Chester Bennington e la nostra giovinezza

È successo già da qualche giorno, eppure la notizia continua ad echeggiare sul web come le ultime note di un concerto epico: Chester Bennington, il cantante dei Linkin Park, si è tolto la vita. Da un’infanzia sofferta a causa di abusi, dalla lotta alla dipendenza da alcool e droga, dall’impegno per realizzare una carriera nella musica sono scaturite le note che lo hanno reso famoso. Poi, lo scorso maggio, la morte del collega e caro amico Chris Cornell, il cantante dei Soundgarden che, a sua volta, si è suicidato.

Le voci che si sono levate di conseguenza sono state innumerevoli: quelli che hanno espresso sincero cordoglio e quelli che si sono sentiti in dovere di biasimare il gesto di Chester senza, spero, essersi mai trovati in una simile condizione psicofisica (…sorvoliamo!). Ed io, ora, non pretendo certo di scrivere parole migliori di chi ha seguito i Linkin Park più a lungo e più a fondo, ma so cosa significa perdere il proprio mito.

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30 anni in un secondo senza polvere magica!

Adoro le commedie, quelle alla La verità è che non gli piaci abbastanza, giusto per intenderci.
Mi piacciono perché parlano della quotidianità, di quelle cose “semplici” che tutti abbiamo vissuto o potremmo vivere e che fanno sorridere. E poi sono film leggeri che mi rilassano, a voi no?

In ogni caso, mentre tornavo dalle vacanze, un pensiero fugace mi ha attraversato la mente: una settimana non basta, dura poco più di un secondo. È bastato questo per farmi tornare alla mente il film del 2004 con Jennifer Garner protagonista: 30 anni in un secondo.
Lo avete visto?

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