“Dolor y gloria”: una sinfonia di ricordi e sofferenze

Il dolore fisico di un corpo non più giovane tormentato da numerose malattie che, in simbiosi l’una con l’altra, rallentano la vita e rendono epico ogni movimento e ogni azione quotidiana.

Il dolore dell’anima dovuto alla perdita di una madre adorata e a un amore conclusosi da più di trent’anni, i cui dolci ricordi sono ancora motivo di sofferenza.

La gloria ritrovata di un regista osannato dalla critica e dal pubblico che, a causa degli spettri dell’esistenza, aveva perduto ogni speranza.

Il supplizio e una nuova notorietà sono i due poli attorno ai quali ruota Dolor y gloria, il nuovo successo cinematografico di Pedro Almodóvar.

Il registra spagnolo, autore di importanti pellicole come Tutto sua mia madre, insignito dell’Oscar come miglior film straniero nel 2000, VolverDonne sull’orlo di una crisi di nervi, Julieta e La mala educación, dirige, in questo nuovo e atteso lungometraggio, con sapiente maestria un fragile Antonio Banderas e una premurosa Penélope Cruz.

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“Una volta è abbastanza”: intervista all’autrice Giulia Ciarapica

Giulia Ciarapica è una scrittrice e book blogger marchigiana.
Originaria di Casette d’Ete, un piccolo borgo in provincia di Fermo, è laureata in letteratura italiana e filologia moderna.

Giulia, da un paio di anni, si occupa di recensioni libresche su Il Foglio e Il Messaggero, dove, grazie a una penna sapiente e un ricco vocabolario, trasporta ogni suo lettore in un fantastico viaggio tra le pagine dei romanzi di cui va a esplorare ogni singolo dettaglio.

Nel 2018, ha pubblicato un saggio, dal titolo Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove e perché. Mentre lo scorso 2 aprile è uscito in tutte le librerie il suo romanzo d’esordio, Una volta è abbastanza, edito da Rizzoli.

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I fotografi cinesi del nuovo millennio

Le origini della storia della fotografia in Cina risalgono alla stipulazione del Trattato di Nanchino del 1842 che segnò la fine della Prima guerra dell’oppio.
Il trattato prevedeva, tra le varie clausole, l’apertura di cinque porti alla residenza straniera e al commercio e la cessione di Hong Kong alla Gran Bretagna.
Così, per via della sempre maggiore presenza di cittadini britannici nella città marittima, iniziarono ad aprire i primi studi fotografici.

Durante il periodo maoista, la fotografia si trasformò in un potente mezzo di propaganda politica. Gruppi di lavoratori e scene di vita quotidiana che incarnavano i valori positivi del Partito comunista cinese furono gli unici soggetti ammessi nelle fotografie dell’epoca.
Tale situazione perdurò fino al 1976, anno in cui Mao Zedong scomparve.

Al volgere degli anni Ottanta, i fotografi, e gli artisti cinesi in generale, iniziarono ad adottare un approccio personale nei confronti delle diverse forme artistiche e nacquero i primi circoli artistici, come il gruppo Star, il gruppo Xiamen Dada e il Salone degli artisti cinesi meridionali.

Tuttavia, ancora negli anni Novanta, la fotografia non era ancora considerata una vera forma di espressione artistica, tanto che il suo insegnamento era escluso dalle accademie e dagli istituti d’arte del Paese.

Ma la fotografia in Cina era ed è in continua evoluzione e alla costante ricerca di nuovi soggetti e nuove tecniche ed è divenuta, in particolar modo al volgere del nuovo millennio, il mezzo più semplice e pratico per raggiungere un vasto pubblico, sia in suolo cinese che all’estero.

Voglio qui presentarti, Car* Quattrocchi, quattro fotografi cinesi, illustrandoti alcune delle loro opere più famose e proporti, seppur brevemente, una mia lettura dei loro scatti.

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