A book about a heist: la Pista Caravaggio

Parlo di nuovo di gialli a cavallo fra le epoche e scelgo la voce a book about a heist della PopSugar Reading Challenge, perché il punto centrale della trama è proprio una rapina finita male: un morto, un ferito e un’icona scomparsa.

Ecco le premesse della Pista Caravaggio di Iain Pears, un libro che mi ha sorpreso sempre di più mano a mano che ho proseguito la lettura. I gialli nel mondo dell’arte mi intrigano facilmente, ma questo ha quel tocco speciale che mi ha tenuta in sospeso fino alla fine.

Qual è l’opera che scompare?

Mafonna

Ci troviamo in un piccolo monastero sul Colle Aventino, a Roma, il quale custodisce un’icona ormai dimenticata ma che in passato è stata al centro della devozione popolare: si tratta di un’Hodigitria, cioè una Madonna che regge il Bambino nella mano destra, e anticamente si credeva che quella del piccolo monastero sull’Aventino avesse poteri miracolosi.
Ma non è questo il dipinto importante, ovviamente, no?
Quello davvero degna di nota è il presunto Caravaggio su cui il rinomato restauratore americano Dan Menzies sta operando nello stesso monastero!

Ecco, il primo elemento che mi ha colto quasi alla sprovvista è stato proprio quale opera scompare.

L’interesse per il movente

L’indagine che ne segue non è tanto concentrata sul “chi”, ma soprattutto sul “perché”, che affonda le proprie radici nel 1453, quando Costantinopoli cadde in mano ai Turchi e la prima Hodigitria originale, dipinta dal vero da San Luca, fu messa in salvo via mare prima del saccheggio della città.

Di questa parte storica racchiusa nei meandri dell’archivio del monastero si occupa Jonathan Argyll, ex mercante d’arte di poco successo, oggi professore di storia dell’arte e futuro marito della principale protagonista della vicenda, Flavia di Stefano, agente del Nucleo investigativo per la tutela del patrimonio culturale, la quale, per la prima volta, si trova a dover risolvere il nuovo caso nel minor tempo possibile, a causa delle pressioni da parte dei burocrati dei “piani alti”.

La critica sociale e la “anti-Miss Marple”

Marple

La critica sociale accompagna tutta la narrazione e non risparmia nessuna categoria: Chiesa, Polizia, Carabinieri, politica.
L’autore mette in luce i principali difetti delle alte sfere, che puntualmente ricadono sull’operato della gente comune, dalla domanda di trasferimento in Africa di Padre Paul, che vuole tornare nella sua terra natale per mettere a frutto il suo spirito missionario, all’operazione di cattura di un sospettato in collaborazione tra Flavia, poliziotta, e Alberto, suo compagno di indagine anche se carabiniere, che diventa un’occasione per i capi delle forze dell’ordine per dispiegare un numero non necessario di agenti armati in una inutile manifestazione volta solo a suscitare grande clamore.

Contemporaneamente, si insinua nell’ombra la controversa figura di Mary Verney, ex ladra d’arte ormai in pensione. Incensurata, mai accusata e mai catturata, più impunita di Lupin III e casualmente a Roma proprio nei giorni del famigerato furto. Eppure, è una delle figure con cui Flavia si troverà a dover collaborare più spesso, anche perché, al di là del suo controverso passato, si tratta una donna colta e gradevole.
Una sorta di anti-Miss Marple.

Personaggi ambivalenti e quindi più veri

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Tutti i protagonisti del romanzo sono così, ambivalenti, ed è questo che li rende verosimili: nessuno è totalmente buono, nessuno fa sempre la scelta giusta e tutti, in un modo o nell’altro, risultano amabili proprio per questa loro imperfezione.

In alcuni casi, questa ambiguità dà il destro all’autore per distribuire i colpi di scena lungo la narrazione.
In realtà, la trama funziona fondamentalmente secondo il principio di Sherlock Holmes:

«Eliminato l’impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità.»

Il lettore ha tutti gli elementi per ricostruire la storia, sfilano davanti ai suoi occhi uno per uno, ma è difficile metterli insieme!
E quella che sembra una grande rivelazione, ci si rende conto che in realtà è la conclusione più logica, ma Pears è stato così abile da nasconderla in piena vista.

Un romanzo per chi ama l’arte, l’avventura e l’introspezione…
Dopo averlo letto, entrare in un museo d’arte non sarà più lo stesso!

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