Spiderman: chi si nasconde dietro la maschera?

L’anno scorso la Sony ha preparato per i fan della Marvel un regalo di Natale succulento: il film di animazione Spiderman: Into the Spider-Verse, che al cinema troverete con il nome meno riuscito di Spiderman: Un Nuovo Universo.

Da appassionato del caro, vecchio Uomo Ragno non ho potuto perdermi l’occasione di rivederlo sugli schermi, dove non sempre ha fatto una bellissima figura.
Sì, Tobey Maguire di Spiderman 3, sto parlando proprio di te!

Ma in alto i cuori (e i lancia-ragnatele)! Spiderman: Into the Spider-Verse è un vero gioiellino, che presenta in modo nuovo e divertente alcuni dei più riusciti personaggi dell’Universo Marvel. Continua a leggere “Spiderman: chi si nasconde dietro la maschera?”

Quel Barone che non ti aspetti

Sappiamo tutti che, con il passare degli anni, il tempo per godersi un bel libro si riduce sempre di più.
Ma quando ero un ragazzino (oddio, quanti anni sono passati?!) questo problema non si poneva ancora.
Se a ciò aggiungiamo che ero tra i pochi a non avere in casa una Playstation ma, in compenso, vivevo vicino a una biblioteca ben fornita, va da sé che io abbia letto molti classici per ragazzi e ragazze.
Ma non tutti, ovviamente. Ho quindi deciso di approfittare della Popsugar Reading Challenge per colmare qualche imperdonabile lacuna.

Così, mi sono procurato Il Barone Rampante di Italo Calvino.
Un classico tra i classici, perfetto per una bella recensione su Quattrocchi!
Ma le cose non sono andate esattamente come avevo previsto…

Una vita rampante

Una vita rampante

La trama del romanzo di Calvino è risaputa: come gesto di protesta contro un padre autoritario, il giovane Cosimo Piovasco di Rondò si arrampica su un albero e decide che non scenderà mai più.

Cosimo mantiene la sua parola, ma non per questo trascorre una vita noiosa, anzi! Passando da una pianta all’altra riesce a vivere le avventure fantastiche che ci aspetteremmo di trovare in un libro per ragazzi.

Ogni capitolo del romanzo descrive una di queste avventure.
Fare una sinossi della trama risulta piuttosto difficile, perché gli episodi sono collegati tra di loro in maniera piuttosto blanda, salvo un paio di eccezioni.
Quando mi sono reso conto di ciò, per un attimo ho temuto di avere sbagliato libro: come potevo recensire una storia che si compone di una ventina di racconti diversi tra loro? Non era quello che avevo in mente!
Tuttavia, forse ispirato dalla cocciutaggine di Cosimo, non mi sono dato per vinto e ho finito questo classico della gioventù… Solo per rendermi conto che non è solo un libro per adolescenti!

Calvino, uno di noi

Calvino, uno di noi

Va fatta una premessa importante: Italo Calvino scrisse Il Barone Rampante all’età di trentatré anni.
Chi scrive questa recensione ne ha di meno, ma non troppi.

È un periodo della vita in cui si è detto addio alle comodità della vita scolastica e si è entrati nella vita adulta. Vuoi dalla porta dell’università, vuoi da quella del lavoro.
Ma con così poca esperienza nel proprio bagaglio personale da lasciare spesso confusi a riguardo e, ahinoi, nostalgici di quello che ci si è lasciati alle spalle.

Ma perché parlare della vita dei giovani adulti nella recensione di un libro per ragazzi?

La risposta è semplice e allo stesso tempo non scontata: Cosimo ha un tratto che lo distingue da molti dei suoi colleghi protagonisti dei classici dell’infanzia.
Cosimo cresce.
Quando si arrampica sul primo albero non è che un adolescente ribelle, ma su quei rami passa tutta la vita e, anche se questa ci viene raccontata fino alla fine, Calvino dedica la quasi totalità del romanzo al periodo di transizione tra la fanciullezza e l’età adulta del suo protagonista.

Cosimo attraversa numerose avventure, ma ognuna di queste lascia un segno sul suo carattere. La difesa dei propri concittadini, l’impegno per la politica e lo studio degli ideali dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese.

Per non parlare dell’amore, al quale si potrebbe dedicare una recensione a sé stante! Chiunque abbia mai patito pene d’amore proverà un’empatia agrodolce per la storia tra Cosimo e Viola.
Non si tratta di due adolescenti che si scoprono a vicenda, bensì due persone adulte, ognuna con il proprio carattere da conciliare con quello dell’altra.
Ed è proprio attraverso questo genere di esperienze che il ragazzo diventa un uomo.

Una morale rampante

Una morale rampante

Alla fine, ciò che più mi ha colpito e mi ha persuaso del fatto che non si tratti solo di un romanzo per ragazzi, è la morale che Calvino vuole raccontarci.

Cosimo sale sugli alberi come gesto di ribellione adolescenziale, ma vi rimane per una scelta consapevole: tra quei rami ha finalmente trovato la sua vita.

La ricerca di se stessi è il grande tema di Il Barone Rampante.
Cosimo non è più un bambino e, diventando adulto, sente il bisogno di sapere chi sia veramente.
Come accade a molti di noi, lo fa stravolgendo le proprie prospettive, salendo in cima agli alberi: la metafora di un’indipendenza che è il simbolo dell’età adulta.

Calvino però ci ricorda che diventare indipendenti non significa isolarsi, anzi.
Per assurdo, dal momento in cui Cosimo sale sui rami si fa più vicino che mai alle persone che vivono per terra: ascolta i loro problemi, offre aiuto e alla fine diventa una guida rispettata per la sua comunità.

Il senso di responsabilità è il vero, grande traguardo dell’età adulta.
Cosimo dedica tutta la sua vita ad aiutare gli altri e, attraverso loro, anche se stesso. Un insegnamento che di certo non troviamo nelle spericolate, ma fanciullesche, avventure di Gian Burrasca, Mowgli o Sandokan!

Il Barone Rampante è una lettura che che mi ha sorpreso come pochi libri sono riusciti a fare. E te lo consiglio.
Se lo hai già letto, prova a prenderlo nuovamente tra le mani.
Potresti scoprire che, con il passare degli anni, anche tu sei hai vissuto sugli alberi insieme a Cosimo.

Il Tempo visto da Isaac Asimov

Chi di noi non vorrebbe avere una Macchina del Tempo per poter cambiare una scelta del proprio passato? O possedere una sfera di cristallo per scoprire in anticipo cosa ci riserverà il futuro?
Sarebbe meraviglioso! Conosceremmo in anticipo le risposte degli esami e dei colloqui, potremmo evitare quel brutto incidente in moto… E potremmo sempre goderci la soddisfazione di dare la risposta giusta al momento giusto.
Ma siamo sicuri che sarebbe davvero tutto rose e fiori?

Il libro di oggi per la Popsugar Reading Challenge, La Fine dell’Eternità, vuole farci riflettere proprio su questa domanda. Con lo stile inconfondibile di Isaac Asimov, uno dei padri della fantascienza.
Se vi aspettate la Morte Nera di Star Wars o le nidiate di Alien allora siete decisamente sulla strada sbagliata. Anzi, se proprio fossi costretto a dovere fare un paragone con la fantascienza moderna, Asimov si avvicina molto di più allo stile di Black Mirror.

Prima che i puristi storcano il naso, cosa accomuna un autore del Novecento, creatore delle tre leggi della robotica, con una serie che parla di smartphone e realtà virtuale?
Entrambi vogliono farci riflettere su dove potrà condurci lo sviluppo scientifico del futuro.
E quello di La Fine dell’Eternità non è certo un futuro allegro.

Il Tempo è Relativo

Il tempo è relativo

Nel futuro immaginato da Asimov, l’uomo è riuscito a sviluppare i viaggi nel tempo.
È nata così l’Eternità, un binario che permette di viaggiare attraverso i secoli.

Questo prodigio però non è accessibile a tutti, ma solo a un gruppo di uomini accuratamente selezionati dall’infanzia: gli Eterni.
Il cui lavoro consiste nel viaggiare nel tempo per effettuare i cosiddetti mutamenti di realtà, con lo scopo di evitare gli eventi storici più disastrosi (come le guerre nucleari) e favorire quelli benefici (come le ricerche mediche).

Tra gli Eterni troviamo il protagonista della nostra storia: Andrew Harlan, appartenente alla casta dei Tecnici. Coloro che hanno il compito di individuare e realizzare il minimo mutamento necessario nel corso del tempo per ottenere lo sviluppo desiderato.

L’Eternità di Asimov ha aperto all’umanità la strada per un futuro di pace e prosperità.
Sarà davvero così?

Il Tempo è Tiranno

il tempo è tiranno

Gli Eterni sono una casta misteriosa. Coloro che non ne fanno parte sono chiamati con malcelato compatimento “Temporali” perché non hanno accesso all’Eternità e, soprattutto, sono costretti a subirne le conseguenze.

Questo è forse l’aspetto più inquietante di tutto il racconto: ogni Mutamento di Realtà operato dagli Eterni cambia il corso della storia. E di conseguenza delle persone che la vivono.
Per esempio, un uomo di una certa Realtà potrebbe non esistere più nella Realtà successiva, se a causa dell’intervento degli Eterni i suoi genitori non si sono mai conosciuti.
Se non è omicidio, di certo ci assomiglia molto. Ma agli Eterni questo non interessa: loro perseguono il Bene Superiore e con i loro Mutamenti proteggono milioni di vite.
Una o due vite cancellate dalla Storia sono un prezzo ragionevole da pagare.

Gli Eterni non sono i devoti servitori dell’umanità che vorrebbero far credere di essere. Invidie, gelosie, paranoie e complotti politici sono all’ordine del giorno nell’Eternità.
Si tratta solo di alcuni dei problemi di cui Andrew Harlan è al contempo vittima e carnefice. Una situazione destinata a esplodere quando Andrew incontra la bella Noys, della quale si innamora perdutamente.
Tanto che, pur di averla per sé, sarebbe disposto a tutto.
Anche a distruggere l’Eternità.

Il Tempo siamo Noi

il tempo siamo noi

La Fine dell’Eternità non fa parte del celebre Ciclo della Fondazione di Asimov, ma ne è un prequel e, soprattutto, contiene in sé tutti i tratti caratteristici delle opere dell’autore.

Asimov è un maestro nell’unire un racconto giallo, con colpi di scena che si susseguono fino all’ultimissima pagina (e non è un modo di dire!), con un’ambientazione fantascientifica solida e matura.

Gli Eterni sono un Deus Ex Machina benevolo ma tirannico, che soffoca ogni slancio di creatività dell’uomo. Una sorta di genitore iper-protettivo la cui protezione assomiglia molto a una gabbia dorata.
Bellissima, ma è pur sempre una prigione.

Forse il viaggio nel tempo immaginato da Asimov è ancora ben lontano dall’essere realizzato. Al contrario il messaggio su cui l’autore vuole farci riflettere è davvero, come si suol dire, senza tempo.

Tutti noi vorremmo poter impedire i brutti episodi del nostro passato o, ancora meglio, conoscere in anticipo il futuro per evitarli.
Ma questo ci priverebbe di ciò che rende tale una persona: l’esperienza.
Attraverso quegli episodi che vorremmo cancellare, in realtà siamo diventati chi siamo oggi. Imparare dai nostri errori è ciò che ci rende davvero adulti, capaci di accettare le conseguenze delle nostre azioni, e di migliorare noi stessi.

Un giorno, ci dice Asimov, raggiungeremo le stelle. Lo faremo passando attraverso innumerevoli errori che forse ci costeranno caro. Suderemo e piangeremo.
Ma alla fine ce la faremo. E sarà proprio tutta la fatica che abbiamo sopportato per arrivare al nostro traguardo che ci farà dire: “Ne è valsa la pena!”.