Il Tempo visto da Isaac Asimov

Chi di noi non vorrebbe avere una Macchina del Tempo per poter cambiare una scelta del proprio passato? O possedere una sfera di cristallo per scoprire in anticipo cosa ci riserverà il futuro?
Sarebbe meraviglioso! Conosceremmo in anticipo le risposte degli esami e dei colloqui, potremmo evitare quel brutto incidente in moto… E potremmo sempre goderci la soddisfazione di dare la risposta giusta al momento giusto.
Ma siamo sicuri che sarebbe davvero tutto rose e fiori?

Il libro di oggi per la Popsugar Reading Challenge, La Fine dell’Eternità, vuole farci riflettere proprio su questa domanda. Con lo stile inconfondibile di Isaac Asimov, uno dei padri della fantascienza.
Se vi aspettate la Morte Nera di Star Wars o le nidiate di Alien allora siete decisamente sulla strada sbagliata. Anzi, se proprio fossi costretto a dovere fare un paragone con la fantascienza moderna, Asimov si avvicina molto di più allo stile di Black Mirror.

Prima che i puristi storcano il naso, cosa accomuna un autore del Novecento, creatore delle tre leggi della robotica, con una serie che parla di smartphone e realtà virtuale?
Entrambi vogliono farci riflettere su dove potrà condurci lo sviluppo scientifico del futuro.
E quello di La Fine dell’Eternità non è certo un futuro allegro.

Il Tempo è Relativo

Il tempo è relativo

Nel futuro immaginato da Asimov, l’uomo è riuscito a sviluppare i viaggi nel tempo.
È nata così l’Eternità, un binario che permette di viaggiare attraverso i secoli.

Questo prodigio però non è accessibile a tutti, ma solo a un gruppo di uomini accuratamente selezionati dall’infanzia: gli Eterni.
Il cui lavoro consiste nel viaggiare nel tempo per effettuare i cosiddetti mutamenti di realtà, con lo scopo di evitare gli eventi storici più disastrosi (come le guerre nucleari) e favorire quelli benefici (come le ricerche mediche).

Tra gli Eterni troviamo il protagonista della nostra storia: Andrew Harlan, appartenente alla casta dei Tecnici. Coloro che hanno il compito di individuare e realizzare il minimo mutamento necessario nel corso del tempo per ottenere lo sviluppo desiderato.

L’Eternità di Asimov ha aperto all’umanità la strada per un futuro di pace e prosperità.
Sarà davvero così?

Il Tempo è Tiranno

il tempo è tiranno

Gli Eterni sono una casta misteriosa. Coloro che non ne fanno parte sono chiamati con malcelato compatimento “Temporali” perché non hanno accesso all’Eternità e, soprattutto, sono costretti a subirne le conseguenze.

Questo è forse l’aspetto più inquietante di tutto il racconto: ogni Mutamento di Realtà operato dagli Eterni cambia il corso della storia. E di conseguenza delle persone che la vivono.
Per esempio, un uomo di una certa Realtà potrebbe non esistere più nella Realtà successiva, se a causa dell’intervento degli Eterni i suoi genitori non si sono mai conosciuti.
Se non è omicidio, di certo ci assomiglia molto. Ma agli Eterni questo non interessa: loro perseguono il Bene Superiore e con i loro Mutamenti proteggono milioni di vite.
Una o due vite cancellate dalla Storia sono un prezzo ragionevole da pagare.

Gli Eterni non sono i devoti servitori dell’umanità che vorrebbero far credere di essere. Invidie, gelosie, paranoie e complotti politici sono all’ordine del giorno nell’Eternità.
Si tratta solo di alcuni dei problemi di cui Andrew Harlan è al contempo vittima e carnefice. Una situazione destinata a esplodere quando Andrew incontra la bella Noys, della quale si innamora perdutamente.
Tanto che, pur di averla per sé, sarebbe disposto a tutto.
Anche a distruggere l’Eternità.

Il Tempo siamo Noi

il tempo siamo noi

La Fine dell’Eternità non fa parte del celebre Ciclo della Fondazione di Asimov, ma ne è un prequel e, soprattutto, contiene in sé tutti i tratti caratteristici delle opere dell’autore.

Asimov è un maestro nell’unire un racconto giallo, con colpi di scena che si susseguono fino all’ultimissima pagina (e non è un modo di dire!), con un’ambientazione fantascientifica solida e matura.

Gli Eterni sono un Deus Ex Machina benevolo ma tirannico, che soffoca ogni slancio di creatività dell’uomo. Una sorta di genitore iper-protettivo la cui protezione assomiglia molto a una gabbia dorata.
Bellissima, ma è pur sempre una prigione.

Forse il viaggio nel tempo immaginato da Asimov è ancora ben lontano dall’essere realizzato. Al contrario il messaggio su cui l’autore vuole farci riflettere è davvero, come si suol dire, senza tempo.

Tutti noi vorremmo poter impedire i brutti episodi del nostro passato o, ancora meglio, conoscere in anticipo il futuro per evitarli.
Ma questo ci priverebbe di ciò che rende tale una persona: l’esperienza.
Attraverso quegli episodi che vorremmo cancellare, in realtà siamo diventati chi siamo oggi. Imparare dai nostri errori è ciò che ci rende davvero adulti, capaci di accettare le conseguenze delle nostre azioni, e di migliorare noi stessi.

Un giorno, ci dice Asimov, raggiungeremo le stelle. Lo faremo passando attraverso innumerevoli errori che forse ci costeranno caro. Suderemo e piangeremo.
Ma alla fine ce la faremo. E sarà proprio tutta la fatica che abbiamo sopportato per arrivare al nostro traguardo che ci farà dire: “Ne è valsa la pena!”.

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