Smith & Wesson

Devo ammetterlo, mi sento un po’ a disagio a scrivere di Smith & Wesson, opera teatrale di Alessandro Baricco.
Forse perchè provo una sorta di venerazione nei confronti dell’autore, forse perchè ho un innegabile debole per il teatro.
Ma ci proverò comunque. Dopotutto, a volte bisogna semplicemente chiudere gli occhi, contare fino a dieci e poi fare il grande salto in quella maledetta cascata.

Anno: 2016

Genere: Commedia

Regia: Gabriele Vacis

Tre parole per descriverla: amicizia, follia, coraggio

E sono le cascate più famose del mondo, quelle del Niagara, che fanno da sfondo a questa storia. E’ qui che troviamo Smith (Natalino Balasso), un meteorologo con un rivoluzionario metodo per predire il tempo atmosferico: la statistica.
Ed è sempre qui che, per recuperare i dati necessari al suo metodo, Smith incontra Wesson (Fausto Russo Alesi), il pescatore delle cascate. Non di pesci, bensì dei cadaveri di chi ha scelto il Niagara per suicidarsi. E sono tanti.

Abbiamo così i nostri Smith & Wesson. Sono assurdi, come tutti i personaggi di Baricco, ma sono anche tremendamente reali nella loro follia; entrambi cercano di fuggire dalla propria vita, e quale luogo migliore di uno scelto dagli uomini per morire?
Ma la vita è più brava di loro, ed ovviamente li trova comunque: questa volta nella forma di Rachel (Camilla Nigro), una giovane ragazza che sogna di essere una giornalista. E’ stata inviata per scrivere un articolo da prima pagina, ma purtroppo le cascate del Niagara sembrano il luogo meno adatto del mondo per questa impresa.
E così, Rachel ha l’intuizione che dà il via a tutta la storia: se uno scoop non si trova, si può sempre creare.
Una ragazza si è gettata dalle cascate del Niagara… ed è sopravvissuta!
Indovinate chi sarà questa ragazza?
Certo, è più facile a dirsi che a farsi. Ed è per questo che Rachel coinvolge Smith, geniale inventore, e Wesson, che conosce il letto del Niagara meglio di chiunque al mondo.

La vicenda prosegue poi con la preparazione e la realizzazione del piano ideato dai tre, fino al raggiungimento del suo degno finale. Un finale che qui non vi racconterò (non potrei rendergli giustizia) e con il quale Baricco, attraverso la voce della Signora Higgins (Mariella Fabris), coglie l’occasione per farci ridere, piangere e, soprattutto, riflettere.

Vorrei approfittare di questa recensione per farlo con voi, a quattrocchi.

Baricco ci racconta una storia ambientata nei primi anni del Novecento, ma ci sono molte analogie con i giorni nostri. E chi più di tutti le raccoglie e le incarna è senza dubbio Rachel.
Potrei spendere mille parole per introdurre questo personaggio, ma credo che come sempre quelle del suo creatore siano le migliori.
Durante lo spettacolo vi è una scena nella quale Rachel e Wesson ricevono i giornalisti accorsi da tutta l’America per raccontare del grande evento imminente. Tutto inizia con le migliori intenzioni, ma presto le domande dei giornalisti fanno perdere la pazienza alla nostra protagonista ed è così che sentiamo la frase rivelatrice.

Rachel: “Avrei potuto essere una vostra collega, invece sono il vostro lavoro”.

A differenza di tante ragazze della sua età, Rachel non è felice di essere sotto la luce dei riflettori. No, Rachel è arrabbiata: lei non voleva diventare una star di Hollywood, ma solamente una giornalista. Era chiedere molto?
Evidentemente sì. Non c’è spazio nè per i giovani nè per le donne (figuriamoci poi per le giovani donne come Rachel) e non ci si fa problemi ad ammetterlo: chi non si adatta a questa visione delle cose viene trattato come un fenomeno da circo, un pazzo. Ed è così che i giornalisti vedono la nostra protagonista, finendo per provocarne l’ira.

Un’ira che anche i giovani e le donne d’oggi conoscono fin troppo bene. Il mondo di Smith & Wesson assomiglia molto al nostro: un mondo di reality show e fashion blogger, dove chi decide di intraprendere una strada di studio ed impegno viene ostacolato in ogni modo, spesso dalle generazioni che l’hanno preceduto. “Ma chi te lo fa fare?” è una frase che molti studenti si saranno sentiti dire nel corso della loro carriera, arrivando a rivolgerla perfino a sè stessi.
E chi, nonostante tutto, decida di rimboccarsi le maniche deve pure prepararsi ad un’infinita serie di umiliazioni, esattamente come accade a Rachel nel suo incontro con i giornalisti. Oltre il danno, la beffa.

Baricco però non si limita a fare denuncia di un problema da molti conosciuto (anche se da pochi seriamente affrontato). No, Baricco fa qualcosa di più.
Smith & Wesson non parla solo di pregiudizi e di sfide impossibili; non è un racconto amaro, anzi.
Rachel non si arrende quando comprende che non troverà mai lo scoop di cui ha disperatamente bisogno: si rimbocca le maniche, dà fondo a tutta la sua folle energia realizzando quello che sarà l’evento più famoso delle cascate del Niagara.
Ecco, io credo che Smith & Wesson sia soprattutto una storia sul coraggio. Il coraggio di non arrendersi, di non chinare il capo davanti alle avversità, di sbattere la testa contro il muro nonostante tutti ci dicano che il muro è più duro della nostra testa.
“Che lo dimostri!” ci direbbe Rachel, che con la sua determinazione riesce a smuovere qualcosa in Smith e Wesson, i quali avevano perso quel coraggio e si erano semplicemente arresi al lento scorrere della vita, così simile a quel fiume lungo il quale avevano arenato le loro esistenze.

Purtroppo la maggior parte di noi non è simile a Rachel, ma a Smith e Wesson: siamo talmente assuefatti alle difficoltà che abbiamo iniziato a considerarle normali, perfino dovute.
Non siamo più capaci di stupirci (e di indignarci) se per la nostra società un calciatore merita uno stipendio milionario, mentre una ricercatrice universitaria riceve uno stipendio precario.
Ecco, io credo che tutti avremmo bisogno del coraggio di Rachel. Un coraggio che non si traduca nell’inutile distruzione di qualche tornello all’Università di Bologna (davvero pensiamo di cambiare il mondo vandalizzandolo?), ma un coraggio che ci porti a costruire qualcosa di nuovo e, se possibile, migliore.

Troviamo i nostri Smith e Wesson, troviamo le nostre cascate del Niagara e dimostriamo loro quanto valiamo. Chiudiamo gli occhi e facciamo quel salto nel vuoto.

Ovviamente, ci sono molti altri aspetti di Smith & Wesson che meriterebbero di essere raccontati, e analizzati, ma mi servirebbero altre tre recensioni per farlo. E dal momento che non riuscirei comunque a rendere giustizia allo splendido lavoro di Baricco, credo sia meglio lasciarvi con un po’ di curiosità, e l’invito a vedere a vostra volta questo ottimo spettacolo.

In alternativa, la pièce teatrale di Smith & Wesson è stata pubblicata da Feltrinelli, quindi davvero non avete scuse! Non perdetevelo!

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