Handwriting Day: 4 curiosità sulla scrittura

Per chi non lo sapesse, il 23 Gennaio è l’Handwriting Day, la ricorrenza dedicata alla scrittura a mano e alla calligrafia.

Certo, nell’era dei personal computer e degli smartphone la scrittura a mano non se la passa molto bene e di certo non mi sfugge l’ironia di scrivere questo articolo grazie a una tastiera!
Ma è sempre stato così?
Naturalmente no: la scrittura ha accompagnato l’umanità fin dal passato più remoto e oggi voglio festeggiarla con voi, proponendovi 4 curiosità sulla sua importanza nel corso della Storia.

1. La Fine dei Dinosauri: stilo e tavolette

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Codice di Hammurabi, Pinterest

Certo, conosciamo tutti la storia del meteorite, ma forse non tutti sanno che gli storici fanno corrispondere il passaggio dalla Preistoria alla Storia proprio con l’invenzione della scrittura.

La civiltà inizia proprio con una penna… pardon, uno stilo in mano.

Parliamo di una bazzecola come il 3300 avanti Cristo.
A quell’epoca, non c’era la carta e neppure il famigerato papiro: i nostri antenati in Mesopotamia scrivevano su quello che i fiumi Tigri ed Eufrate offrivano loro, ossia tavolette di argilla.

Purtroppo, gli Assiri non erano un popolo molto fantasioso: i reperti dell’epoca ci mostrano i prototipi dei registri contabili!

2. Un Impero di Parole: arrivano le “caroline”

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Scrittura carolina, Associazione calligrafica italiana

Gli Assiri hanno inventato la scrittura, ma se oggi mettessimo mano alle loro tavolette di argilla ci capiremmo ben poco. Dobbiamo attendere quasi tre millenni prima di assistere alla nascita del nostro alfabeto latino.

Come lascia intendere il nome stesso, il nostro alfabeto deve ai Romani, se non la sua nascita, sicuramente la sua diffusione.
Si sa, i Romani erano gente pragmatica e non si può costruire un Impero se le persone da un capo all’altro non riescono a intendersi. Un problema risolto proprio dal nostro alfabeto.

Secoli dopo, di questa lezione fece tesoro nientemeno che Carlo Magno.
Anche il Sacro Romano Impero aspirava a unire le genti di tutta Europa che, dopo le invasioni barbariche, era diventata un caos di popoli, culture e lingue: capirsi era più di un lusso, era una necessità senza la quale l’Impero non sarebbe mai stato davvero tale.

Ma dove i Romani diffusero il loro alfabeto con le guerre e i commerci, Carlo Magno lo fece attraverso i suoi intellettuali.
Non solo: è a lui che dobbiamo l’introduzione delle lettere minuscole, non a caso chiamate anche “caroline”.
Ti stupirà sapere che l’alfabeto di Carlo Magno è, salvo poche eccezioni, uguale al nostro!

3. La Rivoluzione di Gutenberg: la conoscenza è per tutti

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Gutenberg Memorial, Frankfurt Tourism

È il 1455 e da quel momento il mondo non sarà più lo stesso: Johannes Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili.

“Ma non stiamo celebrando l’Handwriting Day? Cosa c’entra la stampa con la scrittura a mano?”

Buona domanda.
Per rispondere, dobbiamo ricordare che fino ad allora la maggior parte delle persone non sapeva nè leggere nè scrivere.

Dagli scribi egizi agli amanuensi carolingi, la scrittura era il tratto distintivo di una vera e propria casta, che sapeva sfruttare questo suo privilegio per garantirsi benefici irraggiungibili per la gente comune.

Senza rendersene conto, Gutenberg inventa uno strumento che non demolisce soltanto la scrittura a mano, ma soprattutto chi la deteneva tra le proprie mani come un tesoro da custodire gelosamente.
Una consapevolezza che si andrà diffondendo in Europa a macchia d’olio, fino a infiammarsi con Martin Lutero che, con le sue 95 tesi contro la Chiesa Cattolica, segnerà un punto di non ritorno: la conoscenza non è più in mano (!) a pochi.

Un brutto colpo per la scrittura, ma un trionfo per la lettura.
Difficile credere che queste due attività non siano sempre andate d’accordo, vero?

4. Ma Oggi?

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Photo by OVAN, Pexels.com

Dalla sua invenzione sulle sponde dell’Eufrate fino al sogno di un Impero universale di Carlo Magno, la scrittura ha forgiato la nostra civiltà forse più di quanto noi abbiamo fatto con lei.

In effetti, se guardiamo alla scrittura a mano di oggi, ci verrebbe da pensare che non siamo stati esattamente dei figli diligenti: tra smartphone e Word, la scrittura a mano sopravvive in striminziti post-it oppure negli sgradevoli recinti dei compiti in classe.

Sono in molti oggi a preoccuparsi per il futuro della scrittura a mano.
Lo stesso Handwriting Day è stato voluto dalla Writing Instrument Manifactures Association per impedire quella che viene presentata quasi come una nuova estinzione!

Forse bisognerebbe aggiungere che questa associazione è composta da aziende che producono strumenti per scrivere, ma non voglio sminuire le loro buone intenzioni.

Tuttavia, non mi trovo d’accordo con questi timori.
Senza dubbio la scrittura a mano è molto ridimensionata nella sua importanza, e forse lo sarà ancora di più nel futuro.
Ma non credo che questo sia un male.
Scrivere a tastiera è comodo e ci permette di diffondere i nostri pensieri a velocità e distanze altrimenti impensabili. Sostenere il contrario significa nascondere la testa sotto la sabbia e negare una rivoluzione che è già in atto da parecchio tempo!

Dobbiamo rassegnarci alla fine della scrittura a mano?
Non esageriamo!
La scrittura a mano ha ancora molto da dire… pardon, scrivere!
Una tastiera è veloce ed efficiente, ma inchiostro e penna hanno ancora un fascino intramontabile.
Non so tu, ma io ho sempre pensato che non ci sia nulla di più personale, quasi intimo, di scrivere una lettera a mano. È un modo per fare nostre le parole in un modo che la tastiera semplicemente non sa trasmettere.

Scrivere a mano forse non è più un’attività per i registri contabili.
D’altronde, tra i Sumeri e noi sono trascorsi più di cinquemila anni!
Lasciamo che, dopo tante fatiche, la scrittura a mano riposi sugli allori di tutte quelle parole che, per un motivo o per l’altro, vogliamo che siano nostre, e nostre soltanto.
Ecco, questo sì che sarebbe un bel Handwriting Day!

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