Logan: l’eroico congedo di una saga

Finalmente è uscito nelle sale l’attesissimo Logan, il nuovo film a tema X-men dedicato a quello che negli ultimi anni è uno dei personaggi Marvel più amati dal pubblico. Già dal titolo (che fa riferimento al nome proprio, non al soprannome da battaglia) il film si caratterizza come diverso da tutti i precedenti e se ne discosta. Infatti chi si è recato al cinema con l’idea di andare a vedere il solito cinecomic probabilmente è rimasto deluso: Logan è un film dai toni molto più malinconici e violenti, la finzione da ambientazione fumettistica è messa da parte in favore del realismo che ha portato il film a essere addirittura vietato ai minori di quattordici anni. Ciò è dovuto al fatto che viene messo in scena il vero effetto degli artigli di Wolverine, in tutta la sua crudezza, la quale, tuttavia, sembra più ricerca di catarsi che non compiacimento per lo splatter.

Sicuramente c’è molta più umanità, nel pieno senso della parola, cioè personaggi meno integri e più vulnerabili, capaci di grandi virtù tanto quanto di grandi difetti, esattamente com’è nella vita reale; si tratta, insomma, di un film più complicato e meno rassicurante.

La trama si svolge nell’anno 2029. Tutti gli X-men sono morti, sono rimasti in vita soltanto Logan, Calibano (un tracker, capace di individuare gli altri mutanti) e un novantenne professor Xavier affetto da una malattia cerebrale degenerativa. Non nascono nuovi mutanti da molti anni. I tre sopravvivono grazie al lavoro di autista che Logan svolge sotto falso nome.

Molte lacune sono lasciate all’immaginazione dello spettatore, con dettagli appena accennati, come l’incidente che ha sterminato tutti gli altri X-men, del quale si intuisce che sia l’involontario responsabile il prof. Xavier, o ciò che sta lentamente uccidendo Logan dall’interno, che gli ha provocato un calo della vista e gli impedisce di rigenerarsi efficacemente. Ciò che viene lasciato insoluto, tuttavia, non è veramente importante rispetto al punto focale: la mancata accettazione da parte di Logan dell’invecchiamento, sia il proprio, sia quello di una figura quasi paterna che ora vede lentamente svanire giorno dopo giorno. Si tratta evidentemente di un modo per mostrare al pubblico che anche i grandi eroi non sono immortali.

Il precario equilibrio viene sconvolto da Gabriela, un’infermiera latino-americana, e da Laura, la bambina che viaggia con lei. Gabriela chiede a Logan di accompagnarle in North Dakota, poiché sono inseguite da misteriosi sicari, là potranno passare il confine ed essere in salvo. Quando Gabriela viene uccisa, Logan scopre che in realtà la donna lavorava per una potente compagnia scientifica, la Transigen, che ha creato bambini mutanti in laboratorio, usando giovani donne messicane come madri-ospite, scomparse una volta nati i bambini. Lo scopo con il quale sono stati creati è farne dei super soldati, ma quando questi si sono rifiutati di combattere, il progetto è stato annullato ed è stato dato l’ordine di sopprimerli. Le infermiere hanno cercato di metterli in salvo, permettendo loro di scappare verso un luogo in North Dakota chiamato Eden. Laura è nata dal dna di Logan ed è a tutti gli effetti come lui: possiede artigli di adamantio e combatte per la propria vita come un piccolo animale selvatico.

La grande multinazionale che si occupa di esperimenti di eugenetica per eliminare o manipolare il gene mutante, con un atteggiamento dal vago sapore nazista, è un tema che accompagna gli X-men già da fumetti e film precedenti. L’omicidio e la sparizione di giovani donne latino-americane, invece, è verosimilmente ispirato ai fatti realmente accaduti a Ciudad Juarez, nel 1993.

Quando Gabriela rimane vittima dei soldati della Transigen, Logan e Laura si trovano costretti a collaborare, volenti o nolenti. E, all’inizio, il rapporto tra i due è difficile, poiché non sono in grado di comunicare tra loro (quasi materialmente, oltre che emotivamente: per buona parte del film Laura rimane silenziosa).

Le coordinate dell’ipotetico Eden sono tratte da vecchi fumetti degli X-men, dove Wolverine ancora viene raffigurato con la tuta gialla, e Logan non crede esista, ma si sbaglia. Ecco, dunque, che si sviluppa lentamente la tematica della fiducia da costruire tra genitore e figlio, e la necessità di dare importanza a ciò in cui crede un bambino, fosse anche un logoro albo illustrato, poiché è sempre possibile imparare da lui.

Ma più ancora che con la novità di essere padre e con una vicenda che, all’inizio, non gli sembra sua, Logan si trova a combattere contro sé stesso. Letteralmente. Infatti, dopo il fallimento del progetto dei bambini, la Transigen ha sviluppato un altro super soldato mutante e, questa volta, non si rifiuta di combattere; si tratta di un clone di Logan, modellato sul suo istinto più selvaggio, sulla sua rabbia, sulla sua aggressività, su tutto quello che Logan ha scelto di non essere, grazie anche all’aiuto del prof. Xavier. La lotta metaforica con sé stesso, invece, è quella durante la quale Logan sceglie di non abbandonare Laura e gli altri X-bambini, di tornare indietro e aiutarli a passare il confine, di difenderli.

Il film si conclude sull’inquadratura di una croce fatta con bastoncini di legno, che viene poggiata su un lato da Laura, in modo che vada a formare una X.
X simbolo degli X-men. X simbolo, forse, di una saga che si chiude lasciando aperto l’inizio a un’altra possibile. Sicuramente, simbolo dell’eredità che viene lasciata a quei bambini mentre corrono in salvo, loro, che sono il futuro.

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