V per Vendetta dalla graphic novel al film

Una data, un film: V per Vendetta

“Dimmi, che giorno è oggi Evey?”
“Ehm… Il 4 Novembre?”

“Non più ormai… Ricorda per sempre il 5 Novembre, il giorno della congiura delle polveri contro il Parlamento. Non vedo perchè di questo complotto nel tempo il ricordo andrebbe interrotto”

Per chi non avesse riconosciuto questo scambio di battute, si tratta di una citazione presa da V per Vendetta, film del 2005 e ambientato in un lontano (ma forse non troppo) 2027, in una distopica Inghilterra caduta nelle mani di un partito di estrema destra che presenta molti connotati comuni al nazismo: xenofobia, omofobia, militarismo e, soprattutto, un totale controllo dei mezzi dell’informazione.
Questa egemonia, però, deve fare fronte a una minaccia interna assai peculiare: un uomo misterioso che, indossando la maschera che vedete nell’immagine, risveglia la coscienza dei cittadini inglesi per scatenare una vera e propria rivoluzione.
Il suo nome è, semplicemente, V.

V per…?

V per Vision Parola di Quattrocchi

Ma cosa significa V?
Il titolo cerca di darci una prima risposta, ma durante il film ci verrà ricordato che V non indica solo una lettera: simboleggia anche il numero 5 romano.
Lo stesso numero che indicava la cella del campo di concentramento nella quale il nostro protagonista mascherato è stato a lungo imprigionato. La stessa data nella quale si festeggia la Guy Fawkes Night in Inghilterra.

Guy Fawkes… chi?

Il 5 novembre 1605 un certo Guy Fawkes tentò di fare esplodere il Parlamento inglese per uccidere l’allora re Giacomo I. L’attentato però venne scoperto per tempo e Guy Fawkes venne giustiziato.
Da allora, nel Regno Unito ogni 5 novembre si ricorda questo episodio (passato alla storia come la “Congiura delle Polveri”) bruciando manichini con le fattezze di Guy Fawkes.
Insomma, questo Guy Fawkes non è stato certo un eroe: anzi, oggi lo definiremmo senza dubbio un terrorista. Può sembrare strano allora che da un esempio negativo si sia riusciti a trarre un eroe positivo come quello che è il protagonista del film V per Vendetta.

Prima del film, la graphic novel

Londra di sera

Il fatto è che V non nasce come protagonista di un film, ma come personaggio di una graphic novel.
V per Vendetta è un’opera del genere politico distopico scritta da Alan Moore e disegnata da David Lloyd. Le premesse sono le stesse del film, ma lo sviluppo narrativo è molto diverso.
L’Inghilterra è ancora nella morsa del partito pseudo-nazista, ma la stessa società ci viene descritta come corrotta e decadente: prostituzione, violenza e traffici illegali sono i temi con i quali Alan Moore ci introduce nel suo Regno Unito.
La differenza più grande, tuttavia, sta proprio nel protagonista.
V non è un giustiziere che combatte per difendere i deboli e gli oppressi. È un anarchico che ha giurato vendetta agli uomini che gli hanno rovinato la vita, un uomo prigioniero del suo passato e intrappolato in una gabbia di follia che egli stesso battezza come “la Galleria delle Ombre”, un luogo decisamente più inquietante del rifugio accogliente che ci viene presentato nel film.
Inutile a dirsi, il finale del fumetto è molto diverso rispetto a quello del film… e dal sapore decisamente più amaro. Non voglio rivelare nulla, ma posso consigliarvi la lettura dell’opera di Moore se non l’avete già provata: nel suo genere è una pietra miliare.

Una maschera nel web

La maschera di V per Vendetta nel web

In effetti, non si può negare che V abbia lasciato un segno nell’immaginario collettivo e non solo.
Forse avrete sentito parlare del gruppo Anonymous, la comunità di informatici che si è data l’obiettivo di fare “giustizia” nel selvaggio mondo di Internet.
Inutile a dirsi, il simbolo di Anonymous è la maschera di V.
I riferimenti al personaggio di Alan Moore si possono trovare anche nel panorama politico italiano e, più in generale, ovunque vi sia la volontà di dare voce a una protesta contro i “potenti”, chiunque essi siano.

Il significato di V oggi

La maschera di V per Vendetta

Questa lunga vichyssoise verbale (citazione dovuta) ci riporta alla domanda fatta a inizio articolo: V per…?
V è l’eroe di un film, ma è anche l’antieroe di una graphic novel. È simbolo di protesta, ma è anche strumento politico.
Ma allora, cosa significa oggi V per Vendetta? Contro chi, o cosa, sentiamo il bisogno di vendicarci?

Per provare a trovare la risposta a questa domanda, forse il film può esserci di aiuto. In una scena che consacra V come “eroe del popolo” vediamo centinaia di persone marciare sul Parlamento inglese indossando la maschera di Guy Fawkes. Un gesto pacifico, ma il suo significato è perfino più esplosivo di quanto accadrà inevitabilmente pochi minuti dopo. Eppure, senza quella maschera indosso e l’esempio dato dal protagonista, quelle stesse persone avrebbero continuato a vivere in una dittatura, chiudendo un occhio davanti ai suoi soprusi.
Davvero basta una maschera a smuovere una coscienza? No, e non è quello che cerca di dirci il film.
Una maschera, però, può diventare qualcosa di più: può diventare un simbolo.
Può racchiudere in sé angosce e frustrazioni che chiedono di essere sfogate all’esterno.
È quello che accade nel film… ed è quello che è accaduto anche tra noi.

V è diventato un simbolo di protesta. Non importa davvero contro chi o cosa. Chi indossa la maschera di Guy Fawkes oggi vuole fare sentire la sua voce di oppresso (vero o presunto che sia) contro i potenti. Banche, governi, multinazionali e via dicendo, c’è davvero posto per tutti!

La cosa interessante resta come da terrorista di un’Inghilterra distopica, V per Vendetta sia stato elevato a rango di simbolo universale di protesta.
Chissà se Alan Moore se lo sarebbe mai immaginato!
Quando venne intervistato sull’argomento, dichiarò:

I was also quite heartened the other day when watching the news to see that there were demonstrations outside the Scientology headquarters over here, and that they suddenly flashed to a clip showing all these demonstrators wearing V for Vendetta Guy Fawkes masks. That pleased me. That gave me a warm little glow.

La forza di un volto coperto

La forza del gruppo per non sentirsi soli

Una maschera per nascondere il proprio volto e rivelare i propri intenti: sembra un paradosso. Invece è esattamente questa la sua forza: quando il singolo si priva della propria identità personale per unirsi a una folla visivamente uguale a lui, diventa molto più forte di quanto sarebbe mai potuto essere da solo. E la sua protesta si intensifica, diventa immediatamente percepibile dagli altri.
La maschera di Guy Fawkes non è solo un modo per dire: “Basta!”. È anche e soprattutto un modo per dire: “Non sono solo”.
Un effetto dirompente.
Ed è stato lo stesso V ad avvisarci di quella che diverrà la sua sorte quando, nel film, pronuncia la celebre citazione shakespeariana:

Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni.

 


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