Topolino o Paperino?

Lo stress del lavoro inizia nel momento in cui lo si cerca, ma parleremo in un altro articolo degli ostacoli che (a volte) i social sembrano divertirsi a creare; per oggi concentriamoci sull’atteso e temuto colloquio di lavoro.

Prima o poi, sperando sempre nel prima, anche lui arriva, e in svariate forme: telefonico, via skype e face to face. Durante questi colloqui ci viene chiesto se siamo all’altezza del ruolo per cui ci proponiamo e perché, se siamo contenti dei nostri risultati scolastici, che lavoro fa nostro padre, il cognome da nubile della trisnonna da parte di madre e chi preferiamo tra Topolino e Paperino.

Forse della trisnonna non ci chiederà mai niente nessuno, ma l’ultima domanda non solo è possibile, ma è stata realmente posta.

D’istinto  sapevo che la risposta corretta, o ritenuta tale, era Topolino: equilibrato, ottimo amico, instancabile lavoratore (sul serio, quanti mestieri ha svolto Topolino?), affidabile in tutto e per tutto (non a caso ha un cane, Pluto, come animale domestico e il suo migliore amico è Pippo, cane antropomorfo). Al contrario lo scontroso Paperino, senza un quattrino, senza arte né parte, non può che essere la risposta errata.

Ed è qui che ci si sbaglia.

Paperino è sfortunato, quello che ha se l’è guadagnato col sudore, perché lo Zio che si ritrova, il caro Paperone, non gli fa vedere il becco d’un quattrino, per restare in tema paperi, nonostante abbia addirittura una piscina di soldi (tutti sogniamo di tuffarcisi, nella speranza di non rimanerci secchi nello schianto ovviamente).

Non si sa bene se ha una sorella o un fratello, certo è che gli vengono lasciati in custodia tre giovani pulcini, i famosi Qui Quo e Qua (ve li ricordate i colori corrispondenti?), che non ha cresciuto così male visto che fanno parte delle giovani marmotte: sono rispettosi, vanno bene a scuola e come tutti i bambini si divertono a fare impazzire il loro tutore.

Ha una fidanzata, Paperina, con cui è sempre molto romantico e della quale rispetta l’indipendenza. Paperino riconosce anche i suoi limiti, ma non per questo ne approfitta: avrà pochi soldi, ma non per questo invade casa di lei, e nemmeno la chiede in moglie, conscio dell’impegno.

Non scordiamoci che Paperino è un po’ il Batman dei poveri: la notte indossa maschera e mantello e si trasforma in Paperinik a bordo della sua mitica 313 modificata da Archimede e quindi conosciuta come 313-X. All’inizio le sue intenzioni erano quelle di vendicarsi dei torti subiti, ma ben presto esce il suo lato buono e decide di combattere la criminalità a Paperopoli.

Paperino è un personaggio vero, caratteristico, e con quei lati negativi trasparenti che ai colloqui ci chiedono sempre, a volte pure in inglese: «Il tuo peggior difetto?».

Paperino non sopporta l’ipocrisia e la sfacciataggine, incarnate dal cugino Gastone, troppo fortunato, alle volte troppo finto per essere vero e in tutti gli altri casi troppo “pallone gonfiato”.

Se provate a chiedere a un Topolino i suoi difetti non ne tirereste fuori un topo dal buco (di ragni a Paperopoli non ce n’è), credetemi: si tratta di un simbolo e non si assumono simboli, ma persone.

Come Paperino.

 

E voi? Vi sentite più vicino a Paperino o a Topolino? Non preoccupatevi se vi viene da rispondere Pippo, di cui magari si potrà parlare una prossima volta.

 

 

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