Unioni civili: perché sono importanti per tutti

Questo 4 giugno abbiamo festeggiato il cinquantesimo anniversario del Gay Pride, la sfilata per la rivendicazione dei diritti della comunità LGBTQ.

Cinquant’anni sono tanti, soprattutto quando si deve lottare per vedere riconosciuto il proprio orientamento sessuale e la libertà di esprimerlo.
Per fortuna, questa lotta continua non è stata inutile e oggi possiamo vederne i risultati.

Intendiamoci, le coppie omosessuali ci sono sempre state, ma grazie a queste battaglie, sempre più persone hanno avuto il coraggio di uscire allo scoperto. Ci sono ancora molte, troppe difficoltà, ma non si può neppure negare che la reazione sociale sia di gran lunga migliorata rispetto a qualche decennio fa.
Tutto ciò ha costretto (un brutto termine da utilizzare, ma è la verità) il legislatore italiano a predisporre una legge per regolare questo tipo di rapporti.

Con la legge n. 76 del 20 maggio 2016, sono nate le unioni civili. E se da un lato è normale che il diritto si trovi sempre un passo indietro rispetto alle evoluzioni sociali, è altrettanto vero che un riconoscimento giuridico segna un traguardo fondamentale verso l’obiettivo dell’integrazione.

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Quando l’arte si fa nobile: intervista al Conte Giulio Maccavino

Oggi è Giovedì 16 Maggio, la giornata che la #MuseumWeek 2019 dedica all’Arcobaleno, un simbolo che non significa soltanto colore e arte, ma anche diversità e fantasia.
Temi che ho deciso di affrontare intervistando il Conte Giulio Maccavino, nobile compositore di brani musicali d’altri tempi (tra i quali mi sento in dovere di citare Sedere, mio amico fedele e La Cammellara di Budapest, consigliatissimi), che gli hanno permesso di arrivare fino alle semifinali dell’edizione 2019 di Italia’s Got Talent.

I suoi costumi di scena, i suoi modi nobiliari e il suo particolarissimo stile musicale lo rendono senza dubbio un personaggio perfetto per la #RainbowMW.

La vostra scelta artistica, definita “dance barocca”, è senza dubbio singolare. Mi dica, Conte Giulio, cosa l’ha ispirata a prendere la decisione di gettarsi nella mischia?

Il nostro obiettivo consiste nel criticare un certo tipo di arte attraverso l’arte.
Le canzoni contemporanee stanno via via mettendo da parte la musica a favore di testi semplici e accattivanti.

Il rap e la trap sono emblematici: basi monotone e ripetitive accompagnate da fiumi di parole.
Noi abbiamo ribaltato la situazione: utilizziamo armonie complesse e barocche per sfoggiare testi leggeri, ironici e apparentemente senza significato.

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Il mito di Antigone: la figura femminile nel conflitto tra morale e diritto

“Dura lex sed lex” dicevano i latini.
La legge, anche se dura, è pur sempre la legge. E come tale, va rispettata.
Anche se a volte ci sembra davvero incomprensibile.

Ormai non passa un giorno senza che si debba venire a sapere di una nuova inchiesta giudiziaria.
Rapine, violenza, corruzione: la materia prima non manca di certo.
Di queste tristi vicende, però, il comune denominatore è la sete di giustizia delle vittime.
Perché è a questo che serve la legge, giusto?

Purtroppo, è capitato fin troppe volte di assistere alla rabbia di quelle persone che, entrate in un aula di tribunale per ottenere giustizia, si siano invece sentite tradite. Peggio, abbandonate proprio da chi avrebbe dovuto proteggerle.

In questi casi, viene ripetuto un solo mantra: “le sentenze vanno rispettate”.
Come laureato in Giurisprudenza, non posso che essere d’accordo.
Ma è davvero tutto qui?
Quando la legge parla, la giustizia non può fare altro che chinare il capo?

Non proprio, per fortuna.
La soluzione al conflitto tra legge e giustizia non è affatto scontata ed è un problema che l’uomo si è posto da molto tempo, da prima ancora che venisse edificata la prima aula di tribunale.

Proprio di questo conflitto, infatti, parla il mito di Antigone.

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