Saw l’Enigmista nell’antica Roma

Per la voce The next book in a series you started della Popsugar Reading Challenge, leggo Ludus in Fabula di Danila Comastri Montanari. Ho già parlato del senatore Publio Aurelio Stazio, che nella Roma dell’imperatore Claudio non si accontenta di rimanere nell’otium della sua ricchezza all’interno della sua principesca domus sul Viminale o di ostentare il proprio rango insieme agli altri quiriti che si riuniscono in Senato per discutere di niente, mentre il vero potere è nelle mani dei liberti dell’imperatore.

senato

No, Aurelio studia la filosofia di Epicuro, ma la sua vita è tutt’altro che tranquilla, poiché la sua indole lo spinge ad intrecciare relazioni segrete e pericolose con le matrone dell’Urbe e ad interessarsi di ogni mistero in cui si trova invischiato, con grande disperazione dei suoi servitori più fedeli: Castore, alessandrino furbo e mentitore (che giura la propria onestà su Ermes, dio dei ladri) perché sa che sarà mandato in giro per la città ad indagare a proposito di morti ammazzati di cui non gli interessa niente; e Paride, l’intendente della domus, superstizioso, preciso e sempre preoccupato, che vorrebbe che il padrone si comportasse da patrizio come si deve.

roma

In quest’ultimo romanzo Aurelio si occupa di dipanare la trama di un gioco diventato celebre in tutta la città, presentatogli dalla sua migliore amica, l’abbondante Pomponia, la matrona più alla moda dell’Urbe e la più informata su tutti i pettegolezzi più recenti. Si è sparsa la voce che qualcuno lasci degli indizi in giro per le strade, l’uno collegato all’altro; non si sa come tutto questo sia iniziato ma tutti i partecipanti sono convinti che condurrà ad un grande tesoro.

Adulti e bambini di tutte le classi sociali si adoperano per seguire i suggerimenti, chi nella speranza di trovare la ricompensa finale, chi per inserirsi all’interno degli ambienti della Roma bene, tutti manovrati dal grande orchestratore della caccia, che si nasconde nell’anonimato. Ma cosa accade se gli indizi cominciano a diventare macabri, come una mano mozzata o il corpo esanime di un ragazzino?

Anche se l’idea di un “grande gioco” ricorda quello dell’associazione italiana dei fan di Conan Doyle, “Uno Studio in Holmes”, il ludus in questa narrazione funziona piuttosto come un social network: collega persone diverse, provenienti da luoghi ed ambienti differenti, per non parlare dell’estrazione sociale. Ciascuno, con i propri mezzi e le proprie capacità, esprime il proprio pensiero affannandosi nella frenetica ricerca della notorietà. Questo non ci stupisce, dato che l’autrice è una grande frequentatrice di Faceboook, del quale si serve per rimanere in contatto diretto con i suoi fan e con loro discutere di attualità e letteratura.

Anche questo romanzo è denso di citazioni, come è consuetudine dell’autrice che le sparge lungo le pagine come tributo alle sue passioni e come sfida ai lettori: questa volta ne ho riconosciute, ad esempio, da Star Trek, dal Trono di Spade e, ovviamente, da Sherlock Holmes, ma nell’intera collana ne ricorrono anche da opere di Shakespeare e molte altre ancora. Sta a noi trovarle.

tyrion

Di diverso rispetto agli altri romanzi c’è che in questo i toni sono a tratti più cupi e, talvolta, malinconici. Roma sembra stia lentamente perdendo il suo splendore e il senatore teme di sentire il peso degli anni, anche se l’indagine è condotta con il solito ritmo serrato che si conclude con il rovesciamento finale di tutte le carte in tavola.

Il sogno del senatore Stazio è andare via un giorno, per raggiungere la terra lontana al di là dell’Indo da dove proviene la seta, ma spero accada il più tardi possibile, poiché penso che abbia ancora tanto da raccontare! Infatti riprendere Ludus in Fabula dopo aver conosciuto l’intera serie è stato come ritrovare un amico di lunga data, pronto a condividere aneddoti straordinari. E poi non si suole forse dire che gli uomini brizzolati acquistano fascino?

Holmes

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