Sopravvivere al pranzo di Natale: “Creiamo cultura insieme”

Ciao Quattrocchi,

ci ho pensato molto a come avrei potuto presentarti il libro Creiamo cultura insieme di Irene Facheris.
La cultura è il tubino nero di Chanel, il prezzemolo dei tuoi piatti: in qualsiasi occasione, dona. Ma come ben sai, durante il conto alla rovescia con gli occhiali il tema principale deve essere il Natale.

Dopo anni di esposizione a film natalizi e commedie, ho capito che se i protagonisti di quelle storie avessero avuto per le mani Creiamo cultura insieme, si sarebbero risparmiati bisticci e fraintendimenti.
E a noi, forse, sarebbero arrivati meno film banali e dalle trame sempre identiche.
Poi durante la maratona di Il Filomas Redathon ho letto Un Natale in giallo della Sellerio Editore e ho capito che a Natale la serenità non è così scontata…

Ho anche pensato di dedicare questo recensendo anche a Harry Potter, citato da Irene dalla prefazione alla conclusione.
Un personaggio impulsivo, a cui tutti hanno detto almeno una volta di prestare attenzione anche a cosa dicevano gli altri.

Ecco, se perfino Harry, che ha sconfitto Voldemort, avrebbe dovuto leggere questo libro, è tuo dovere fare altrettanto.
E credo sul serio possa aiutare a sopravvivere al pranzo di Natale.

Semplicità, capacità di ascolto e comunicazione

Semplicità, capacità di ascolto e comunicazione

Creiamo cultura insieme non è un romanzo, fa parte di una saggistica giovane e fresca che di solito vedo associata ai temi del marketing.

Un punto positivo su cui mi sono interrogata spesso: perché quando si parla di argomenti complessi si tende a usare un linguaggio complesso?
E poi: marketing, social e copywriting vengono narrati in forma semplice perché dall’altra parte c’è qualcuno che ascolta i suoi lettori o perché sono considerate materie di serie B? Che di conseguenza possono usare un linguaggio più semplice?

Questo saggio è stato la prova del nove.

Ho sempre pensato che per parlare di argomenti complessi ci sia bisogno di semplicità, che non è sinonimo di superficialità o leggerezza, e di una grande capacità di ascolto.
Guarda un po’ sono il punto da cui Irene inizia la costruzione dell’intero discorso.

In parte per la sua formazione universitaria e per le esperienze di lavoro online svolte su YouTube, Irene ha portato questi due elementi in un saggio che tratta argomenti davvero complessi: provare interesse verso il punto di vista altrui, ascoltare e non giudicare.
E proprio perché ha fatto sue semplicità e capacità di ascolto, Irene è riuscita nell’arte della comunicazione.

Creiamo cultura insieme e il pranzo di Natale

Creiamo cultura insieme e il pranzo di Natale

Ma il fidanzatino? E la fidanzatina?
E come sei messo con gli esami? E la laurea quando?

Se anche tu hai subito almeno una di queste domande, allora buon Natale.
Siamo sullo stesso albero.
Purtroppo, però, queste domande sono solo la punta dell’iceberg.
Con così tante persone riunite attorno a un tavolo i diverbi sono dietro l’angolo.

La discussione senza litigio e senza offese è uno scambio di punti di vista, il mezzo con cui è possibile fare cultura a partire dall’ascolto dell’altro.
A volte però mi sembra impossibile, a volte sento che l’unica cosa da fare è attaccarmi con chi se ne esce con idee che trovo assurde.

Ecco perché per il timore di una discussione, a tavola non si dovrebbe parlare di un sacco di cose. Politica e religione sono solo i due macro-gruppi in cui finiscono tanti altri argomenti.
Questo perché la religione è radicata nella nostra quotidianità, così come la politica rispecchia parte delle nostre opinioni e credenze. Siamo noi e parlano di noi, quindi non è così strano sentirsi presi in causa quando viene attaccata la persona che abbiamo votato o il credo che professiamo.

Ma se ci sedessimo a tavola con un altro spirito?

Il rispetto e altre cose belle

Il rispetto e altre cose belle Creiamo cultura insieme

In un certo senso, si tratta proprio dello spirito natalizio: rispettare il prossimo e capire che le emozioni sono sacre, come ripete Irene nel corso dei capitoli. Dieci, per la precisione, che arrivano a riempire un centinaio di pagine.
Un altro punto a favore di questo libro: gira ancora il falso mito secondo cui  i saggi debbano essere tomi di mille pagine per poter dire qualcosa.
Una sciocchezza, dal momento che molto spesso mi è capitato di leggere libri lunghissimi nei quali i concetti continuavano a ripetersi senza portare nulla di nuovo.

Il fatto che si tratti di un saggio breve lo rende ancora più vicino a tutti.
Irene è stata concisa, è arrivata dritta al punto e all’occasione ha ripreso le parti più complesse per chiarirle, così da portare avanti il discorso in modo fluido e senza produrre strani giri di parole.

Insomma, il mio consiglio natalizio è di leggere questo libro. E magari di regalarlo alla persona con cui vorresti avere uno scambio sano di punti di vista.
Non è il classico saggio, Creiamo cultura insieme riesce a parlarti perché ti offre una visione più ampia su bisogni ed emozioni. Ti mette di fronte alla consapevolezza di non essere l’unico a sentirsi giudicato, e come giudicare a priori comporti solo porte chiuse.

Ah! Quasi dimenticavo: il mio Expecto Patronum sarebbe uno scoiattolo dal pelo rosso-arancione.
Con gli occhiali ovviamente.
Il tuo?

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