosse la navigazione in incognito.
Quale strano patto col diavolo dovevi fare per poterla usare, e soprattutto a cosa servisse.

Ora so che mi basta cliccare di destro sull’icona del browser.
Semplice.
Utilizzarla, però, è un’altra cosa.

 

Questo era un assaggio della mia adolescenza, ti riconosci in questi racconti?
Nello scrivere questa sorta di pagina di diario, mi sono resa conto di quante cose mi ha dato il web. Tra prove di connessione, chat e scrittura.
Se ti va di condividere con me le tue esperienze, lasciami un commento, altrimenti per scoprire altre cose su di me basta un piccolo like!

Quel Barone che non ti aspetti

Sappiamo tutti che, con il passare degli anni, il tempo per godersi un bel libro si riduce sempre di più.
Ma quando ero un ragazzino (oddio, quanti anni sono passati?!) questo problema non si poneva ancora.
Se a ciò aggiungiamo che ero tra i pochi a non avere in casa una Playstation ma, in compenso, vivevo vicino a una biblioteca ben fornita, va da sé che io abbia letto molti classici per ragazzi e ragazze.
Ma non tutti, ovviamente. Ho quindi deciso di approfittare della Popsugar Reading Challenge per colmare qualche imperdonabile lacuna.

Così, mi sono procurato Il Barone Rampante di Italo Calvino.
Un classico tra i classici, perfetto per una bella recensione su Quattrocchi!
Ma le cose non sono andate esattamente come avevo previsto…

Una vita rampante

Una vita rampante

La trama del romanzo di Calvino è risaputa: come gesto di protesta contro un padre autoritario, il giovane Cosimo Piovasco di Rondò si arrampica su un albero e decide che non scenderà mai più.

Cosimo mantiene la sua parola, ma non per questo trascorre una vita noiosa, anzi! Passando da una pianta all’altra riesce a vivere le avventure fantastiche che ci aspetteremmo di trovare in un libro per ragazzi.

Ogni capitolo del romanzo descrive una di queste avventure.
Fare una sinossi della trama risulta piuttosto difficile, perché gli episodi sono collegati tra di loro in maniera piuttosto blanda, salvo un paio di eccezioni.
Quando mi sono reso conto di ciò, per un attimo ho temuto di avere sbagliato libro: come potevo recensire una storia che si compone di una ventina di racconti diversi tra loro? Non era quello che avevo in mente!
Tuttavia, forse ispirato dalla cocciutaggine di Cosimo, non mi sono dato per vinto e ho finito questo classico della gioventù… Solo per rendermi conto che non è solo un libro per adolescenti!

Calvino, uno di noi

Calvino, uno di noi

Va fatta una premessa importante: Italo Calvino scrisse Il Barone Rampante all’età di trentatré anni.
Chi scrive questa recensione ne ha di meno, ma non troppi.

È un periodo della vita in cui si è detto addio alle comodità della vita scolastica e si è entrati nella vita adulta. Vuoi dalla porta dell’università, vuoi da quella del lavoro.
Ma con così poca esperienza nel proprio bagaglio personale da lasciare spesso confusi a riguardo e, ahinoi, nostalgici di quello che ci si è lasciati alle spalle.

Ma perché parlare della vita dei giovani adulti nella recensione di un libro per ragazzi?

La risposta è semplice e allo stesso tempo non scontata: Cosimo ha un tratto che lo distingue da molti dei suoi colleghi protagonisti dei classici dell’infanzia.
Cosimo cresce.
Quando si arrampica sul primo albero non è che un adolescente ribelle, ma su quei rami passa tutta la vita e, anche se questa ci viene raccontata fino alla fine, Calvino dedica la quasi totalità del romanzo al periodo di transizione tra la fanciullezza e l’età adulta del suo protagonista.

Cosimo attraversa numerose avventure, ma ognuna di queste lascia un segno sul suo carattere. La difesa dei propri concittadini, l’impegno per la politica e lo studio degli ideali dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese.

Per non parlare dell’amore, al quale si potrebbe dedicare una recensione a sé stante! Chiunque abbia mai patito pene d’amore proverà un’empatia agrodolce per la storia tra Cosimo e Viola.
Non si tratta di due adolescenti che si scoprono a vicenda, bensì due persone adulte, ognuna con il proprio carattere da conciliare con quello dell’altra.
Ed è proprio attraverso questo genere di esperienze che il ragazzo diventa un uomo.

Una morale rampante

Una morale rampante

Alla fine, ciò che più mi ha colpito e mi ha persuaso del fatto che non si tratti solo di un romanzo per ragazzi, è la morale che Calvino vuole raccontarci.

Cosimo sale sugli alberi come gesto di ribellione adolescenziale, ma vi rimane per una scelta consapevole: tra quei rami ha finalmente trovato la sua vita.

La ricerca di se stessi è il grande tema di Il Barone Rampante.
Cosimo non è più un bambino e, diventando adulto, sente il bisogno di sapere chi sia veramente.
Come accade a molti di noi, lo fa stravolgendo le proprie prospettive, salendo in cima agli alberi: la metafora di un’indipendenza che è il simbolo dell’età adulta.

Calvino però ci ricorda che diventare indipendenti non significa isolarsi, anzi.
Per assurdo, dal momento in cui Cosimo sale sui rami si fa più vicino che mai alle persone che vivono per terra: ascolta i loro problemi, offre aiuto e alla fine diventa una guida rispettata per la sua comunità.

Il senso di responsabilità è il vero, grande traguardo dell’età adulta.
Cosimo dedica tutta la sua vita ad aiutare gli altri e, attraverso loro, anche se stesso. Un insegnamento che di certo non troviamo nelle spericolate, ma fanciullesche, avventure di Gian Burrasca, Mowgli o Sandokan!

Il Barone Rampante è una lettura che che mi ha sorpreso come pochi libri sono riusciti a fare. E te lo consiglio.
Se lo hai già letto, prova a prenderlo nuovamente tra le mani.
Potresti scoprire che, con il passare degli anni, anche tu sei hai vissuto sugli alberi insieme a Cosimo.

Sfide social da non imitare

Youtube è a metà strada tra la vecchia Tv e i nuovi social, e non stupisce che proprio dai suoi video escano le tendenze più seguite.
Dalle cose più innocue, come chiedere di rispondere ai post su Instagram con il nome “Gino”, a quelle più pericolose e incoscienti.
L’ultima arrivata tra le sfide social da non imitare, è la Tide Pods Challenge.

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