Pubblicità insolite… e dove trovarle.

Oggi voglio condividere con voi un pensiero ricorrente:
quanta pubblicità assorbiamo ogni giorno?

Ebbene fermatevi a pensare alla vostra giornata tipo: al mattino quando andate al lavoro o all’università utilizzate la macchina e ascoltate la radio? Forse prendete il treno e osservate i cartelloni lungo la ferrovia? Che dire invece della metropolitana e delle stazioni? In tutti questi luoghi incontrate “casualmente” un fenomeno pubblicitario, come ad esempio una voce che suggerisce gli acquisti da fare per essere più felici o che senza quell’oggetto la nostra vita non potrà mai essere migliore di com’è.
L’incantesimo di un profumo, il lusso di un’automobile, il destino epico di uno scommettitore, sono tutti linguaggi usuali del settore pubblicitario; mentre alcuni potrebbero sostenere che queste siano vere e proprie strategie volte a catturare l’attenzione, vi invito a riflettere e a domandarvi: differiscono davvero così tanto l’una dall’altra?

Se pensiamo ai programmi radiofonici e alle frequenti interruzioni tra un discorso (o un brano musicale) e l’altro, ci renderemo conto che la televisione non differisce molto. Nel primo caso è una voce squillante accompagnata spesso da un motivetto accattivante ( jingle in gergo tecnico) a spezzare il ritmo e a irrompere sulla scena; nel secondo invece è l’uso dei colori, della luce e delle pose plastiche assunte dalle modelle (o più raramente dai modelli) a rendere tutto più appetibile. In fin dei conti però non è il contenuto da solo che costituisce la strategia, quanto il numero di occorrenze. Sono le ripetizioni ad assicurare il ricordo, talvolta martellante, di uno spot e del messaggio che trasmette. Sono sempre le ripetizioni a evidenziare la marca o il modello di un oggetto e, infine, a suscitare passione e attaccamento o distacco e repulsione per esso.
Si potrebbe dire che le molteplici strategie pubblicitarie convergano verso un’unica macro-strategia: il logoramento. Il messaggio è fatto per essere amato oppure odiato, ma in definitiva verrà riproposto ancora e ancora e, infine, sarà ricordato.

A questo punto potreste già essere sul piede di guerra, rievocando alla mente tutti quei fastidiosi momenti in cui la pubblicità ha interrotto il vostro programma preferito mentre eravate in pausa pranzo, o quanto la canzone che vi aveva messi di buon umore ha ceduto il passo a quella fastidiosa voce che pubblicizza mobili (siete in macchina, a cosa mai potranno servirvi i mobili?!). Non disperate e, soprattutto, non infervoratevi. La soluzione è a portata di mano.
Che ci crediate o no i pubblicitari, persone tutt’altro che prive di fantasia, si sono accorti del problema da tempo e, vedendo ignorata la pubblicità convenzionale, hanno deciso di correre ai ripari. Il risultato?

Guerrilla marketing.

Una strategia pubblicitaria il cui scopo non è quello immediato di vendere un prodotto (o di generare il bisogno di quel prodotto), ma quello di far conoscere la marca e il suo impegno nel sociale, la sua non-convenzionalità o la sua ironia, in sostanza il suo essere diverso, fuori dal coro. Dal momento che noi stessi, ormai esausti dal mare indistinto di pubblicità che incontriamo e schiviamo ogni giorno, siamo portati a credere che in fin dei conti è tutto uguale, magari mi piace, magari no, le agenzie pubblicitarie si sono “stancate” di sgomitare per arrivare prima delle altre al nostro cospetto e coglierci in un giorno di benevolenza.
Che cosa sfrutta questa strategia? Come al solito vi invito a ragionare sul nome, e presto vi accorgerete che guerrilla (“guerriglia” in italiano) è una parola del gergo militare che indica la sorpresa, l’imboscata. Ebbene sì, si tratta di vere e proprie imboscate allo spettatore; alcune si svolgono per le strade, sui treni o gli autobus, e in tutti quei luoghi fisici in cui viviamo la nostra quotidianità. Altre invece avvengono in luoghi virtuali quali Internet e la televisione (più raramente la radio). Tutte mirano a stupire, emozionare e svanire nuovamente nel tessuto dal quale sono emerse.

Date uno sguardo a questa breve collezione.

Alcune di queste occorrenze sono a dir poco dissacranti, altre sono di cattivo gusto o piene di malizia. Tutte però esercitano una forza d’impatto che in un istante colpisce lo spettatore e lo disorienta (come dimostrano gli appena 5 secondi di apparizione che il video riserva a ognuna).

E queste?

Queste sono le cosiddette ambient advertising, cioè quelle occorrenze che sono ben mimetizzate nel tessuto urbano e che lo spettatore metabolizza semplicemente vivendo la quotidianità.

Ora ditemi, non vi piacerebbe imbattervi più spesso in occorrenze come queste e in meno delle solite, noiose, e talvolta massive, vecchie pubblicità?

 

Curiosi di conoscere il dietro le quinte della guerrilla marketing? Lasciate like e commenti all’articolo, qui o sui social, e presto ci sarà un seguito!

 

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