Il femminismo al femminile nella musica italiana

Nell’immenso universo musicale, molte sono le canzoni, portate al successo da artiste e cantautrici, che trattano di violenza sulle donne, parità di genere e femminismo.

Alcune di queste canzoni sono diventate delle vere hit mondiali che tutti noi, magari di nascosto, abbiamo ballato almeno una volta. Altre ancora sono delle ballad, dalle sonorità dolci e in alcuni casi strazianti, che toccano nel profondo.
Tra questi ci sono:

  • Run the World (Girls) di Beyoncé;
  • Malo di Bebe, un’accusa nei confronti delle violenze domestiche;
  • Take My Place di Lily Allen, un pianto disperato che esplode in seguito a un aborto;
  • Renaissance Girls di Oh Land;
  • Bad Girls di M.I.A., un inno al movimento saudita Women to Drive.

Anche nel panorama musicale italiano vengono affrontate queste tematiche sociali, e con questo articolo vorrei farti conoscere quali cantanti nostre connazionali sono legate al mondo femminista.

Carmen Consoli – La signora del quinto piano

Carmen Consoli La signora del quinto piano
Via: Domani Press News.

Carmen Consoli, la “Cantantessa catanese”, nel suo più recente album di inediti, L’abitudine di tornare, parla di femminicidio e di stalking.

La signora del quinto piano denuncia tutti quegli abusi, che rimangono spesso impuniti, commessi da mariti e fidanzati nei confronti delle proprie compagne. Il brano dalla sonorità rock presenta quelle note ironiche che contraddistinguono la produzione artistica della cantautrice siciliana.

Il pitone, pochi mesi dopo la sua cattura
È tornato a vivere nel suo habitat naturale in Thailandia
La portinaia ha deciso di adottare Tino
Il mastino, un cane affettuoso e amorevole
Al quinto piano vive Matilde
Una donna scorbutica, allergica ai gatti e ai parenti

La canzone parla di un marito-stalker che quotidianamente si presenta con un martello in mano sotto la palazzina dove vive l’ex moglie, ma:

“Non v’è ragione alcuna di aver paura
Di aver paura”
Questa la conclusione dei funzionari della questura

L’epilogo, come i fatti di cronaca riportati quasi con cadenza quotidiana dai media, è tutt’altro che piacevole. La protagonista immaginaria de La signora del quinto piano è l’ennesima vittima di un femminicidio.

La signora del quinto piano
Fu ritrovata murata nel bagno
Quella lettera di un anno prima
La prova schiacciante lasciata in questura
Descriveva con precisione il rituale di sepoltura
Ma non vi era alcuna ragione di avere paura
Di avere paura

Carmen Consoli non è estranea a questi argomenti.
Già con canzoni come Geisha, Tutto su Eva, Mio zio e La dolce attesa aveva abituato il suo pubblico a testi socialmente impegnati, di accusa verso la condizione femminile del Bel Paese – che da questo punto di vista tanto bello non è –, cantando di pedofilia e dell’obbligo alla maternità.
Con La signora del quinto piano, la Consoli si scaglia contro l’incapacità delle forze dell’ordine di intervenire tempestivamente e di dare il giusto peso a situazioni che, ai loro occhi, sono cose dappoco. La signora, infatti, è costretta a ricorrere alla protezione di un pitone.

Francesca Michielin – FEMME

Francesca Michielin FEMME
Via: Rockol.

Francesca Michielin, vincitrice della quinta edizione di X Factor, in occasione dell’uscita della versione in vinile di 2640, il suo ultimo album pubblicato a novembre, ha rilasciato il singolo FEMME, un brano dance dalle sonorità elettroniche che affronta il tema del mansplaining.
Nell’introduzione, una voce in spagnolo appena udibile, come se provenisse da una telefonata intercontinentale – qui è evidente l’amore che la cantane nutre nei confronti della Bolivia –, sussurra:

Y no sé cuantas veces me han ignorado ya
No creàis que me ignoran porque no tengo razon
Porque por supuesto tengo razon
Me ignoran porque soy una mujer

Ossia: «Non so quante volte mi abbiano ignorata / Non crediate che mi ignorino perché non ho ragione / Perché certamente ho ragione / Mi ignorano perché sono una donna».

Come la Michielin ha spiegato in un post su Instagram, FEMME «è una canzone che parla di tutte quelle situazioni che noi, donne, accettiamo più o meno inconsciamente, ma che non vanno affatto bene […] A volte sono le donne stesse che si sottostimano e che pensano di valere nella misura in cui la loro bellezza fisica ed estetica è riconosciuta […] Perché una donna può essere ciò che vuole, ma solo SE lo vuole e NON se si sente costretta ad esserlo».

Il mansplaining a cui la giovane cantate veneta fa riferimento, altro non è che quell’atteggiamento paternalistico che molti uomini adottano quando spiegano a una donna un argomento di cui lei è esperta o qualcosa di naturalmente ovvio, convinti di saperne molto di più in quanto esseri pregni di testosterone.

Non farti vedere che piangi
Dopo ti prendono a calci
Non farti vedere che sbagli
Sciogli i capelli e combatti
Sei tutto quello che cerchi
Ma non solo quello che nasci
Di’ sempre quello che pensi
Sei molto più di quello che pensi

Così recita il ritornello. Un piccolo inno elettro-pop con il quale Francesca Michielin invita tutte le donne a rialzarsi, ad affermarsi e, appunto, combattere per tutto ciò in cui credono, per quello in cui eccellono e desiderano realizzare.

Levante – Gesù Cristo sono io

Levante Gesù Cristo sono io
Via: Metatron.

Gesù Cristo sono io
Tutte le volte che mi hai messo in croce
Tutte le volte che sei la regina
E sulla testa solo tante spine

Gesù Cristo sono io della cantautrice siciliana Levante, contenuto nell’album Nel Caos Di Stanze Stupefacenti, è un brano che fin dalla sua uscita ha diviso critica e pubblico, tra chi ha apprezzato e condiviso la scelta del titolo e chi, invece, ha avanzato lamentele ritenendolo inopportuno e forzato.
Una ballad ritmata che racconta del rapporto tra due amanti, uno dei quali (lui) è il carnefice e l’altro (lei) è la vittima di abusi, soprusi fisici e psicologici.

Per tutte le spine del mondo
I chiodi piantati nel cuore
Questo è il mio sangue, questo è il mio corpo
Li porto via amore

Il testo è ricco di riferimenti biblici e simbolismi religioni, grazie ai quali Levante paragona tutte le donne vittime di violenze alla persona di Cristo.
Come Cristo, queste donne vengono crocifisse, schernite per i loro “miracoli”, umiliate e, nonostante porgano l’altra guancia al loro demonio, ricevono solo sofferenza. L’uomo che queste donne hanno a fianco arriva a negare loro il paradiso in terra, ma alla fine ribellandosi a questi amori infetti possono risorgere.

Confessa che il paradiso non mi spetta
Che non mi sono genuflessa, che non mi sono genuflessa
Che, che da te risorgo 
anch’io

UNA – Mariè

UNA Mariè
Via: Billboard Italia.

UNA, torinese di nascita e bolognese di adozione e attiva nel panorama queer nazionale, pubblica nel 2018 il suo terzo album AcidaBasicaErotica in cui è contenuta la traccia Mariè, in riferimento all’attrice francese Mariè Trintignant picchiata a morte nel luglio del 2003 dal compagno, Bertrand Cantant, leader del gruppo rock Noir Désir.
Attraverso la sua storia, UNA canta il pianto di una donna fragile consapevole di non meritarsi le violenze di cui è vittima.

Non merito la tua rabbia
L’innocenza di un errore
Non merito la vergogna
Mani che fanno male
Non merito di stare all’ombra
Stare zitta e avere paura

Mariè è il nome che tutte le vittime di femminicidi portano tatuato sui lividi, sugli ematomi e sui segni delle violenze presenti sui loro corpi, un nome che per osmosi si diffonde anche sulle armi del delitto adoperate dai loro aguzzini.

Sono lividi della memoria
Diciannove colpi di cintura

Il video ufficiale di Mariè è formato da spezzoni di manifestazioni contro la violenza sulle donne che si sono tenute tra il 1972 e il 2018 in varie città, come La Spezia, Istanbul, Bogotà e New Delhi.

UNA, su YouTube, scrive: «Questo video nasce dal bisogno di esprimere l’indignazione rispetto al modo in cui i media parlano e trattano la violenza di genere. Sensazionalismo, parole fuorvianti come “delitto passionale”, “amore malato”, “perdita di controllo”, “raptus” spostano l’attenzione su un piano sbagliato e distorto. La violenza nei confronti della donna ha origine nella convinzione culturale che la donna sia gregaria dell’uomo, sia di sua proprietà […]».

Come puoi chiamarlo amore
L’amore è una carezza
Come posso chiamarti amore
L’amore unisce, l’amore non spezza

La rappresentante di lista – Guarda come sono diventata

La rappresentante di lista Guarda come sono diventata
Questa immagine è tratta dal sito Noise Symphony.

La rappresentante di lista è un duo progressive rock formatosi nel 2011 dall’incontro tra Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina. Veronica e Dario, in un’intervista alla Repubblica XL, affermano che «La rappresentante di lista ha un punto di vista plurale femminile. La nostra è una femmina che accoglie, che si prende cura, che ama. Vorremmo fosse garantita una pluralità di visioni, di generi, di idee contro un pensiero “allineato e coperto”».
Nel 2018 La rappresentante di lista ha pubblicato il suo terzo disco, Go Go Diva, in cui è contenuta Guarda come sono diventata, un manifesto rivolto a tutte quelle donne che dopo un periodo di smarrimento, di perdizione, di (auto)annientamento, sentono il bisogno di risollevarsi con le proprie forze e di superare se stesse, di risorgere.

Questo messaggio è chiaro nel ritornello della canzone, in cui Veronica, e con lei ogni donna, come un sole illumina la luna.

Guarda come sono diventata
Splendo già da un anno e non è ancora finita
Guarda, luce dei miei occhi,
la vedi la luna stanotte? Splende del mio bagliore
Guarda, mi consumo in fretta
La notte risplende e il giorno sembro il sole

 

Vorrei concludere con una semplice, ma efficace, definizione di femminista, quella proposta dalla scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie: «Feminist: a person who believes in the social, political, economic equality of the sexes».

E tu, Quattrocchi, conosci altre canzoni italiane che trattano di queste tematiche sociali?Lascia pure un commento con il tuo suggerimento musicale.

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