I segreti di Gideon Falls

Un mistero con radici profonde, l’atmosfera agghiacciante di un paesino nella campagna americana intrecciato a una metropoli immersa nella sporcizia, un orrore senza nome.

Se serie come True Detective o Twin Peaks sono pane per i tuoi denti, se ami Stephen King e sei alla ricerca di un pizzico di orrore lovecraftiano, Gideon Falls è la lettura che stavi aspettando.

Il fumetto, scritto dal già celebre Jeff Lemire e illustrato dalle tinte fosche di Andrea Sorrentino, approda in Italia per Bao Publishing dopo quasi un anno dalla pubblicazione per Image Comics.
La serie, ancora in corso, ha già riscosso grande successo. Ora che diventa accessibile per il pubblico italiano, è arrivato il momento di introdurti ai suoi segreti (senza spoiler, ovviamente!)

L’ambientazione e il mistero

NERO: Il mistero

Nero: le ombre nascondono segreti terribili a Gideon Falls.
Ogni capitolo ci lascia nuove domande che affondano le radici nella complessità crescente della vicenda, rendendo impossibile smettere di voltare pagina.

Sono due gli scenari che si aprono davanti al lettore.

1. La metropoli

Palazzi che svettano in mezzo a vicoli sommersi dall’immondizia, un paesaggio urbano dominato dal grigio.
Il senso di soffocamento e isolamento reca echi che ricordano Seven di Fincher.

Il contrasto che si crea tra l’ufficio pulito e arioso di una psicologa e il covo spoglio e angusto di uno dei protagonisti, Norman, non fa che acuire il senso di distanza e ingiustizia sociale che permea i grandi conglomerati urbani.

2. Il paese

Un insieme di case circondate da campi sterminati il cui colore dominante è l’oro del grano.
Eppure è un oro slavato, così come il cielo che acquisisce una tonalità color ruggine, privandoci del contrasto vivido con l’azzurro che spesso si scorge nelle campagne.

Una comunità piccola nella quale uno degli edifici più distintivi è la chiesa, fedele alla tradizione delle cittadine americane nate durante il processo di colonizzazione. Comunità che tendono a essere coese ma soprattutto isolate, gelose dei propri segreti e pronte a soffocarli in favore di un’apparente normalità.
È proprio questa la Gideon Falls che offre il nome al titolo.

Il famigliare si fa orrore: il fienile

A unire le due ambientazioni è un’apparizione agghiacciante: un fienile, un semplice edificio che punteggia il profilo di ogni paesaggio campestre. La cui visione è accompagnata da improvvisi episodi di violenza.

Una premessa degna dei romanzi di Stephen King, in cui il famigliare si fa orrore: It che indossa i panni di un pagliaccio per attirare le giovani prede, il fido Cujo trasfigurato in una figura da incubo, la femminilità di Carrie che si fa maledizione.
Solo che questa volta la famigliarità è contagiata dal mistero che si nasconde dietro una porta chiusa.

Lovecraft era un maestro nel creare quelli che oggi definiamo orrori cosmici, entità che a differenza di quelle di King sono lontane anni luce dal nostro immaginario. Che non fanno alcuno sforzo per camuffarsi e diventare famigliari, tanto da condurre alla follia chi le osserva.
Il fienile di Gideon Falls coniuga questi due aspetti dell’orrore, il famigliare e l’ignoto, mostrando solo il guscio esterno di un nucleo che resta nascosto.
Un mistero che attira lettori e personaggi come il canto di una sirena, affascinante e fatale al tempo stesso.

Se la premessa e l’intreccio narrativo hanno debiti verso grandi maestri dell’orrore, è lo strumento visuale del fumetto a veicolarli in maniera perfetta.
È un caleidoscopico gioco di inquadrature quello che ci accompagna a Gideon Falls.
La telecamera ruota, immerge il lettore in un Upside-Down che ricorda Stranger Things, mentre la doppia ambientazione della metropoli e del paesino sperduto tra campi di grano forma un gioco di specchi.

Ma l’esperienza non si limita a una visione cinematografica, anche se potente.
Le tavole si frammentano, fedeli rappresentazioni dello stato mentale turbato dei personaggi, veicolando le informazioni nella stessa maniera con cui vengono percepite dagli attori della scena.
Il colore rosso ci guida attraverso la narrazione, illumina e collega indizi, fungendo da filo conduttore e diventando il simbolo del mistero che sta al cuore della vicenda: il fienile.

Il tratto di Sorrentino mostra e al tempo stesso nasconde, come nelle stupende prime pagine che dal paesaggio ricalcano lineamenti umani, mimetizzandoli in un intreccio di strade o nel volo degli uccelli. Così anche i volti dei personaggi appaiono sfocati, delineati da pochi tratti confusi, e il paesaggio semplice acquisisce profondità tramite un ventaglio ristretto di colori.

Come nei migliori horror e gialli, in Gideon Falls la tensione è sempre perfetta, e questo si estende al crescere del mistero e alla sua risoluzione.
Ogni nuova domanda è accompagnata da una risposta a un enigma precedente, mentre gli indizi nascosti nella narrazione invitano il lettore a indagare per conto proprio e a cercare soluzioni.

Tutto è coerente, nulla è forzato.

I temi della violenza e della sopraffazione

ROSSO:I temi della violenza e della sopraffazione

Rosso: sangue, pericolo, paura.
Gideon Falls non è per deboli di stomaco, ma l’orrore non assume mai un tono gratuito o voyeuristico.

La violenza è connessa alla natura umana, un retaggio legato all’istinto di sopravvivenza, una pulsione che la società odierna tenta di soffocare tramite multiple valvole di sfogo.
È diventata inconciliabile col nostro nuovo stile di vita, ma non è mai stata sconfitta.
Come molte altre opere precedenti, Gideon Falls indaga questo tema inseguendolo attraverso le due ambientazioni – metropoli e paese.

Le piccole comunità rurali possiedono una loro memoria, un retaggio trasmesso per via orale le cui tracce sono nascoste nella terra stessa. Piccoli indizi che ricordano un passato ormai alieno, un mosaico di animali in gabbia, macelli, sangue e polvere.
Le case sono isolate sul ciglio dell’ignoto, che sia un campo di grano o le ombre di un bosco.
Scenari che serie come True detective ci hanno insegnato a conoscere bene, dove l’isolamento, la segregazione e il disagio possono essere la culla di eventi terribili.

Nella metropoli invece la violenza prende nuove forme.
La sopraffazione dei più deboli passa per l’abuso di potere, che sia politico o garantito da una divisa, o ancora dal prestigio sociale.
I palazzi torreggianti diventano le pareti di un labirinto dal quale è impossibile fuggire, un luogo in cui si è sempre esposti allo sguardo e al giudizio altrui. Un ambiente soffocante e claustrofobico.

Il male diventa la colonna portante della narrazione: sono le mani dell’uomo a compiere gli atti più terribili.
Non c’è una facile assoluzione per il genere umano.

I personaggi

BIANCO: I personaggi

Bianco: i volti umani sono spettri pallidi contro un mondo oscuro.
È un affresco di personaggi vari quello che popola Gideon Falls, articolandosi a poco a poco in una comunità multiforme.

Fin dalle prime pagine siamo introdotti ai due protagonisti principali, diversi eppure accomunati da molte imperfezioni. Non è un mondo adatto agli eroi.

Vittime e carnefici spesso assumono lo stesso volto, tutto dipende da come guardiamo lo svolgersi degli eventi. L’unica certezza è che sia impossibile uscire immutati dai traumi della vita, e i personaggi lo sanno bene.
Ciascuno di loro convive con il peso dei propri fallimenti.

Ad accompagnarci per le strade della metropoli c’è un uomo vittima della propria ossessione, che lo spinge a rovistare instancabile tra i rifiuti della città e a catalogare in maniera maniacale i piccoli, preziosi ritrovamenti.
Si tratta di Norman (forse un omaggio a Psycho), anche lui quasi un archetipo del genere. Sappiamo poco della sua vita, la sua storia si dipana di pagina in pagina come un gomitolo pieno di nodi, ma è lui il visionario dotato di una connessione speciale con il mistero al cuore della vicenda.

Dall’altra parte abbiamo un prete, inviato nello sperduto paese di Gideon Falls dal suo superiore. Un uomo disilluso, stanco, ormai anziano e coinvolto suo malgrado nel vortice degli accadimenti.
Un’occasione per trovare redenzione, oppure l’ennesimo scherzo del destino?
Una figura che insegue la lunga schiera di uomini la cui fede viene testata nei modi più crudeli, come Callahan di Le notti di Salem.

Gideon Falls si configura come un omaggio ai padri del suo genere, restando sempre fresco e originale. Un fumetto intrigante, colmo di richiami e capace di coinvolgere chiunque sia appassionato al genere.
L’unico difetto (vogliamo chiamarlo così?) è che non sia ancora completo!

Nell’attesa di nuovi numeri, perché non mettersi in pari coi capolavori di Stephen King, per ritrovare un pizzico di quell’atmosfera horror da provincia americana?
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