Good girls revolt: la serie tv Amazon sui diritti delle lavoratrici

Good girls revolt è una serie tv storica di 10 episodi prodotta da Amazon, tratta dal romanzo di Lynn Povich (2013) The good girls revolt. 

Sebbene la maggior parte dei personaggi sia di fantasia, la trama si basa su fatti realmente accaduti: sessanta impiegate del settimanale Newsweek nel 1969 si rivolsero all’avvocatessa Eleanor Holmes Norton per intentare una causa contro il loro giornale, reo di non lasciarle scrivere e pubblicare articoli a loro nome, ma solo firmati dai giornalisti di sesso maschile.

New York City e i movimenti per la garanzia dei diritti civili

New York City e i movimenti per la garanzia dei diritti civili
roma.repubblica.it

Il contesto è ben descritto: ci troviamo a New York City tra dicembre 1969 e marzo 1970. Sono i primi anni della presidenza Nixon, il conflitto del Vietnam è nel suo pieno svolgimento e ormai in tutto il mondo dilagano i movimenti per la garanzia dei diritti civili.

Sono gli anni dei figli dei fiori, dei pacifisti, delle femministe, delle Pantere Nere.
Se da un lato siamo davanti alla libertà sessuale e si è appena assistito all’allunaggio, dall’altro lato ci troviamo ancora di fronte a fenomeni di discriminazione razziale e il mondo è diviso dalla Guerra fredda.

Chi deve raccontare tutto ciò è, tra gli altri, la redazione della rivista News of the Week: lì le donne possono svolgere solo la mansione di “ricercatrici”, non possono ambire al lavoro di reporter o redattore, riservati solo agli uomini.

Il tema della disparità

Nonostante le ricercatrici spesso siano più qualificate e istruite dei colleghi, il loro compito è quello di cercare le notizie, trovare le fonti, incrociare dati e abbozzare report che poi saranno lo scheletro dell’articolo vero e proprio.
Ma non è così raro che i giornalisti utilizzino paragrafi interi dei report, senza cambiare nemmeno una virgola.

Ad aumentare il senso di frustrazione delle donne, c’è anche la consapevolezza di essere pagate molto meno: rimarranno scioccate (e noi con loro!) nello scoprire a quanto ammonta la disparità.

Le protagoniste di Good girls revolt

Le protagoniste di Good girls revolt
npr.org

Mentre i personaggi maschili sono appena abbozzati, a parte un paio di eccezioni, quelli femminili sono ben caratterizzati e tutti diversi l’uno dall’altro.

Ci sono:

  • Patti Robinson, la brillante e carismatica ragazza dai capelli rossi. Uno spirito libero che non vuole sottostare alle convenzioni sociali; ha una relazione con Doug, uno dei redattori, ma è anche molto attratta da Finn, il direttore. Ama il suo lavoro ed è dotata, per cui soffre più di altre all’idea di non veder pubblicati i suoi articoli;
  • Jane Hollander, la ragazza di buona famiglia, un po’ snob, ma dolce. Molto capace nel suo lavoro, ma più interessata a sposarsi con il suo fidanzato, all’inizio rifiuta l’etichetta di “donna in carriera”; quando cambia qualcosa nella sua vita affettiva, capisce di amare il suo lavoro e di doversi dedicare alla causa comune. Quando la conosce, Eleanor capisce di trovarsi di fronte a quello che dovrà essere il volto della ribellione delle ricercatrici;
  • Cindy Reston, la timida ragazza già sposata a cui il marito ha concesso un anno di lavoro prima di “allargare la famiglia”. Più di tutte subisce il fascino di Eleanor e farà scelte forse non pienamente comprensibili e condivisibili.

Alle loro storie si intrecciano quelle delle altre ricercatrici e di Eleanor, l’avvocatessa afroamericana che organizza a casa sua gli “incontri per la consapevolezza”, dove fin da subito Patti e Cindy capiranno che qualcosa non va nella loro redazione, oltre a fare delle scoperte su loro stesse.

Penso che questa discrepanza tra la caratterizzazione dei personaggi maschili e quelli femminili sia vincente: ci permette di capire come la loro battaglia sia stata trasversale, senza distinzioni di censo, etnia o ideali politici.
Alcune scene sono un po’ lente, ma nel complesso si tratta di una serie che merita di essere vista.
Ho trovato vari spunti da approfondire per comprendere meglio il contesto socio-politico, frutto degli strascichi della Seconda guerra mondiale.
Mi sono anche immedesimata nella battaglia di quelle donne e ho pensato a quanto ogni volta, nel corso della storia, spingersi oltre abbia modificato la situazione e abbia permesso al genere umano di raggiungere nuovi obbiettivi e di evolvere.

Purtroppo Amazon ha cancellato la messa in onda della seconda stagione, lasciando aperti vari interrogativi soprattutto su quelli che sono gli intrecci personali.
Peccato, io trovo la serie riuscita e curata: ho amato molti personaggi – in particolare Jane e la sua crescita nel corso degli episodi -, ho provato antipatia per altri, sono rimasta incollata allo schermo per la curiosità di cosa sarebbe successo nella scena seguente e in pochi giorni ho finito tutta la serie.

E tu hai guardato Good girls revolt?
Se la risposta è no, spero di aver instillato in te la curiosità di farlo.

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