3 letture femministe dal Giappone

3 letture femministe dal Giappone

Buongiorno Quattrocchi!

Quanto mi è mancato scriverti, raccontarti “nero su bianco” i miei pensieri, le mie riflessioni.
Settembre ha fatto capolino dopo un’estate social, che speriamo ti sia piaciuta.
Abbiamo colto anche l’occasione per pubblicare qualche video sul canale IGTV e condividerlo sulla pagina Facebook. Un esperimento che non ci dispiace, ma promettiamo di migliorare!
Anzi se ti viene qualche idea sugli argomenti da trattare in video, scrivilo in un commento qua sotto o inviaci una mail dall’area contatti 😉

Dopo questa più o meno breve premessa, ecco cosa prevede il menù del rientro: una collaborazione con Bossy, la comunità femminista che va oltre gli stereotipi e combatte le disuguaglianze.
Quest’anno Bossy ha avviato la campagna #leimeritaspazio, tramite la quale si vogliono riconoscere le capacità, la temerarietà e il ruolo delle donne nella storia.
Ecco quindi 3 letture femministe dal Giappone scritte da donne che spero possano ispirarti, farti riflettere e guardare con occhio nuovo non solo la figura femminile, ma anche una società diversa dalla nostra.

1. La raccolta di racconti NO GEISHA

no_geisha

Questo primo consiglio è pensato per Irene, e per tutti quelli che come lei leggono un libro per volta e amano variare.

No geisha è una raccolta di racconti pubblicata in Italia da Oscar Mondadori nel 2008.
Sono passati dieci anni, e la figura della donna nel Giappone del Duemila è ancora in bilico, poco conosciuta e valutata.

Come suggerisce il sottotitolo, con questi racconti si viene a conoscenza di 8 modi di essere donna nel Giappone di oggi.
Un vero e proprio inno al femminismo oltre oceano, che mostra come la donna abbia guadagnato le sue libertà, ma delle quali non può godere davvero.

Dalla giovane donna che continua a sognare un uovo, in L’uovo infecondo di Hasegawa Junko, ossessionata da una maternità che non arriva perché single.
Condizione che la fa sentire instabile, che rimette in discussione il suo ruolo anche nella società.
Proprio come accade alla protagonista di Le labbra del figlio, scritto da Uchida Shungiku. Ma questa volta la protagonista è madre e moglie. Due ruoli che non bastano a definirla come persona.

Come viene già detto nella prefazione, i racconti presentano parti anche molto esplicite, dalle tinte dure.
La sessualità e il sesso fanno parte della nostra intimità, ma vengono anche percepiti come tabù. In modo particolare se legati alla figura femminile.
Ecco quindi che con questi racconti la donna si libera di uno strato di pelle sociale, che la tiene ingabbiata in uno stereotipo. Così ben costruito da controllarle la quotidianità.

2. Grotesque di Natsuo Kirino

Grotesque di Natsuo Kirino

Una scrittrice dalla parola forte, che riempie le sue narrazioni di dettagli, a volte anche macabri. Una scrittura senza veli, che parla soprattutto di donne e violenza.

Parlo di Natsuo Kirino, una delle autrici giapponesi contemporanee più famose a livello mondiale.
In un’intervista ha messo i puntini sulle “i” dichiarando che i suoi libri non sono affatto come quelli di Haruki Murakami, ossia adatti a tutti.
E come darle torto?

Natsuo Kirino è conosciuta per i suoi romanzi gialli, thriller, a volte paragonati al genere horror. Non sono adatti a stomaci delicati, ma aprono la mente su una società che secondo l’autrice vuole schiacciare chi è debole.

Questo l’ha spinta a scrivere del “sesso debole” in un modo diverso, aggressivo. Alle donne protagoniste dei suoi romanzi fa vivere una vita al limite, e nel frattempo ne traccia i caratteri ribelli o anche solo egoisti, cosa che non ci aspettiamo dalla cultura giapponese.

In Grotesque entriamo nella mente, nei ricordi, di queste tre donne. Due delle quali, Yuriko e Kazue, prostitute trovate assassinate.
Per tutto il romanzo riviviamo i momenti di una vita passata, di come la prostituzione si sia insinuata nella vita di queste donne. E di come la sorella di Yuriko, la voce principale della narrazione, ne giudichi ogni passo.

In questo romanzo si ha l’occasione di ampliare la visione sul problema del corpo e della prostituzione in età adolescenziale, che troviamo descritti in alcuni dei racconti di No Geisha. E un ruolo quasi da protagonista viene lasciato alla “bellezza quasi sovrannaturale” di Yuriko, che apre la porta dell’importanza estetica all’interno della cultura giapponese.

Natsuo Kirino non si è mai definita femminista, ma i suoi romanzi sono impregnati di messaggi contro gli stereotipi. Porta alla luce un rapporto uomo-donna poco sano, che arriva a compromettere anche quello tra donna e donna.

Soprattutto, fa riflettere come le donne di questo romanzo siano definite grottesche, perché sfruttano il loro corpo e arrivano a compiere atti di perversione ed eccessi, nel tentativo di raggiungere la propria indipendenza.

3. Kitchen di Banana Yoshimoto

Kitchen di Banana Yoshimoto

E arriviamo alla terza lettura, Kitchen di Banana Yoshimoto.
È con questo breve romanzo (neanche 150 pagine) che ho iniziato ad apprezzare l’autrice, diventata molto famosa in Italia per il suo stile narrativo, tra il sogno e la realtà.

Kitchen per me è una lettura femminista a tutto tondo, con la quale posiamo uno sguardo sia sul ruolo della donna sia su quello dell’uomo nella società giapponese.

Con questo suo esordio, Banana Yoshimoto è riuscita a rielaborare lo stile degli shoujo-manga, fumetti per ragazze in età adolescenziale.
Una delle caratteristiche degli shoujo è quella di giocare con l’ambiguità: molto spesso si viene a scoprire nella narrazione, o addirittura solo alla fine, che il protagonista in realtà è una ragazza.
Una strategia narrativa che racconta di come sia dura essere prese sul serio se si è ragazze, al pari della difficoltà della crescita. Con tutti i cambiamenti che derivano dal passaggio ragazza-donna.

In Kitchen, però, accade proprio l’opposto: il padre di Yuuichi, amico della protagonista, è ora madre. Una figura fondamentale, a tal punto da far decidere all’uomo di rinunciare al suo ruolo di padre, perché meno importante.
Una critica non troppo velata alla società giapponese, che ha posto la donna al centro della casa, un destino non concepibile per l’uomo-lavoratore.

 

Bene Quattrocchi, queste sono le 3 letture femministe dal Giappone da cui ti consiglio di iniziare. Non ho accontentato i tuoi gusti?
Allora lasciami un like e vedrò di tornare con nuove letture femministe!

Non scordarti di iscriverti al blog e alla newsletter per restare sempre aggiornato, e prendi parte anche tu all’iniziativa di #leimeritaspazio: parla delle donne che ti ispirano, vicine o lontane che siano, e racconta cosa ti ha incantato della loro vita.
Noi ci vediamo la prossima settimana!

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